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Un'altra legione per disinnescare l'Iran

  • Postato il 9 maggio 2026
  • Esteri
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
Un'altra legione per disinnescare l'Iran
Un'altra legione per disinnescare l'Iran

L’intervento militare americano -israeliano in Iran era probabilmente inevitabile: lasciare che uno stato che uccide decine di migliaia di suoi giovani impegnati a chiedere libertà, si dotasse di una bomba atomica avrebbe fatto saltare tutti gli equilibri in Medio Oriente come si comprende anche dal patto siglato da sauditi e pakistani per una deterrenza atomica contro Teheran. D’altra parte democrazie europee come Francia, Italia e Spagna alla vigilia di un voto incerto nel 2027, una Germania spaventata dal fatto che a settembre i conservatori radicali dell’AfD conquistino la Sassonia-Anhalt, e un governo laburista massacrato dai voti locali, difficilmente avrebbero potuto non prendere le distanze da una scelta unilaterale di Washington che metteva in grave difficoltà le loro economie e quindi le loro opinioni pubbliche. Ora il problema principale, però, è ragionare non solo o non tanto sulle responsabilità più o meno oggettive della crisi che stiamo vivendo, quanto sulle possibili vie di uscita. Al momento la tendenza principale è quella della frammentazione: turchi e pakistani aiutano ad affrontare le trattative ma insieme cercano di raggiungere risultati concreti a proprio vantaggio che per Ankara è isolare Benjamin Netanyahu, mentre per Islamabad uno degli obiettivi fondamentali è contenere Nuova Delhi, e in ciò trovano una sponda in Pechino che da una parte arma i pasdaran e dall’altra cerca di rassicurare Riyad.

La Russia è solidale con gli iraniani ma intanto cerca rapporti con Israele. L’India ha ottimi rapporti con Gerusalemme, la Grecia e insieme con il Cairo, ma intanto fa accordi con Mosca per l’Artico. Gli emiratini prendono le distanze dall’Opec e la Francia manda una sua portaerei a presidiare innanzi tutto il Mar Rosso, dove ci sono già anche navi da guerra italiane. E Friedrich Merz mentre critica la mancanza di strategia di Donald Trump, fa solidi accordi con Israele. Basta rileggersi la situazione europea del primo decennio del Novecento per comprendere come questa frammentazione possa portare a conflitti che man mano sfuggono di mano. Il problema principale diventa quindi quello di mettere in campo iniziative in controtendenza rispetto alla disgregazione in atto, costringendo così i “giocatori” (essenzialmente il Crink: China, Russia, Iran North Korea), che più puntano sul caos, ad accettare assetti stabili entro i quali, poi, mantenere ragionevoli ed equilibrate relazioni. E oggi c’è un terreno sul quale operare concretamente per contenere la citata frammentazione e dunque i prossimi conflitti: ed è la Penisola arabica, da Aleppo ad Aden.

La sconfitta dei siriani filoiraniani, i processi in atto in Libano e a Gaza, l’evidente paura degli Houthi di riprendere provocazioni contro il Canale di Suez, la volontà degli sciti moderati che governano l’Irak di contrastare i fondamentalisti sia quelli sunniti dell’Isis sia quelli legati ai pasdaran, aprano la strada a un accordo di tutti i soggetti di questa area innanzi tutto per costruire una sistema di difesa anti droni e antimissili contro Teheran, e anche a dar di vita a una sorta di nuova Legione araba (come gli inglesi fecero negli anni Venti per liquidare il dominio sull’area dell’impero ottomano) che con volontari islamici ed eventuali soldati professionisti (gli Emirati uniti hanno già fatto scelte di questo tipo) metta sul campo quegli stivali (boots) che le nazioni occidentali (tranne Israele) hanno difficoltà a schierare. Un’operazione di questo tipo, concordata dall’Unione europea con la Gran Bretagna, d’intesa con il Consiglio di cooperazione del Golfo, oltre ad alleggerire gli impegni militari israelian-americani avrebbe tutte le carte per coinvolgere indiani, egiziani, per stemperare le eccessive ambizioni di turchi e pakistani, e per andare a un tavolo di trattative con Cina e Russia evitando quell’ordine sparso occidentale che ha caratterizzato l’ultimo periodo.

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Libero Quotidiano

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