Tentato omicidio di due carabinieri, assolti il boss Accorinti e Timpano
- Postato il 16 settembre 2026
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Tentato omicidio di due carabinieri, assolti il boss Accorinti e Timpano
La Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto Giuseppe Antonio Accorinti, alias “Peppone”, ritenuto il boss di Zungri, e Domenico Pantaleone Timpano dall’accusa di tentato omicidio ai danni di due carabinieri
VIBO VALENTIA – La Seconda sezione della Corte d’Appello di Catanzaro ha rigettato l’appello proposto dalla Procura nei confronti di Giuseppe Antonio Accorinti, alias “Peppone”, indicato come presunto boss di Zungri, difeso dall’avvocato Elisabetta Ascone del Foro di Roma, e di Domenico Pantaleone Timpano, di Rombiolo, assistito dall’avvocato Francesco Schimio, accusati di tentato omicidio nei confronti di due carabinieri, in relazione alla fuga da un posto di controllo avvenuta il 4 aprile 2017. Accusa cadute già in primo grado e che la Corte d’Appello ha ora confermato, rigettando l’impugnazione della Procura.
L’INSEGUIMENTO NELLA ZONA DEL PORO
I fatti risalgono al 4 aprile 2017. Secondo la ricostruzione accusatoria, Timpano si trovava alla guida dell’auto sulla quale viaggiava Accorinti quando non si sarebbe fermato all’alt imposto dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tropea.
Ne sarebbe nato un inseguimento lungo le strade dell’altopiano del Poro. Secondo gli inquirenti, l’auto avrebbe forzato il posto di controllo, rischiando di investire uno dei militari che aveva intimato l’alt.
Durante l’inseguimento, durato circa due chilometri, i carabinieri avrebbero esploso alcuni colpi di pistola in aria con l’obiettivo di fermare la vettura. Una volta bloccata l’auto, i due avrebbero proseguito la fuga a piedi nelle campagne circostanti. Accorinti era stato fermato dopo l’esplosione di un ulteriore colpo in aria da parte dei militari, e Timpano rintracciato successivamente.
LA DECISIONE DEI GIUDICI PER ACCORINTI E TIMPANO
Il pubblico ministero generale aveva chiesto alla Corte la riforma della sentenza di primo grado e la conferma delle pene originariamente richieste, pari a 18 anni per Accorinti e 15 anni per Timpano. Le difese hanno invece insistito per il rigetto dell’impugnazione, richiamando la correttezza della decisione di primo grado nell’escludere l’elemento soggettivo del tentato omicidio. In particolare, la difesa ha ribadito l’assenza dell’«animus necandi», vale a dire della volontà di uccidere i militari.
Per gli altri reati contestati, i due erano si erano visti condannare primo grado a tre anni di reclusione per calunnia, per avere accusato i carabinieri, pur sapendoli innocenti, di avere attentato alla loro vita sparando colpi d’arma da fuoco, e per resistenza a pubblico ufficiale.
La Corte d’Appello ha tuttavia dichiarato di non dover procedere per questi reati per intervenuta prescrizione.
Il Quotidiano del Sud.
Tentato omicidio di due carabinieri, assolti il boss Accorinti e Timpano