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Terremoto in Venezuela, a Matera il dramma vissuto dai bimbi di Caracas

  • Postato il 27 giugno 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Terremoto in Venezuela, a Matera il dramma vissuto dai bimbi di Caracas

Il Quotidiano del Sud
Terremoto in Venezuela, a Matera il dramma vissuto dai bimbi di Caracas

Torneo di minibasket a Matera e i bambini cestisti di Caracas vivono a distanza il dramma del terremoto in Venezuela. Parla il coach Josè Ruiz


Ore di apprensione. Preoccupazione. Angoscia. Da gestire lontano dal Venezuela cercando anche di tenere il più tranquilli possibili i bambini impegnati in questi giorni a Matera per il torneo di Minibasket in piazza che sono proprio di Caracas, del Colegio Champagnat e che tra l’altro si stanno ben disimpegnando da autentici protagonisti della settimana. Ma il terremoto in Venezuela ha reso certamente le ultime ore più difficili e la gestione della situazione più complessa per l’istruttore e coach Josè Ruiz che ha voluto direttamente gestire con gradualità la situazione cercando di rendere il più accessibile possibile il messaggio ai piccoli atleti. E non prima della partita di mercoledì pomeriggio lasciando il più possibile i bambini tranquilli anche perché senza cellulari non erano nelle condizioni di conoscere quello che stava accadendo nell’immediatezza.

Poi in serata hanno potuto gradualmente conoscere ciò che era successo e parlare con i propri familiari che li hanno sostanzialmente tranquillizzati che stanno bene. Anche se evidentemente lo scenario e la situazione richiede il massimo dell’attenzione. Ma il messaggio che il coach e una parte della stessa delegazione venezuelana trasmette è che ci si sta aiutando l’un l’altro per riuscire a superare anche questo tipo di difficoltà. Come è tipico di un paese che certamente fronteggia a testa alta le avversità di qualsiasi genere.

«La prima cosa che è stata fatta è stata parlare con i familiari dei bambini» racconta coach Ruiz. «Stanno bene, in qualche caso con qualche problema ma niente di più. Abbiamo fatto il possibile per tenere i ragazzi concentrati sullo sport, gli abbiamo dato le notizie di quello che era successo dopo la partita di mercoledì. I ragazzi comunque sono tranquilli, stanno bene. Abbiamo cercato di dare la notizia nella miglior maniera possibile e i bambini sono in contatto con i loro familiari in Venezuela». Insomma il tentativo, complesso, di gestire al meglio e con il massimo possibile del tatto e dell’attenzione una situazione complicata e che poteva scatenare preoccupazioni.

«Le notizie sono arrivate come si conoscono. Sapevamo quale era la situazione e lo abbiamo spiegato senza esagerare su cosa è successo. Purtroppo ci sono tante vittime e c’è un problema che la popolazione non è assolutamente preparata per un evento del genere. Adesso a poco a poco sta arrivando l’aiuto ed è stata data notizia ai ragazzi».

Tra le necessità principali che in questo momento emergono c’è il bisogno di macchinari pesanti per affrontare la situazione. Mezzi stanno arrivando da altri paesi per fronteggiare l’emergenza. Quanto ad altre cose come cibo e acqua la popolazione sta riuscendo aiutandosi l’uno l’altro a sopperire alle necessità. «I cittadini stanno aiutando in ogni modo. C’è bisogno di escavatrici, martelli, macchinari, anche cani che servono per ricercare persone sotto le macerie».

Al momento la delegazione non ha certezze sul viaggio di ritorno di domenica prossima: le compagnie potrebbero spostare l’atterraggio in un diverso aeroporto venezuelano se le autorità dovessero tenere ancora chiuso o non completamente fruibile lo scalo principale: «Adesso la notizia è che c’è incertezza e non sappiamo se arriviamo all’aeroporto internazionale visto ciò che è successo. Può essere che ci sia una deviazione del volo che ci faccia arrivare in altre città vicine».

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