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Traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia: sei arresti

  • Postato il 27 maggio 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia: sei arresti

Il Quotidiano del Sud
Traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia: sei arresti

Sei arresti domiciliari, 7 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 6 interdizioni: questo il bilancio dell’operazione Erebus che ha smantellato un’organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia


BARI – C’erano un sistema collaudato di documenti di trasporto falsi e figure chiave come quelle degli intermediari – “una sorta di broker”, definiti così dal sostituto procuratore della Dda di Bari Marco D’Agostino, durante la conferenza stampa oggi (27 maggio 2026) nel capoluogo pugliese – alla base del traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia, colpito questa mattina con l’operazione ‘Erebus’ condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Bari e del Comando per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Napoli.

Sei i provvedimenti di arresto ai domiciliari, 7 gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e 6 interdizioni per un anno dall’esercizio dell’attività di impresa. L’operazione è stata denominata ‘Erebus’. Gli intermediari o “problem solver” come anche li hanno definiti gli investigatori, avevano la funzione “di mettere in contatto il produttore con il trasportatore – ha spiegato il pm della Procura – e individuare anche il sito dove andare a smaltire, utilizzando però una documentazione di facciata e falsa perché i trasporti attestavano lo smaltimento in determinati luoghi idonei a ricevere i rifiuti ma in realtà non li ricevevano, perché finivano altrove”.

IL SISTEMA ARTICOLATO

Il sistema partiva da imprenditori, produttori del rifiuto e conferitori campani, che gestiscono nella maggior parte dei casi impianti di trattamento di rifiuti industriali e “provenienti dalla frazione indifferenziata della raccolta”, ha spiegato D’Agostino. Oggi, eseguito anche un decreto di sequestro preventivo che ha riguardato somme di denaro, beni mobili e immobili per una cifra equivalente al profitto del reato, in tutto oltre 2 milioni di euro. Tra le imprese interessate del sequestro “la ‘Ambiente e Metalli’, una importante società del beneventano che si occupa di trattamento rifiuti”, ha evidenziato il pm, e che avrebbe accumulato un profitto pari a circa 600 mila euro in circa due anni di indagini ma anche aziende del brindisino (per 275 mila euro) e del laziale (circa 300 mila euro).

A fronte “di rilevanti profitti – ha aggiunto – accertati danni rilevantissimi ad aree del territorio che hanno cambiato morfologia a causa di questi smaltimenti e abbandoni estesi”. Si sono verificati inoltre fenomeni di combustione di rifiuti particolarmente gravi e pericolosi per la salute pubblica. Alcuni comitati cittadini avevano evidenziato il problema dell’aria irrespirabile nelle zone degli smaltimenti. In poco meno di due anni di monitoraggio, accertati 126 episodi di smaltimento illecito certificati.

LA CONNESSIONE CON L’OPERAZIONE “OMBRA”

“I trasportatori – ha detto l’altro pm della Dda Domenico Minardi – avevano una iscrizione e una veste formale che apparentemente aveva una copertura legale della singola movimentazione ma, tuttavia, questi trasportatori, a fronte di formulari di identificazione che davano evidenza di un determinato sito apparente di destinazione del materiale, smaltivano altrove”. In questa seconda indagine sono coinvolti “soggetti che già in parte erano rientrati nella precedente indagine (denominata ‘Ombra’ ndr)”. Si sono rivelati utili i sistemi di geolocalizzazione gps che hanno rilevato la presenza sempre degli stessi veicoli nelle campagne del salernitano e del beneventano che poi, dopo alcune soste arrivavano ai siti di destinazione non idonei nell’agro foggiano cerignolano, della Bat e in qualche occasione di Bari.

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