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Un Beato Angelico riscoperto protagonista alle aste di arte antica di Pandolfini a Firenze

  • Postato il 20 maggio 2026
  • Mercato
  • Di Artribune
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  • 6 min di lettura
Un Beato Angelico riscoperto protagonista alle aste di arte antica di Pandolfini a Firenze

Andrà in asta da Pandolfini a Firenze il 20 maggio 2026 un frammento della Tebaide diBeato Angelico, scomparso da cinquant’anni e riconosciuto grazie al confronto con la versione conservata al Museo di San Marco e già alla Galleria degli Uffizi. E non è la prima riscoperta della casa fiorentina, che al Dipartimento di Dipinti Antichi ha dal 2025 un nuovo giovane direttore, il genovese Nicolò Pitto, specializzato nella pittura italiana tra XIII e XV Secolo, che sta portando avanti con successo uno dei comparti del mercato dell’arte più complessi e affascinanti. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare passato, presente e futuro dell’antico.

Nicolò Pitto, Direttore del Dipartimento Dipinti Antichi di Pandolfini. Courtesy Pandolfini

L’intervista a Nicolò Pitto di Pandolfini

Dopo diverse esperienze in gallerie di arte antica, all’inizio del 2025 lei è entrato come giovane esperto in Pandolfini per dirigere il dipartimento di dipinti antichi e l’anno si è chiuso con oltre 5 milioni di ricavo totali, confermandosi come migliore settore secondo solo a quello di gioielli e orologi. Ci dice qual è il suo segreto?
Non c’è nessun segreto per fortuna. Quando sono arrivato in Pandolfini ho trovato un Dipartimento già ben strutturato, un’ottima squadra. Con gli esperti della casa, come Mario Sani, abbiamo subito trovato un’ottima intesa e collaborazione, e credo che si sia riflessa negli ottimi risulti ottenuti, grazie anche all’aiuto di Luca Del Giorgio e Lorenzo Pandolfini.

L’asta di maggio del 2025 si è conclusa con un totale di oltre 2 milioni di euro di ricavo, con il top lot di Artemisia Gentileschi, Cleopatra, che ha innescato una bella competizione tra offerenti fino all’aggiudicazione per €595.600. Il mercato per Artemisia è molto dinamico negli ultimi anni, ma, dal punto di vista dello storico dell’arte e dell’esperto di mercato, quali aspetti orientano le migliori aggiudicazioni per quest’artista?
Artemisia Gentileschi oggi vive probabilmente il suo momento più alto in fatto di interesse e studio critico e questo ovviamente si riflette anche sul mercato, dove ormai si è attestata come un artista tra i più ricercati e richiesti dal collezionismo nazionale e internazionale. Opere come la nostra Cleopatra sono sicuramente tra i soggetti preferiti e più ricercati e questo dimostra l’importante risultato di vendita raggiunto sul mercato nazionale.

Sempre sotto la sua guida, anche l’asta di novembre 2025 si è chiusa sfiorando i 3 milioni di euro e ha visto brillare l’inedito dipinto della Scuola Francese Santa Caterina d’Alessandria. Partita da una stima piuttosto contenuta, l’opera del XVII secolo ha raggiunto quota €620.000 diventando la miglior aggiudicazione dell’anno per il dipartimento. Cosa ha funzionato in questo caso?
Il dipinto francese che in autunno abbiamo venduto alla cifra record di €620.000 è straordinario per qualità e conservazione. Nella scheda in catalogo avevamo suggerito un’attribuzione, che, considerato il risultato, il mercato ha poi confermato.

Artemisia Gentileschi, Cleopatra. Courtesy Pandolfini

L’andamento del mercato dell’arte antica

E come sta il mercato dell’arte antica in questo momento? Cosa cercate e a cosa rispondono con favore i collezionisti?
Oggi i collezionisti ricercano opere in ottime condizioni conservative, con attribuzioni certe, con soggetti piacevoli e che possano ben inserirsi anche in un arredamento moderno. Il mercato di dipinti antichi sembra in crescita, ma soprattutto per oggetti fuori dalla norma, particolarmente speciali e inediti agli studi, in quel caso si possono raggiungere risultati molto importanti.

Chi sono oggi i collezionisti di arte antica? Comprano solo antico o esiste una domanda cross tra diversi ambiti, per esempio?
Il collezionista di arte antica solitamente è un grande appassionato e anche uno studioso, e il suo profilo spesso non coincide con quello che cerca arte moderna, che sia pittura, scultura o design. Oggi i dipinti più ricercati sono quelli del Seicento, perché più teatrali, dinamici e coinvolgenti. Siamo in un’epoca in cui gli studi sul XVII secolo, dal caravaggismo al Barocco, sono molto fiorenti e questo ovviamente condiziona anche il mercato. Ma in generale vige la regola della qualità: qualunque sia l’epoca se ci sono certi parametri – conservazione, qualità e storia collezionistica/critica – il dipinto riceverà molto interesse.

Nella stessa asta, è andata all’incanto anche la Deposizione di Cristo della Bottega di Botticelli, scovato nella collezione di un grafico milanese e aggiudicato per €126.000. La tavola apparteneva già al celebre collezionista Vittorio Cini ed è documentata anche nella fototeca del grande critico Federico Zeri e in quella di Bernard Berenson. Un ritrovamento importante, dal punto di vista storico-artistico e anche per il mercato. Ci racconta come funziona il suo lavoro, che sembra quello di un detective, oltre che di uno storico dell’arte?
Spesso le opere arrivano a noi e hanno già tutte le informazioni necessarie, mentre in altri casi, nei vari passaggi ereditari o di collezione, certe informazioni si perdono e spetta a noi riuscire a ricucirle. Questo è successo con il dipinto già di Vittorio Cini, e questo succede in moltissimi altri casi.

Quali sono i suoi strumenti e metodi? Con chi collabora?
Bisogna conoscere la letteratura artistica, dai saggi più recenti a quelli del secolo scorso e fare ricerca. Ovviamente chiedendo aiuto anche a studiosi e specialisti che possono indirizzare le ricerche o aiutarci a risolvere attribuzioni e a ricostruire provenienze più o meno antiche. Un lavoro costante e che ci permette di proporre al meglio i dipinti nelle nostre aste.

Scuola francese, Santa Caterina d’Alessandria. Courtesy Pandolfini

Il dialogo tra la casa d’aste, le istituzioni pubbliche e gli studi specialistici

Come si costruisce, invece, un rapporto di fiducia con le istituzioni pubbliche e cosa cambia rispetto a quando si intermedia tra privati?
Cerchiamo sempre di creare e costruire rapporti con le istituzioni pubbliche. Per noi è un vanto poter accrescere collezioni prestigiose come la Galleria Borghese di Roma – che a maggio 2025 ha acquisito da Pandolfini l’opera Allegoria della Buona Speranza di Giovan Francesco Penni – o altri musei pubblici italiani. Da parte loro, la risposta è sempre stata ottima: lo Stato quando può e pensa che il dipinto sia importante interviene con attenzione. Lo abbiamo visto anche con due acquisti recenti piuttosto clamorosi, come l’Antonello da Messina e il Caravaggio.

Nella prossima asta di Firenze il 20 maggio 2026, andrà all’incanto un’altra importante opera ritrovata dopo oltre cinquant’anni: un frammento della Tebaide di Beato Angelico (con stime di €150.000-250.000). Come è andata con questo ritrovamento e quali gli elementi di valore da evidenziare?
L’Angelico è stato ritrovato in modalità simili alla bottega di Botticelli già Cini. Un dipinto noto da decenni e con una bibliografia sterminata, ma che era rimasto celato per più di 50 anni. Poterlo oggi presentare in mostra, inserirlo nel nostro catalogo e, soprattutto, averlo ritrovato rappresenta una grande emozione. Non bisogna dimenticare che scoperte di questo genere hanno ricadute dirette sugli studi specialistici: il dibattito sulle Tebaidi, proprio grazie a questa nuova emersione, si è rapidamente riacceso. È dunque fondamentale che il mercato venga osservato, seguito e frequentato con attenzione da studiosi e specialisti, perché le scoperte che vi emergono finiscono inevitabilmente per influenzare il panorama degli studi nazionali e internazionali.

Cristina Masturzo

L’articolo "Un Beato Angelico riscoperto protagonista alle aste di arte antica di Pandolfini a Firenze" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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