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UNICAL VOICE – L’educazione sessuo-affettiva secondo il Ddl Valditara

  • Postato il 16 giugno 2026
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UNICAL VOICE – L’educazione sessuo-affettiva secondo il Ddl Valditara

Il Quotidiano del Sud
UNICAL VOICE – L’educazione sessuo-affettiva secondo il Ddl Valditara

Il commento di Giovanna Vingelli, docente di Sociologia delle disuguaglianze di genere, esperta di Violenza di Genere e delegata delle Pari Opportunità del dipartimento di Scienze Politiche dell’Unical, sul funzionamento del Ddl Valditara sull’educazione sessuo-affettiva.


Giorno 4 giugno è stato approvato il Ddl Valditara, che regola l’insegnamento dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. La nuova legge prevede, per medie e superiori, la necessità di ottenere il consenso informato da parte delle famiglie o degli studenti stessi se maggiorenni. Rimane il divieto di trattare questi temi attraverso attività o progetti nella scuola dell’infanzia e in quella primaria.

Di seguito l’intervista in merito alla Prof.ssa Giovanna Vingelli, ricercatrice di Sociologia generale all’Università della Calabria, dove insegna “Sociologia delle disuguaglianze di genere”.

Prof.ssa Vingelli, ci può fornire un’interpretazione del Ddl appena approvato?

«Attualmente, l’Italia, insieme a Romania e Bulgaria, è tra i pochi Paesi dell’Unione Europea a non prevedere alcuna forma strutturata di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Oggi ragazzi e ragazze costruiscono in larga misura la propria educazione sessuale autonomamente, soprattutto attraverso Internet: uno spazio non regolato, nel quale continua a essere ampiamente diffusa una pornografia di matrice patriarcale, caratterizzata da rappresentazioni fondate sul dominio, sul controllo e sulla violenza nei confronti delle donne.

Inoltre, l’Italia, in quanto Paese firmatario della Convenzione di Istanbul, è sottoposta al monitoraggio del GREVIO, l’organo del Consiglio d’Europa incaricato di verificarne l’attuazione. Nel rapporto pubblicato nel dicembre 2025, il GREVIO ha evidenziato diverse criticità, sottolineando la necessità di rafforzare le azioni di prevenzione, anche attraverso interventi educativi rivolti alle giovani generazioni».

Parte dell’opinione pubblica sostiene che trattare questi argomenti dalla scuola dell’infanzia sia precoce. Lei cosa risponde?

«Le linee guida elaborate da organizzazioni internazionali prevedono linguaggi, contenuti e metodologie differenti in base all’età delle bambine e dei bambini. In numerosi Paesi europei, e non soltanto in quelli scandinavi, l’educazione sessuo-affettiva inizia già nella scuola primaria attraverso un approccio integrato, che affronta temi quali le emozioni, il rispetto reciproco, le relazioni e il consenso, con modalità adeguate al livello di sviluppo degli studenti e delle studentesse».

L’educazione sessuo-affettiva può contribuire a contrastare la violenza di genere?

«Sì, perché consente di mettere in discussione i modelli tradizionali di femminilità e mascolinità. In questi modelli, gli uomini sono spesso rappresentati come soggetti privilegiati, ma al tempo stesso vengono privati della possibilità di esprimere vulnerabilità, sensibilità e capacità di cura. La cosiddetta mascolinità egemone si fonda infatti sull’uso della forza fisica e simbolica, sull’eterosessualità normativa e sull’associazione tra identità maschile, autorità e potere.

In questo contesto, la manosfera rappresenta un fenomeno in forte crescita nell’ultimo decennio. A essa si affiancano nuove forme di violenza digitale, che si manifestano attraverso la diffusione non consensuale di immagini intime e la circolazione di deepfake realizzati mediante strumenti di intelligenza artificiale. Un’educazione sessuo-affettiva adeguata può contribuire a sviluppare relazioni più rispettose, una maggiore consapevolezza dei diritti e una cultura del consenso, elementi fondamentali nella prevenzione della violenza di genere».

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