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Tumore al seno, Franceschini (Gemelli di Roma): “Grazie alla medicina di precisione, ora in alcuni casi si può curare senza chemioterapia”

  • Postato il 9 maggio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Tumore al seno, Franceschini (Gemelli di Roma): “Grazie alla medicina di precisione, ora in alcuni casi si può curare senza chemioterapia”

Non è un futuro prossimo, ma è già realtà. Grazie alla medicina di precisione e ai test genomici, le cure per il tumore al seno stanno cambiando volto, permettendo a molte donne, affette da questa patologia, di curarsi senza affrontare la chemioterapia.

A dichiararlo è il direttore del centro integrato di senologia della Fondazione policlinico universitario Agostino Gemelli Gianluca Franceschini, ai microfoni del Fatto Quotidiano, a margine della presentazione della Race for the Cure 2026, la manifestazione per la lotta ai tumori al seno, organizzata da Komen Italia. “La sopravvivenza per i tumori della mammella è nettamente aumentata negli ultimi anni – dichiara Franceschini – siamo ormai arrivati a dei tassi di sopravvivenza del 90% a 5 anni dalla malattia. Questo è legato da un lato alla diagnosi precoce, dall’altro al perfezionamento delle cure. Tra queste la medicina di precisione che, con i test genomici, offre la possibilità di studiare i geni tumorali e permette, in alcune pazienti a rischio intermedio, di verificare se la chemioterapia può essere utile o può essere evitata”.

Sul sito del Policlinico Gemelli si legge infatti che “la medicina di precisione cambia il percorso di cura delle pazienti con tumore al seno ormono-responsivo, che rappresentano oltre il 70% di tutti i casi.” Il testo continua dicendo che “grazie ai test genomici, che analizzano l’attività di 21 geni del tumore, oggi è possibile capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi può essere curata in sicurezza con la sola ormonoterapia”.

“Fino a pochi anni fa in alcune pazienti veniva comunque eseguita la chemioterapia a scopo preventivo – conclude il professore – oggi invece, grazie alla presenza di questi test, è possibile evitarla, evitando quindi trattamenti aggressivi e migliorando la qualità di vita delle pazienti”.

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Il Fatto Quotidiano

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