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Una catastrofe causata da un ghiacciaio

  • Postato il 27 agosto 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
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  • 7 min di lettura
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Una catastrofe causata da un ghiacciaio
Una catastrofe causata da un ghiacciaio

AGI - Un enorme blocco di ghiaccio staccatosi da un ghiacciaio a circa 5.200 metri di altitudine e precipitato per migliaia di metri in un fiume potrebbe essere all'origine della catastrofe che ha devastato il confine tra Nepal e Tibet. Secondo la ricostruzione degli esperti, una gigantesca massa di ghiaccio è crollata nell'alta valle himalayana, vicino al confine con la regione autonoma cinese del Tibet. Durante la caduta ha trascinato rocce, sedimenti, alberi e tutto ciò che incontrava sul proprio percorso, trasformandosi in una violenta colata di fango e detriti.

La dinamica del disastro

La massa si è quindi trasformata in un flusso incontrollabile che ha attraversato il canyon a grande velocità, aumentando progressivamente di volume e potenza. Una gigantesca onda marrone ha raggiunto per primo il posto di frontiera di Gyirong. I filmati delle telecamere di sorveglianza sul lato cinese mostrano la colata travolgere in pochi secondi un grande edificio, veicoli e persone che tentavano di mettersi in salvo. La piena ha poi proseguito verso valle, entrando in Nepal e trascinando abitazioni, strade, ponti e i loro occupanti.

 

 

Le rilevazioni sismiche

La violenza del collasso è stata tale da produrre vibrazioni inizialmente interpretate come quelle di un terremoto. Alle 8:37 locali, le 4:52 in Italia, gli strumenti avevano rilevato un evento sismico classificato in un primo momento con una magnitudo superiore a 5. Dopo ulteriori analisi delle onde sismiche e delle immagini satellitari, lo United States Geological Survey ha stabilito che non si era verificato alcun terremoto tettonico. Il segnale era stato generato dal collasso del ghiacciaio e dalla successiva colata di detriti.

Le dimensioni della frana

Per determinare le dimensioni esatte della massa franata saranno necessari ulteriori studi. Secondo Simon Cox, scienziato dell'istituto neozelandese GNS Science, il volume potrebbe essere compreso tra mezzo milione e diverse decine di milioni di metri cubi.

L'ipotesi del lago glaciale

Non è ancora escluso che al disastro abbia contribuito anche lo svuotamento improvviso di un lago glaciale, fenomeno conosciuto con l'acronimo Glof. Si verifica quando cede la fragile barriera naturale di rocce e detriti che trattiene l'acqua prodotta dallo scioglimento di un ghiacciaio, liberandola improvvisamente verso valle.

Le spiegazioni degli esperti

"La sola spiegazione per la discesa improvvisa di una quantità così grande di acqua è che sia stata liberata tutta insieme", ha osservato Adrian McCallum, glaciologo dell'Università della Sunshine Coast, in Australia. L'acqua può infatti circolare all'interno e al di sotto dei ghiacciai, accumulandosi prima di essere rilasciata.

La possibile diga naturale

Un'altra possibilità è che il blocco di ghiaccio e i detriti abbiano ostruito temporaneamente il fiume, formando una diga naturale. L'acqua si sarebbe accumulata a monte fino al cedimento dell'ostruzione, dando origine a una piena improvvisa e particolarmente violenta. In questo periodo dell'anno i fiumi della regione presentano già livelli elevati a causa dello scioglimento estivo dei ghiacciai e delle piogge monsoniche. Scendendo per diversi chilometri, la piena ha raccolto quantità sempre maggiori di fango, rocce e vegetazione, accrescendo la propria forza distruttiva.

L'allarme alle comunità

Le autorità nepalesi, informate delle prime inondazioni attorno alle 9 locali, hanno lanciato l'allarme alle comunità lungo il fiume, chiedendo agli abitanti di raggiungere zone sicure. Non è ancora chiaro quante persone abbiano ricevuto l'avviso e quanto tempo abbiano avuto per mettersi al riparo.

Le possibilità di fuga

In eventi di questo tipo, le possibilità di fuga sono estremamente ridotte. Secondo Hatim Sharif, idrologo dell'Università del Texas a San Antonio, tentare di scappare a piedi o in automobile può essere inutile: la miscela di acqua, fango e detriti si muove ad alta velocità e si comporta come "cemento liquido". L'unica protezione efficace è raggiungere rapidamente un'altura di almeno sei metri.

Il ruolo del cambiamento climatico

Gli esperti ritengono prematuro attribuire direttamente questo specifico evento al cambiamento climatico. Il riscaldamento globale sottopone tuttavia i ghiacciai himalayani a una pressione crescente, ne accelera il ritiro e aumenta il rischio di collassi e improvvise esondazioni dei laghi glaciali. La scomparsa dei ghiacciai non accresce soltanto il pericolo di nuove catastrofi, ma minaccia anche le risorse idriche dalle quali dipendono milioni di persone a valle.

 

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Autore
Agi.it

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