Tour de France: finalmente Carapaz! Pogacar lascia fare, Seixas pensa all'Alpe d'Huez. Vingegaard torna nel 2027?
- Postato il 23 luglio 2026
- Di Virgilio.it
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Stavolta la fuga è stata quella giusta, soprattutto il finale, con l’ultima ascesa di giornata che ha fatto la felicità di Richard Carapaz. Che dopo tanti tentativi andati a vuoto ha trovato il modo per tornare ad alzare le braccia al cielo in una tappa del Tour: c’era riuscito due anni fa, c’è riuscito oggi nella frazione che ha aperto il trittico alpino destinato a rimodellare non tanto la lotta per la maglia gialla (quella è saldamente sulle spalle di Tadej Pogacar, e salvo cataclismi ivi resterà), quanto soprattutto quella per il podio e in generale la top ten finale. Ton ten dove Carapaz adesso ha diritto di asilo: la fuga gli garantisce la decima posizione, e con tanta salita ancora da fare nelle prossime due frazioni ce n’è di spazio per confermarla.
- La gioia di Carapaz: "Una vittoria tanto desiderata"
- Vingegaard operato: potrebbe rientrare nel 2027
La gioia di Carapaz: “Una vittoria tanto desiderata”
Chi si aspettava qualche movimento degli uomini di classifica è rimasto deluso. Ma con le altimetrie e i dislivelli delle ultime due tappe di montagna (tra l’altro c’è la doppia scalata dell’Alpe d’Huez, giusto per non farsi mancare nulla) nessuno se l’è sentita di alzare troppo l’asticella. Pogacar non ne aveva neppure bisogno, ma Evenepoel e Seixas per ora sono rimasti buoni e ai loro posti, con Del Toro che a sua volta proverà a capire come blindare il terzo posto al netto del lavoro da gregario che dovrà fare nei confronti della maglia gialla.
Così la fuga ha avuto ampia libertà di manovra: Carapaz s’è involato sull’ultima salita di giornata, la lunga ascesa verso Orcieres-Merlette, dove ha dimostrato di aver studiato bene il piano anche a livello tattico. “Sapevo che era una salita congeniale alle mie caratteristiche, lunga e con un dislivello sempre costante. Ho provato una prima volta a staccare gli altri corridori in fuga ma ho desistito, poi la seconda è stata quella buona.
È una vittoria che m’è costata tanti sacrifici e tanta fatica, ma che ripaga tantissimi sforzi fatti in questi ultimi anni. Vincere al Tour è diventato sempre più difficile, la concorrenza è tanta e le velocità medie elevate, quindi quando succede è giusto essere contenti e orgogliosi del lavoro fatto”.
Vingegaard operato: potrebbe rientrare nel 2027
Se si eccettuano i punti incamerati a inizio giornata da Pedersen, che ha respinto l’assalto di Philipsen alla maglia verde, e quelli incamerati da Paren-Peintre per la maglia a pois (ora è a -1 da Pogacar), la tappa ha raccontato poco altro.
Invece la giornata è stata quella che ha visto andare sotto i ferri Jonas Vingegaard, costretto a ridurre chirurgicamente la frattura alla clavicola destra dopo la caduta che lo ha estromesso dalla corsa. Marc Reef, diesse della Visma Lease a Bike, ha fatto capire che non è esclusa l’ipotesi che Vingo decida di chiudere qui il suo 2026. “Tra qualche giorno ci metteremo seduti a un tavolo con Jonas e decideremo cosa fare”, ha spiegato. “La stagione è stata lunga e complicata: la caduta a gennaio in allenamento, il recupero verso il Giro, poi nuovamente questo intoppo al Tour. Magari se il quadro clinico evolverà positivamente ci sarà modo e spazio per rientrare in vista dell’ultima parte di stagione, ma è possibile che si opti per un’altra decisione, quella cioè di rimandare il rientro al 2027. L’unica cosa certa è che daremo a Jonas tutto il tempo necessario per capire cosa fare”.
In realtà Vingegaard, dopo aver centrato il vero obiettivo stagionale (cioè il Giro d’Italia, che gli ha permesso di conquistare la triplice corona), aveva il desiderio di provare a dare l’assalto alla maglia iridata nel mondiale di Montreal, per caratteristiche sicuramente a lui favorevole. Ma pensare di battere Pogacar senza essere al 100% della forma è utopia pura, come peraltro anche questo Tour ha dimostrato. Nel caso Vingo dovesse capire che non è il caso di andare al mondiale, l’ipotesi che possa chiudere qui la stagione è tutt’altro che peregrina.