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In sintesi
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Nei trapianti, l'età biologica dei riceventi sembra influenzare quella degli organi donati. I cuori espiantati da pazienti più anziani ringiovaniscono, nel corpo di pazienti più giovani; quelli di donatori più giovani invecchiano se trapiantati in pazienti più in là con l'età.
La scoperta, illustrata in uno studio in pre-pubblicazione sul server bioRxiv e non ancora sottoposta a revisione tra pari potrebbe, se fosse confermata, allargare la platea di possibili donatori anche a pazienti più anziani rispetto a quelli attualmente considerati idonei.. Trapianti: la questione dell'età. In Italia non esistono limiti anagrafici alla donazione di organi perché le nuove tecniche di perfusione consentono di ossigenare gli organi e migliorare la loro funzionalità prima dei trapianti. Queste metodologie permettono di ridurre al minimo lo stress infiammatorio e la sofferenza legata all'interruzione e poi al ritorno dell'ossigeno, di eseguire test di vitalità degli organi prima del trapianto e di rivalutare quelli di donatori più anziani.
È dunque importante che anche le persone in là con gli anni esprimano la propria volontà di donare (per approfondire: Tutti i modi per esprimersi sulla donazione).. I trapianti di cuore fanno eccezione: i limiti di età del donatore sono più stringenti e fissati a 55-60 anni, anche se la valutazione delle condizioni cliniche del donatore spetta ai medici incaricati dei trapianti. Nel nuovo studio, gli scienziati dell'Università di Harvard (Boston, Massachusetts) hanno cercato di capire in che modo l'età biologica dei cuori donati, cioè il danno cellulare accumulato da questi organi, cambi in base all'età del ricevente.. Per i cuori anziani, una seconda giovinezza. Gli scienziati hanno trapiantato cuori di topi giovani, di mezza età e anziani (con età rispettive di 3 mesi, 1 anno e 1 anno e mezzo) in altri topi di tutte e tre le età, che però conservavano, oltre al cuore donato, anche il proprio: ciò ha permesso di confrontare l'età biologica del cuore pregresso con quella del nuovo organo ricevuto.
Dopo 4-6 mesi dall'operazione, i ricercatori hanno analizzato i livelli di metilazione del DNA (l'aggiunta di un piccolo gruppo chimico a specifiche regioni del DNA, un meccanismo che regola l'espressione dei geni) in circa 320.000 regioni genetiche dei cuori degli animali. Questi cambiamenti invisibili documentano il danno cellulare tipico dell'invecchiamento biologico.
I cuori trapiantati si erano modificati per allinearsi a quelli originari dei riceventi: e dunque, i cuori provenienti da donatori più anziani erano ringiovaniti, e quelli di donatori più giovani erano invecchiati.. È l'ospite a dettare le regole. A questo punto gli scienziati hanno cercato, tra le cartelle cliniche di due importanti ospedali di Boston, dati su trapianti di cuore per i quali fossero disponibili campioni prelevati tramite biopsie, così da poter eseguire test di metilazione del DNA.
In tutto sono stati considerati 11 trapianti, scelti per il divario di età tra donatori e riceventi: differenze comprese tra gli 8 e i 24 anni per i cuori di donatori più anziani trapiantati in riceventi più giovani, e tra 38 e 50 anni per i cuori di donatori più giovani trapiantati in donatori più anziani. I dati hanno confermato che i cuori trapiantati avevano assunto l'età biologica dei riceventi.. Quando i ricercatori hanno recuperato, dalle cartelle di centinaia di pazienti sottoposti a trapianti, dati sulla funzionalità dei cuori ricevuti, hanno notato che alcuni parametri, come la frequenza cardiaca, lo spessore della parete posteriore del cuore e la capacità di esercizio erano legati più all'età biologica dei riceventi che a quella dei donatori. Altri invece erano irreversibilmente legati all'organo stesso.. Lo studio potrebbe avere ripercussioni pratiche positive. I risultati sono in linea con quelli di studi che hanno osservato l'effetto ringiovanente di sangue di animali più giovani sull'organismo di animali più anziani. Ma andranno comunque verificati su coorti più ampie per essere considerati validi.
Un'eventuale conferma aprirebbe alla possibilità di considerare idonei per i trapianti anche cuori di donatori più anziani, oggi esclusi dai criteri, così da ampliare il bacino dei potenziali donatori ed accorciare le liste d'attesa dei pazienti bisognosi di un cuore nuovo..
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