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US Open, la rivelazione di McDonald: "Tanti tennisti giocano gli slam da infortunati solo per i soldi". Primi turni farsa?

  • Postato il 28 agosto 2026
  • Di Virgilio.it
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US Open, la rivelazione di McDonald: "Tanti tennisti giocano gli slam da infortunati solo per i soldi". Primi turni farsa?

Muovono tutto loro, da sempre e per sempre. E a chi dice che i soldi non fanno la felicità forse bisognerebbe far sapere che nel mondo del tennis ogni fine giustifica il mezzo, se l’intento è quello di portarli nelle proprie tasche. Come Mackenzie McDonald ha sapientemente fatto capire parlando con il Guardian, e spiegando che nei tornei degli slam (in assoluto i più remunerativi) in tanti accettano il rischio di giocare da infortunati, pur di prendere qualche bel soldino da portare a casa. Insomma, più che al risultato e al prestigio di essere parte di uno dei quattro major stagionali, a motivare i giocatori è soprattutto l’assegno che percepiranno una volta scesi in campo, in barba al risultato finale.

Montepremi super agli US Open: è una corsa all’oro

Le potrebbero chiamare “sconfitte indolori”, perché in fondo in certi contesti esserci è l’unica cosa che conta. A Flushing Meadows quest’anno il montepremi è schizzato sopra i 100 milioni di dollari (108, per l’esattezza), un quinto più alto rispetto all’anno passato (e quasi il doppio rispetto a due anni fa). E poco male se sul totale dei ricavi previsti dal torneo la quota si attesta al 15%, nonostante i sindacati dei giocatori chiedono che venga portata al 22% nei tornei dello slam.

Gli organizzatori hanno comunque allentato i cordoni della borsa e gli atleti hanno recepito il messaggio: è un primo passo avanti, altri ne andranno fatti, ma intanto si può giocare. Appunto, sentendo McDonald, anche se si è infortunati. “Conosco personalmente molti miei colleghi che scenderanno in campo, pur sapendo di essere seriamente infortunati”, ha raccontato al quotidiano britannico.

“Perché lo fanno? Perché il tennis è uno sport che ha dei costi fissi che vanno saldati nei tempi e nei modi, e pertanto giocare uno slam consente di coprirne tanti all’istante. Di più: i tornei dello slam sono il motore che permette a tantissimi tennisti di vivere o sopravvivere in questo mondo, perché ti accorgi della differenza quando vai a vedere gli introiti a fine competizione”.

I conti di McDonald: “Slam necessari per coprire le spese”

I dati danno ragione alla rivelazione fatta dal numero 146 del ranking ATP. Chi esce al primo turno, magari senza neppure giocare tre set per intero, si porta a casa almeno 140mila dollari. A meno che l’arbitro dell’incontro non ravvisi un comportamento chiaramente al di sotto di ciò che viene richiesto a un giocatore professionista (cioè se giochi per finta, poiché impossibilitato a farlo, o se provi fino all’ultimo a giocare in base alle proprie possibilità).

Se un atleta iscritto al primo turno rinuncia a scendere in campo, il suo compenso verrà invece diviso con quello del lucky loser che andrà a rimpiazzarlo. “Anche se oggi si guadagna più che in passato”, ha aggiunto McDonald, “ci sono comunque tanti giocatori che faticano a coprire le spese. Anche perché su quei soldi incassati poi bisogna considerare tasse e contributi, e dunque il totale finale è assai più basso.

Se giochi intorno alla 250esma posizione puoi pensare di arrivare a guadagnare 200mila dollari in un anno, e sinceramente so che sono pochi i giocatori che hanno superato il milione di euro di guadagni nell’ultima annata, meno di 100”.

Il sindacato dei giocatori pronto ad alzare la posta

L’intervista del giocatore statunitense (impegnato nell’ultimo turno di qualificazione al main draw: insomma, a caccia anche lui dei 140mila dollari “sicuri” di partecipazione…) ha riacceso i riflettori su una questione molto dibattuta negli ultimi anni, quella cioè della sostenibilità dei giocatori professionisti all’interno dei circuiti maggiori.

“Se stai bene te la giochi ed è comunque brutale, ma se ti infortuni sono guai seri. Perché stare fermi significa non poter guadagnare, oltre a perdere posizioni e quindi avere poi maggiori difficoltà a risalire quando torni a giocare. Il programma ATP Baseline (che garantisce un reddito minimo ai giocatori infortunati) ha contribuito a dare una mano nei casi più gravi, ma se scendi dalla ruota del criceto non guadagni, questa è la verità. E un atleta, anziché pensare a giocare, si ritrovare a dover fare il contabile, con tutto ciò che ne consegue”.

Autore
Virgilio.it

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