Un atelier di Torino combatte le discriminazioni con la moda. Storia di AnJoy
- Postato il 12 luglio 2026
- Moda
- Di Artribune
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La moda può essere molto più di una questione estetica. Può diventare un linguaggio, un mezzo attraverso cui raccontare la propria storia, costruire connessioni e interrogare la società. È da questa convinzione che nasce AnJoy, progetto fondato nel 2024 dalla stilista torinese di origine indiana Joyce Canova, che attraverso una produzione artigianale, genderless e no size sceglie di mettere al centro non il corpo ideale, ma la persona.

La storia del progetto AnJoy
In un momento storico in cui inclusività, diversità e rappresentazione sono termini sempre più presenti nel dibattito pubblico e nella comunicazione dei brand, AnJoy nasce da un’esperienza profondamente personale e da una riflessione maturata nel tempo. “Avendo vissuto personalmente episodi di discriminazione, e avendo avuto la fortuna di crescere con genitori che mi hanno insegnato a non farmi definire dai pregiudizi degli altri, ho sempre sentito il desiderio di aiutare chi si trova ad affrontare situazioni simili”, dice. Un pensiero che l’ha accompagnata fin dall’infanzia e che ha trovato una forma concreta solo recentemente, osservando un presente ancora segnato da conflitti, esclusione sociale e divisioni.
I valori di Joyce Canova e del suo brand
Continua: “Non ho creato AnJoy per fare moda. Ho scelto la moda per dare voce a un messaggio”. Un’affermazione che chiarisce immediatamente la natura del progetto. L’abbigliamento non rappresenta il fine, ma il mezzo attraverso cui diffondere un’idea semplice e radicale allo stesso tempo: siamo tutti uguali. La prima collezione, significativamente intitolata Agra, prende il nome dalla città indiana dove Joyce Canova è nata prima di essere adottata da una famiglia torinese. Un luogo che nel tempo è diventato qualcosa di più di una semplice origine geografica. “Oggi Agra non è soltanto una città. È una parte della mia identità, un ponte tra le mie radici indiane e la vita che ho costruito in Italia”, afferma. La collezione diventa così un dialogo tra culture, un esercizio di riconciliazione tra appartenenze diverse che non si escludono ma convivono. “Credo che anche questo sia un modo per parlare di inclusione: non scegliere una parte di sé escludendo l’altra, ma accogliere le proprie differenze e trasformarle in una ricchezza”.
Il messaggio e la ricerca di AnJoy
Se il messaggio di AnJoy è l’uguaglianza, allora anche il prodotto deve essere coerente con questa visione. Da qui nasce la scelta di realizzare capi senza genere e senza taglia. Una decisione che non risponde a una tendenza del mercato, ma a una precisa posizione culturale. “Non volevo limitarmi a raccontare un concetto, ma cercare di tradurlo in un’esperienza reale”. Dietro questa scelta si nasconde una complessa ricerca progettuale che supera le convenzioni tradizionali del design dell’abbigliamento. “La vera opportunità è proprio questa: non progettare per un uomo o per una donna, ma progettare per una persona”.
La moda deve essere libera
L’abito assume, quindi, una funzione diversa da quella tradizionalmente attribuitogli dalla moda. Non è più uno strumento che definisce, separa o classifica, ma uno spazio di libertà. “Spesso la moda ci dice cosa dovremmo essere. Io credo invece che l’abito debba essere uno strumento di espressione, non un limite”. In questa prospettiva il valore di un capo non risiede esclusivamente nella sua estetica, ma nella capacità di far sentire chi lo indossa accolto, rappresentato e libero di essere se stesso.

La moda di AnJoy tra uguaglianza e rispetto dell’ambiente
AnJoy riflette sul concetto di uguaglianza senza negare le differenze. Al contrario, le considera parte integrante dell’esperienza umana. “Quando dico “Siamo tutti uguali” non intendo dire che siamo identici”. Il significato è più profondo e riguarda il riconoscimento della pari dignità delle persone. “Le nostre differenze non dovrebbero mai determinare il valore di una persona né diventare motivo di esclusione, discriminazione o giudizio”. La stessa attenzione emerge nel rapporto con la sostenibilità. Per Joyce Canova il recupero dei materiali e l’upcycling non rappresentano semplicemente una scelta produttiva responsabile, ma una vera filosofia progettuale. “Significa guardare qualcosa che rischia di essere scartato e immaginare una nuova possibilità”.
I progetti di AnJoy sul territorio di Torino
Questa riflessione è stata al centro anche dell’incontro organizzato l’11 giugno nell’atelier torinese insieme all’associazione Diamo una Svolta, impegnata sul tema della disabilità. Un’occasione per discutere di inclusione oltre i confini della moda e interrogarsi sulle barriere ancora presenti nella società. “La principale barriera da abbattere è ancora culturale”, osserva Canova. “Quando smetteremo di considerare la diversità come qualcosa da evidenziare o da giustificare e inizieremo a vederla semplicemente come parte della realtà, allora avremo abbattuto una delle barriere culturali più importanti”.
Il valore definitivo di AnJoy
Forse è proprio qui che risiede il significato più autentico di AnJoy. Non nella produzione di abiti, ma nella costruzione di uno spazio di dialogo. Durante l’incontro molte persone hanno condiviso esperienze personali, riflessioni e desideri di cambiamento. Segno che il progetto riesce a toccare corde che vanno ben oltre il prodotto. Se fosse un’opera d’arte, AnJoy sarebbe, nelle parole della sua fondatrice, una tela composta da centinaia di volti diversi uniti dalla stessa frase. Oppure una superficie completamente bianca con al centro soltanto tre parole: “Siamo tutti uguali”. Un messaggio apparentemente semplice, ma che oggi assume il valore di una presa di posizione culturale. Perché in una società che continua a costruire confini e categorie, ricordare che ogni persona merita rispetto, dignità e riconoscimento può ancora rappresentare un gesto necessario. E forse anche una delle forme più autentiche di inclusione.
Erika del Prete
L’articolo "Un atelier di Torino combatte le discriminazioni con la moda. Storia di AnJoy" è apparso per la prima volta su Artribune®.