UNICAL VOICE – House of the Dragon 3: Team Rhaenyra o team Aegon
- Postato il 14 agosto 2026
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Il Quotidiano del Sud
UNICAL VOICE – House of the Dragon 3: Team Rhaenyra o team Aegon
Un’analisi del rapporto che il fandom di House of the Dragon e Game of Thrones ha con le protagoniste femminili.
Per una volta sembrava che i fan del mondo Game of Thrones fossero tutti d’accordo. Per la maggiore schierati dalla parte del Team Neri guidato da Rhaenyra Targaryen, legittima erede al trono di House of the Dragon.
E invece, ancora una volta, con la terza stagione il fandom si ritrova diviso tra una fazione e l’altra.
Oggi, una parte di chi aveva scelto Rhaenyra ha cambiato bandiera. Ha scelto quella verde di Aegon e degli Hightower.
Le discussioni online sono sempre più piene di ex sostenitori dei Neri che dichiarano di essersi spostati verso Aegon.
C’è chi ammette di essere stato «Team Black da sempre» e di aver iniziato, quasi contro le proprie aspettative, ad amare il Team Green. Chi definisce ormai Rhaenyra «una pazza incapace di regnare». Chi continua a considerare illegittima la pretesa di Aegon, ma riconosce nel personaggio interpretato da Tom Glynn-Carney il protagonista più interessante della stagione.
Già dopo le stagioni precedenti una minoranza spettatori raccontavano di essere passati dai Neri ai Verdi per ragioni molto precise. Le decisioni “deboli” di Rhaenyra, la sua relazione con Mysaria, la percezione di una sua crescente incapacità politica o, semplicemente, il modo in cui la serie ha costruito Aegon come personaggio molto più umano e complesso rispetto al ragazzino viziato delle prime apparizioni.
SPETTATORI DIVISI
Ma perché i fan di House of the Dragon, come per Game of Thrones, si ritrovano sempre a passare dalla parte dei “villain”?
La risposta, forse, è meno legata alla politica di Westeros di quanto sembri. Anzi, risiede più in un’interpretazione patriarcale dei personaggi femminili della serie.
C’è chi infatti sostiene che Rhaenyra sia solo «il frutto di un femminismo ottuso». Ma d’altronde, l’intera storia scritta da Martin, dal Conquistatore a Daenerys, si concentra proprio su un aspetto femminista che non si può ignorare.
Rhaenyra è stata facile da sostenere quando era la ragazza che combatteva contro le regole, la figlia che voleva essere riconosciuta come erede, la madre che perdeva un figlio e soffriva in silenzio e la donna che cercava disperatamente di evitare una guerra. Aegon, al contrario, era il ragazzo ubriaco, immaturo e riluttante al potere che si ritrova incoronato quasi contro la propria volontà.
Poi i ruoli emotivi si sono complicati.
Rhaenyra ha iniziato a esercitare il potere. Aegon ha iniziato a soffrirne le conseguenze. E il pubblico ha cominciato a spostarsi.
È una dinamica interessante perché, se si osserva la storia con un minimo di distanza. Il dato politico di partenza non è cambiato. Viserys ha nominato Rhaenyra propria erede e la sua successione è stata contestata dopo la sua morte solo perché donna. Aegon rimane quindi l’uomo che siede su un trono rubato alla persona precedentemente designata come erede.
RHAENYRA “LA DELIZIA DEL REAME”
Rhaenyra viene presentata nella prima stagione come una ragazza insofferente alle regole. Consapevole del proprio ruolo e poco incline ad accettare i limiti imposti dalla sua posizione.
È la figlia ribelle di Viserys, quella che cavalca la draghessa Syrax senza l’aiuto dei Custodi dei Draghi. Colei che durante la caccia viene scelta dagli dèi attraverso l’apparizione del cervo bianco e che non sembra disposta a rinunciare facilmente a ciò che considera suo.
È anche una giovane donna che si concede libertà che, per una principessa Targaryen, hanno un peso tutt’altro che marginale. Frequenta i bordelli, tradisce il marito e sposa Daemon contro il volere di buona parte del regno.
La Rhaenyra della prima stagione è dunque orgogliosa, irrequieta e determinata. Una figura che, almeno inizialmente, appare molto più vicina alla sovrana combattiva raccontata da George R. R. Martin in Fire & Blood.
Crescendo, il personaggio nella serie cambia rotta. La morte di Viserys, le gravidanze, i lutti e il crescente peso della responsabilità politica trasformano Rhaenyra.
La serie sceglie di mostrarla progressivamente più prudente e diplomatica, sempre più orientata alla ricerca di una soluzione che possa evitare la guerra civile. Anche quando, dall’altra parte, Aegon, Aemond e gli Hightower rendono ogni possibilità di compromesso sempre più remota.
RHAENYRA “LA CRUDELE”
Poi arrivano l’incoronazione di Aegon, l’usurpazione del Trono e l’uccisione del figlio Lucerys da parte di Aemond con la draghessa Vaghar.
Eppure Rhaenyra continua a essere rappresentata come una sovrana estremamente controllata.
Qui la distanza dal libro diventa più evidente e a tratti anche più spinosa per il proseguo.
La serie costruisce una protagonista molto più esitante. Una donna che, persino dopo aver subito perdite devastanti, continua a interrogarsi sulla possibilità di evitare il conflitto.
Fino a quando il dolore non diventa impossibile da contenere.
La morte del figlio Jacerys, la guerra del Gullet, i tradimenti e la progressiva distruzione della propria famiglia spingono Rhaenyra verso una versione del personaggio più vicina a quella raccontata nei libri. Esasperata, arrabbiata e disposta a utilizzare il proprio potere con maggiore durezza.
E paradossalmente, è questa trasformazione ad aver diviso il pubblico.
La Rhaenyra accusata per lungo tempo di essere troppo passiva, troppo diplomatica e poco incisiva rispetto a quella della prima stagione, nel momento in cui comincia finalmente a reagire, viene accusata di essere diventata crudele.
Non sorride più. Ha perso la luce negli occhi. Non cura più Syrax. E arriva persino a costringere Helaena a mangiare quando la sorella traditrice sembra voler lasciarsi morire.
La trasformazione di Rhaenyra, quindi, non può essere letta soltanto come una degenerazione morale. È anche il ritratto di una donna che, dopo aver cercato a lungo una soluzione diplomatica, viene progressivamente consumata dalla guerra.
LA DONNA CHE NON PUÒ REAGIRE
Ed è qui che entra in gioco uno dei temi più ricorrenti nell’universo di George R. R. Martin: il rapporto tra potere, genere e violenza.
In Fire & Blood e A Song of Ice and Fire, le donne vengono continuamente giudicate all’interno di un sistema nel quale il potere è prevalentemente maschile.
Rhaenyra non è un’eccezione.
Il percorso di Daenerys, quello di Cersei, quello di Alicent e quello di Helaena mostrano, in modi differenti, quanto il comportamento femminile venga sottoposto a parametri diversi.
A una donna è concesso essere forte, ma fino a un certo punto. Può essere determinata, purché non diventi spietata. Essere arrabbiata, purché la sua rabbia rimanga comprensibile. Può vendicarsi, purché non superi una determinata soglia.
Quando quella soglia viene oltrepassata, il personaggio rischia di perdere rapidamente la simpatia del pubblico. E qui si trova una delle contraddizioni più pesanti della reazione a Rhaenyra.
Aegon può essere crudele e continuare a essere percepito come carismatico. Aemond può commettere atrocità e conservare una parte enorme del proprio fascino. Daemon può essere violento, impulsivo e responsabile di alcune delle decisioni più discutibili della storia e continuare a essere celebrato come uno dei personaggi migliori della serie.
Rhaenyra, invece, sembra dover dimostrare continuamente di meritare il diritto di essere arrabbiata.
È una dinamica che ricorda quanto accaduto con Daenerys in Game of Thrones. Per anni il suo personaggio è stato accettato perché subiva senza avere reazioni troppo esagerate. Quando le hanno tolto tutto e la ferocia è diventata incontrollabile, il giudizio è cambiato radicalmente.
Rhaenyra sta attraversando una fase simile. Ma comprendere la sua trasformazione non significa giustificarne ogni scelta.
GLI ERRORI DI RHAENYRA
Rhaenyra sbaglia. E alcuni dei suoi errori sono evidenti anche senza ricorrere a letture particolarmente indulgenti.
La fiducia in Mysaria, per esempio, è uno dei punti più discutibili della sua gestione del potere. Rhaenyra si affida alla cosiddetta «larva bianca», ne accetta la collaborazione e le concede una fiducia che si rivelerà pericolosa. Ancora più ingenua appare la decisione di lasciarla andare.
Anche la questione dei figli di Corlys Velaryon e della loro legittimità viene gestita dalla serie in maniera problematica. Il rifiuto di affrontare apertamente la questione della paternità e il modo in cui questa viene trasformata in una questione politica contribuiscono a indebolire la posizione della regina.
È necessario, però, distinguere ancora una volta tra libro e serie.
Queste dinamiche appartengono soprattutto alla costruzione televisiva del personaggio e non trovano in Fire & Blood una corrispondenza.
La serie aggiunge conflitti, esitazioni e scelte che servono a rendere più complessa la protagonista, ma che finiscono anche per allontanarla sensibilmente dalla Rhaenyra raccontata da Martin.
RHAENYRA NON È PIÙ FACILE DA AMARE
Alla fine, il punto non è stabilire se Rhaenyra sia diventata buona o cattiva. È diventata una donna diversa. Una donna che ha perso figli, famiglia, sicurezza e, progressivamente, anche la convinzione che la diplomazia possa ancora risolvere qualcosa. Ed è giusto che sia arrabbiata.
Ma forse è proprio questo il passaggio che una parte del pubblico fatica ad accettare. Come se alle donne non fosse permesso assumere certi atteggiamenti violenti arrivate all’esasperazione. “Pazze”, “folli”, “isteriche” vengono etichettate.
Molti sono rimasti fedeli a Rhaenyra finché era facile esserlo: finché rimaneva la ragazza ribelle, la principessa dalla parte giusta, la madre ferita, la donna che cercava di evitare la guerra.
Quando ha smesso di essere la donna che il pubblico voleva vedere quella fedeltà è venuta meno. Come se alle donne fosse concesso essere forti, ma non necessariamente diventare dure. Come se la sofferenza femminile fosse accettabile soltanto finché rimane composta, elegante, comprensibile.
E forse il problema non è che Rhaenyra abbia perso la luce negli occhi. Forse è che ha smesso di essere facile da amare.
AEGON: L’USURPATORE
Mentre Rhaenyra perde progressivamente il favore di una parte del pubblico, Aegon vive la trasformazione opposta.
Nelle ultime puntate il personaggio ha beneficiato enormemente della sofferenza, del rapporto con Sunfyre e della sua evoluzione politica. Ma Aegon non diventa improvvisamente un buon re. E non smette di essere l’usurpatore.
Il fatto che oggi Aegon susciti più empatia non modifica la legittimità della successione stabilita da Viserys.
Eppure il pubblico cambia schieramento con la stessa rapidità con cui, a Westeros, cambiano le alleanze.
La ripresa di Sunfyre restituisce ad Aegon una dimensione quasi eterea. È un legame che assume i contorni di qualcosa di più profondo di quello tra un sovrano e la propria arma di guerra. Quasi un miracolo arrivato nel momento peggiore per Aegon. E, paradossalmente, nel momento in cui Rhaenyra sta perdendo tutto.
La sofferenza per le condizioni del drago, la disperazione e poi la sua «resurrezione» trasformano Aegon in una sorta di prescelto degli dèi Valyriani.
E poi c’è lo scontro con il fratello fraticida. Quando Aegon lo affronta e lo rimprovera, l’interpretazione di Glynn-Carney rende il personaggio simpatico e piccante.
Dimostra di poter essere crudele e, allo stesso tempo, sufficientemente razionale da elaborare un piano per riprendersi il Trono che lui stesso ha usurpato.
Tiene Aemond al guinzaglio, alimenta la propria vendetta e trasforma la rabbia in uno strumento politico. E quando lo fa Aegon, il pubblico lo legge come astuzia.
IL PROBLEMA SOCIALE DELL’INTERPRETAZIONE
Il problema non è cambiare idea su un personaggio, ma chiedersi perché la trasformazione di Aegon susciti empatia, mentre quella di Rhaenyra susciti condanna.
Aegon viene celebrato quando la guerra lo trasforma. Il dolore lo rende più duro, più rabbioso, più determinato. Qualità che il pubblico può leggere come segni di forza. Rhaenyra, invece, quando viene trasformata dalla stessa guerra, sembra perdere agli occhi dello spettatore ciò che la rendeva accettabile: la gentilezza, la pazienza, la capacità di mediare.
È qui che emerge una dinamica profondamente femminile. A un uomo è consentito essere distrutto dal dolore e reagire con rabbia. A una donna viene spesso chiesto di soffrire senza diventare aggressiva, di essere ferita senza diventare scomoda.
Aegon può diventare più duro e risultare finalmente interessante. Rhaenyra diventa dura e viene accusata di essere diventata insopportabile. La sua rabbia non viene sempre interpretata come conseguenza del trauma, ma come prova della sua incapacità di essere una “buona” donna.
È un meccanismo sociale molto più ampio della serie. Agli uomini viene spesso riconosciuta una gamma emotiva più ampia, mentre alle donne viene richiesto di rimanere comprensive anche quando hanno subito violenza, perdita o ingiustizia. La sofferenza maschile può diventare eroica. Quella femminile, quando si trasforma in rabbia, diventa facilmente colpevole.
Per questo il punto non è stabilire se Rhaenyra abbia torto o Aegon ragione. È chiedersi perché siamo più disposti a comprendere un uomo quando il dolore lo cambia, mentre pretendiamo che una donna rimanga la stessa persona che ci piaceva prima che quel dolore la distruggesse.
E se oggi una parte del pubblico preferisce Aegon perché finalmente riesce a provare empatia per il suo dolore, forse dovrebbe chiedersi perché la stessa empatia diventi così difficile quando quel dolore appartiene a Rhaenyra. A una donna.
Perché la vera domanda, alla fine, non è chi sia diventato più facile da amare. È perché una donna debba necessariamente rimanere docile e amabile per essere considerata degna di essere sostenuta.
Il Quotidiano del Sud.
UNICAL VOICE – House of the Dragon 3: Team Rhaenyra o team Aegon