Velasco non accampa scuse, ma striglia le sue ragazze: "Tanta grinta ma poca lucidità, il Brasile ha meritato di vincere"
- Postato il 25 luglio 2026
- Di Virgilio.it
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Generazione sintesi AI in corso…
C’è una frase uscita dalla bocca di Julio Velasco che nel mondo dello sport hanno preso in prestito in tanti. “Chi vince festeggia, chi perde spiega” non è soltanto un modo per provare a dare un senso compiuto a un concetto, quanto piuttosto una sintesi estrema di umori contrapposti al termine di una singola partita. Se poi la posta in palio è elevata, come lo era stamattina a Macao nella semifinale di VNL, quella stessa frase acquista ancora più valore. Ma Velasco in realtà non sente di dover spiegare nulla: per la prima volta da quando è tornato ad allenare la nazionale femminile (si, perché c’era stata una fugace apparizione dopo le 7 stagioni sulla panchina della nazionale maschile negli anni ’90) la sua Italia non disputerà una finale per l’oro, ma vivere tutto questo alla stregua di una tragedia non ha senso.
- Un time-out consegnato già alla storia
- L'ammissione del CT: "Non abbiamo giocato bene"
- "Una sconfitta che può insegnarci tanto"
Un time-out consegnato già alla storia
Velasco però il bastone (quando vuole) sa come usarlo. E alle sue ragazze qualche bacchettata stavolta s’è sentito di doverla dare. Anche a partita in corso, con quel timeout chiamato sul 7-4 Brasile nel quinto set che più di tutti ha offerto la perfetta rappresentazione di ciò che gli passava per la mente in quei momenti concitati, e tutti in salita (come gran parte della partita).
“Non siamo lucide, sentiamo la pressione. Io non posso fare niente se la sentiamo. Dobbiamo gestire il gioco con lucidità, non è che ogni palla bisogna urlare whoa, whoa, whoa… non è così, non è così che si gioca“.
Una rarità bella e buona: poche volte Velasco s’era trovato nel corso dei suoi due anni e mezzi in azzurro a dover fare i conti con una situazione di difficoltà di queste proporzioni. Timeout che peraltro è comunque servito a dare una scossa: vero è che nell’azione successiva il Brasile è salito sull’8-4, poi però l’Italia ha trovato la parità a quota 9 e ha avuto due free ball per andare avanti, entrambe però non sfruttate. Ripensandoci a freddo, il momento dove s’è decisa la partita a favore delle brasiliane.
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Al netto del ko. e delle difficoltà affrontate, rimane la sensazione di un’occasione buttata un po’ alle ortiche. Una prova sottotono della formazione azzurra che ha pagato la serata decisamente storta di Kate Antropova (appena 8 punti per lei, tolta a favore di Egonu a partire dal finale di secondo set). La stessa Egonu è andata a corrente alternata: al di là dei 16 punti finali, resta qualche errore pesante nei momenti dove non era consentito sbagliare (vedi i finali di terzo e quinto set).
“Al di là dei dettagli bisogna ammettere che loro sono state più brave”, ha spiegato lucidamente Velasco. “Al contrario, noi non abbiamo fatto una buona partita. Soprattutto in difesa e contrattacco, perché quelle volte che abbiamo difeso bene siamo riusciti a fare bene, mentre nella maggior parte delle volte abbiamo sbagliato una volta l’alzata, un’altra volta l’attacco o ci facevamo murare e nel frattempo non abbiamo trovato contromisure ai loro attacchi in diagonale dei loro posti quattro. In campo abbiamo messo sicuramente grinta, ma forse c’è stata poca lucidità per risolvere certe situazioni tecniche”.
“Una sconfitta che può insegnarci tanto”
Torna poi l’antico adagio: a volte perdere è un male necessario. “Non è un luogo comune affermare che certe sconfitte insegnano più di una vittoria, perché ritengo che prima o poi ci saremmo ritrovati in questa situazione. Adesso bisogna saper reagire e giocare una buona partita domani (contro la Cina) perché alcune cose le possiamo migliorare nell’immediato, mentre su altre bisogna lavorare ancora in ottica futura. Detto questo, con la Cina servirà una partita molto più precisa rispetto a quella giocata oggi con il Brasile”.
Che quest’anno c’ha battuto due volte, la prima a Brasilia nel giorno in cui s’è chiusa la striscia di 39 vittorie di fila (che s’era aperta dopo un ko. col Brasile), la seconda a Macao. Tutte per 3-2, perché il quinto set tra azzurre e verdeoro ormai è la regola. Ma stavolta quando più contava hanno vinto loro. Anche se forse il trucco era evidente: hanno fatto giocare le brasiliane in maglia blu e l’Italia di bianco. A confondersi in questi casi ci vuole poco…