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In sintesi
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Dietro le pareti della tomba di Tutankhamon si celano camere segrete mai violate, forse custodi del corpo perduto di Nefertiti?
Un nuovo studio sostiene di aver trovato indizi concreti a sostegno di questa ipotesi tanto affascinante quanto controversa — e la parola, ora, passa alle autorità egiziane. La decisione se autorizzare un'ispezione diretta delle presunte camere, situate a pochi metri dalla sepoltura già nota, spetta al Consiglio Supremo delle Antichità egiziane. Se il via libera arrivasse, le perforazioni — condotte con estrema cautela per calare all'interno mini-robot dotati di telecamere — potrebbero partire già a novembre, ha rivelato a Nature George Ballard, coautore della ricerca.. Indizi che si accumulano
Il gruppo di studiosi ha messo in campo un arsenale di tecniche geofisiche mai combinate prima in questo modo: dalle indagini gravitazionali, utilizzate per la prima volta per scandagliare la densità del sottosuolo attorno al sito, al georadar impiegato direttamente dall'interno della tomba.
Incrociando questi dati con lo studio dell'architettura della tomba, del terreno circostante e persino degli affreschi parietali, gli indizi convergerebbero verso un'unica conclusione: l'esistenza di un "complesso nascosto" di corridoi e stanze, precedente alla sepoltura del giovane faraone. A guidare la ricerca è Mamdouh Eldamaty, archeologo dell'Università Ain Shams del Cairo ed ex ministro delle antichità egiziano, che non usa mezzi termini: se confermata, la scoperta potrebbe collocarsi "tra le più rivoluzionarie dell'archeologia moderna". Le conclusioni del gruppo sono state pubblicate negli Occasional Papers of the Amarna Royal Tombs Project.. Un giallo lungo dieci anni
Non è la prima volta che si scava, metaforicamente, dietro quelle pareti. Tutto ebbe inizio nel 2015, quando Nicholas Reeves — egittologo britannico indipendente, da anni di casa nella Valle dei Re — lanciò l'ipotesi che la tomba, nota agli specialisti come KV62, potesse in realtà nascondere il luogo di sepoltura di Nefertiti, la misteriosa sovrana che ha preceduto di Tutankhamon che molti studiosi ritengono abbia regnato, seppur brevemente, come faraone a pieno titolo.
La tomba stessa, che risale al XIV secolo a.C. (riportata alla luce nel 1922) ha sempre avuto qualcosa di stonato: è molto piccola per un sovrano. Osservando crepe e linee sospette sulla parete nord della camera funeraria, insieme a ritocchi antichi sui dipinti murali, Reeves ipotizzò che quella parete fosse in realtà un diaframma artificiale — un espediente che gli antichi costruttori di tombe egizie usavano spesso per mascherare l'accesso ad altri ambienti.. La sua ipotesi, affascinante quanto azzardata: KV62 sarebbe stata in origine concepita come una tomba reale ben più vasta, poi drasticamente ridimensionata quando la morte improvvisa di Tutankhamon costrinse gli architetti a modificarne in fretta e furia l'ingresso, sigillando le sezioni più profonde. Negli anni successivi, però, le indagini geofisiche condotte per verificarla hanno prodotto responsi contrastanti: alcuni team hanno intravisto tracce delle camere, altri non hanno trovato nulla di significativo.. Il corridoio nascosto
Questa volta, Eldamaty e i ricercatori dell'Istituto Nazionale egiziano di Ricerca in Astronomia e Geofisica hanno puntato nuovamente il georadar sulle pareti interne della tomba. Ballard — ingegnere strutturale e presidente della società di consulenza geofisica GBG Group — ha rianalizzato i risultati insieme a tutti i dati raccolti dalle campagne precedenti, arrivando a una conclusione sorprendente: esisterebbe un corridoio largo due metri, colmo di detriti, che si diparte dalla camera funeraria.
Secondo Ballard, le squadre del passato non l'avrebbero mai individuato semplicemente perché cercavano un grande vuoto immediatamente dietro il muro — non un passaggio già riempito. Poiché il raggio d'azione del georadar dall'interno della tomba è limitato, i ricercatori si sono affidati anche a un'indagine in microgravità, tecnica non invasiva capace di rilevare minuscole variazioni del campo gravitazionale terrestre per "leggere" la densità del sottosuolo circostante.
Oltre 1.200 misurazioni su un'area di 35 metri quadrati avrebbero rivelato quelle che sembrano strutture artificiali: «Geometrie ad angolo retto, a bassa densità, curiosamente allineate in parallelo rispetto alla parete nord», spiega Ballard. Anche un vecchio rilevamento del 2017, condotto con tomografia di resistività elettrica, aveva individuato anomalie nelle stesse posizioni — all'epoca liquidate come prive di legame con la tomba di Tutankhamon.. L'anomalia numero 7
Tra tutti i segnali raccolti, ce n'è uno che intriga particolarmente Ballard: la cosiddetta "anomalia 7", una vasta area a bassa densità che racchiude al suo interno un nucleo più compatto, di forma quasi quadrata. Potrebbe trattarsi di una camera colma di oggetti, ipotizza il ricercatore. Le presunte stanze non risultano collegate ad altri accessi conosciuti, il che farebbe pensare che, se davvero esistono, nessuno le abbia più toccate dall'antichità. Una possibile ulteriore camera si troverebbe subito a ovest della sepoltura, anche se qui il segnale sarebbe disturbato dalla vicinanza di un'altra tomba.. Scetticismo tra i ricercatori
Non tutti gli esperti, però, si lasciano trascinare dall'entusiasmo. Christopher Gaffney, archeologo e specialista di georadar all'Università di Bradford, definisce il rapporto "affascinante", ma avverte che i dati non bastano ancora per conclusioni definitive.
Più possibilista Peter Styles, geofisico dell'Università di Keele, secondo cui l'ipotesi delle camere nascoste sembra plausibile alla luce dei dati di microgravità — pur restando in attesa di maggiori dettagli, che Ballard non ha ancora potuto diffondere in attesa dell'autorizzazione delle autorità egiziane.. Enigmi irrisolti e l'incognita acqua
Nel frattempo, gli egittologi si interrogano su cosa — e su chi — potrebbe attendere oltre quelle mura silenziose da millenni. «Sono dati davvero allettanti. Chi non ne sarebbe entusiasta?», si chiede Ray Johnson, ex direttore dell'Epigraphic Survey presso l'Istituto per lo Studio delle Culture Antiche di Luxor. Ma attenzione a lasciarsi prendere la mano dalla fantasia: se le tanto agognate stanze esistessero davvero, avverte Johnson, potrebbero non custodire affatto un fasto funerario regale, bensì semplici magazzini. E se anche Nefertiti fosse davvero lì, aggiunge Cooney, potrebbe trovarsi in una sepoltura ben più povera di quanto si immagini: molti pensano che i suoi tesori siano stati "riciclati" per accompagnare Tutankhamon nell'aldilà.. C'è poi un'ombra più concreta e inquietante: quella dell'acqua. Ballard mette in guardia sul rischio che eventuali camere nascoste possano essere state danneggiate da antiche inondazioni. La zona, sebbene classificata come deserto, non è immune da piogge improvvise che, cadendo lontano, possono comunque riversarsi a valle mettendo a repentaglio qualunque sepoltura si trovi sul loro cammino. «Potremmo ritrovarci davanti a stanze crollate e piuttosto umide», ammette. Proprio per questo, secondo Johnson, non c'è più tempo da perdere: «Con il cambiamento climatico e l'innalzamento della falda freatica, recuperare questi dati oggi è probabilmente il modo migliore per preservarli».. Il prossimo passo
Il piano di Eldamaty e del suo team prevede ora la perforazione di una serie di piccoli fori, larghi appena 7-8 centimetri, che dalla superficie punterebbero verso l'"anomalia 10" — una delle formazioni a più bassa densità individuate, situata alcuni metri a nord della camera funeraria.
I ricercatori stanno già collaudando un sistema di mini-robot telecomandati, equipaggiati con telecamere a 360 gradi, pronti a scivolare attraverso quei varchi per svelare, finalmente, cosa si nasconde dall'altra parte. Ballard spera che la proposta venga discussa già nella prossima riunione del Consiglio Supremo delle Antichità egiziane, in programma entro la fine del mese. La Valle dei Re, ancora una volta, trattiene il fiato..
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