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Ti ricordi… le amichevoli internazionali del Napoli: da Pelè al Giappone, la storia di un popolo intero

  • Postato il 29 maggio 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Ti ricordi… le amichevoli internazionali del Napoli: da Pelè al Giappone, la storia di un popolo intero

“Ma io non ho capito come si fa ‘sta zona” è la riflessione sincera di Peppe Bruscolotti, professione stopper. “Chill’ ca te vene vicino, a chill’ ea marcà” (“Devi marcare quello che ti viene vicino”) è la replica pratica, rigorosamente in napoletano, del capitano azzurro Totonno Juliano.

Sono gli anni Settanta, sono le prove della rivoluzione tattica del Napoli di Vinicio, e sono soprattutto dialoghi meravigliosi che sarebbero andati perduti senza “Indimenticabili”, il libro di Gianfranco Coppola, caporedattore Tgr Rai Campania e presidente Ussi, che racconta la storia del Napoli attraverso le sue amichevoli internazionali. Un libro edito da “Le Varie” di Marco Lo Basso che ha anche curato il coordinamento editoriale, i cui proventi saranno devoluti in beneficenza alla Comunità Casa di Tonia, comunità di accoglienza per gestanti e mamme in condizione di povertà.

Quella tra Bruscolotti e Juliano è una conversazione che avviene alla vigilia di un Napoli-Svezia del 1974: Vinicio sta costruendo uno dei Napoli più belli e innovativi di sempre. E già da quel siparietto si capisce il tono del libro: memoria, calcio e umanità che si intrecciano in racconti capaci di andare ben oltre il risultato finale. Un libro che regala storie incredibili, peraltro scritte dagli stessi protagonisti. “Bruscolotti – racconta Coppola – mi ha pure detto con la sua parlata inconfondibile ‘Non immaginavo che sapevo scrivere così bene’ ed effettivamente su questo ho forzato un po’ la mano. Volevo uscire dal rituale un po’ melmoso dell’intervista, e ho chiesto ai protagonisti di scrivere loro stessi il loro ricordo di un’amichevole in particolare. È stato un esperimento riuscito”.

Riuscitissimo, perché da quelle pagine emergono chicche straordinarie. Come Omar Sivori che negli anni Sessanta viene portato in tournée in Sud America, quasi in pellegrinaggio più che in viaggio sportivo. Si rompe in un’amichevole contro il Nacional Medellin ma ci sono i contratti da rispettare: “…e quindi – spiega l’autore – ho scoperto che all’argentino fecero due siringoni da cavallo pur di tenerlo in campo, perché altrimenti la squadra non avrebbe preso i soldi stabiliti”. La storia è raccontata da Romolo Acampora, sublime penna del giornalismo sportivo napoletano.

Una tournée che non era soltanto calcio. Ed è proprio da qui che nasce l’idea del libro: raccontare tutto ciò che si nasconde dietro una semplice amichevole. “Il calcio è questione di popolo, a Napoli poi più che mai. E negli anni ’60 in America, a Nord o a Sud abbiamo tantissime storie di emigrati che non solo vedono la squadra come legame alla loro città, ma spesso che vogliono anche mostrare come si siano riscattati lontano da Napoli. Nel caso della storia di Sivori, il Napoli era lì perché era la squadra più amata in Sud America”.

Poi c’è Pelè contro il Napoli, con il Santos nel 1972, in una sfida leggendaria raccontata da Mimmo Carratelli. E restando in Brasile c’è Antonio Careca, gemello del gol di Maradona, che rievoca l’amichevole in Giappone contro la nazionale nipponica: “C’era il mister Ottavio Bianchi arrabbiatissimo per quell’amichevole – racconta Coppola – e a un certo punto ci fu anche il terremoto: i calciatori del Napoli fuggirono dall’albergo, si riversarono in strada spaventati, con i giapponesi interdetti che gli chiedevano cosa fosse successo, perché scappassero. Per loro il terremoto era una cosa normalissima. Ecco in quei racconti c’è anche un saggio dell’incontro tra culture diverse”.

E ancora, storie di eroi quasi per caso. Giorgio Di Vicino, nel 2000, non doveva neppure partire per la Spagna, dove il Napoli di Zdenek Zeman avrebbe affrontato il Real Madrid. Invece partì, giocò e dopo appena sei minuti segnò perfino un magnifico gol di testa in tuffo. Ci sono il Cosmos, il Napoli-Argentina con Diego in campo che precede il Mondiale del 1986, raccontato da Costanzo Celestini, e poi l’ingegner Corrado Ferlaino, novantacinquenne lucidissimo e appassionato, che riavvolge il nastro fino a un Napoli-Manchester City del 1979.

Ma alla fine, più delle partite, restano gli uomini. Restano le paure di Bruscolotti che prima di quel Napoli-Svezia non riuscì neppure a dormire per colpa della zona. Restano gli emigrati che vedevano nel Napoli un pezzo di casa dall’altra parte del mondo. Restano le tournée improbabili, gli stadi lontani, i racconti scritti da chi li ha vissuti davvero. Ed è forse questo il senso più profondo di “Indimenticabili”: ricordare che il calcio, prima ancora di essere cronaca o statistica, è memoria collettiva. E che certe amichevoli, apparentemente minori, finiscono invece per raccontare un popolo intero.

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Il Fatto Quotidiano

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