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Taybeh, il grido dei cristiani della Cisgiordania: «Non lasciateci soli»

  • Postato il 11 agosto 2026
  • Attualità
  • Di Paese Italia Press
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Taybeh, il grido dei cristiani della Cisgiordania: «Non lasciateci soli»

di Gian Piero Corso

TAYBEH,11 agosto 2026– (gpc) È ancora una volta da Taybeh, l’unico villaggio della Cisgiordania abitato interamente da cristiani, che arriva un grido d’allarme per la crescente tensione nella regione. La comunità cristiana, guidata dal parroco latino padre Bashar Fawadleh, denuncia una situazione sempre più difficile, segnata da incursioni, intimidazioni e danneggiamenti attribuiti a gruppi di coloni israeliani.

Taybeh si trova a est di Ramallah e rappresenta una presenza cristiana storica in Terra Santa. Proprio per questo, ciò che accade nel piccolo centro assume un significato che va oltre i confini della comunità locale: è la testimonianza della difficile condizione vissuta da molte comunità cristiane della regione.

Secondo quanto riferito da padre Fawadleh e riportato da Vatican News, gli episodi di violenza e le incursioni si sono ripetuti con crescente frequenza. Il sacerdote descrive una comunità che vive in una condizione di forte precarietà e che chiede soprattutto di poter continuare a vivere nella propria terra in sicurezza.

Una comunità cristiana sotto pressione

Le denunce provenienti da Taybeh non sono nuove. Nei mesi scorsi erano già stati segnalati episodi di aggressione, incendi, danneggiamenti e pressioni sulla popolazione locale.

Il 6 agosto l’agenzia ANSA ha riferito di una nuova incursione denunciata dal parroco, sottolineando come le tensioni nel villaggio cristiano continuino nonostante i precedenti appelli.

Già in primavera erano stati denunciati episodi riguardanti anche un’area industriale e una cava nei pressi della cittadina. Il parroco aveva parlato di una situazione preoccupante e di tentativi di creare nuovi fatti compiuti sul terreno.

La situazione di Taybeh era stata denunciata anche nei mesi precedenti da organizzazioni e organismi ecclesiali. Nel luglio 2025 i Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme avevano chiesto alle autorità israeliane di intervenire contro gli attacchi dei coloni e di garantire la sicurezza della comunità cristiana.

«Siamo indifesi»

Al centro delle parole di padre Fawadleh c’è soprattutto la richiesta di protezione. Il parroco non parla soltanto a nome di una comunità religiosa, ma di famiglie che desiderano continuare a vivere nella propria terra, lavorare i campi, pregare e costruire il futuro dei propri figli.

La paura, però, rischia di diventare un elemento permanente della vita quotidiana.

Taybeh, infatti, è una delle ultime realtà completamente cristiane rimaste in Cisgiordania. La sua presenza assume quindi un valore particolare per la Chiesa universale, che da tempo richiama l’attenzione sul progressivo impoverimento della presenza cristiana in Terra Santa.

La voce delle Chiese di Gerusalemme

Gli appelli provenienti da Taybeh si inseriscono in una più ampia richiesta di pace e di tutela della popolazione civile.

I Patriarchi e i Capi delle Chiese di Gerusalemme hanno chiesto che gli attacchi contro la comunità vengano fermati e che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Hanno inoltre ribadito che i luoghi sacri devono essere protetti anche durante i conflitti e che i cristiani devono poter vivere, pregare e lavorare liberamente.

È una richiesta che tocca un principio essenziale: la Terra Santa non può essere terra di esclusione. La sua ricchezza è costituita anche dalla presenza delle diverse comunità religiose che da secoli la abitano.

Non dimenticare i cristiani di Terra Santa

La vicenda di Taybeh rischia di rimanere nell’ombra rispetto agli eventi drammatici che quotidianamente arrivano dalla regione. Eppure la piccola comunità cristiana continua a chiedere attenzione.

La domanda che arriva dal villaggio è semplice e drammatica: restare o andare via?

Per molti cristiani della Terra Santa, infatti, l’emigrazione non è soltanto una scelta personale. È spesso la conseguenza di una situazione nella quale sicurezza, lavoro, libertà di movimento e possibilità di progettare il futuro diventano sempre più difficili.

Per questo la vicenda di Taybeh riguarda anche la Chiesa universale e la comunità internazionale.

Difendere la presenza cristiana in Terra Santa non significa schierarsi contro un popolo o a favore di un altro. Significa affermare che ogni persona, israeliana o palestinese, cristiana, ebrea o musulmana, ha diritto alla sicurezza, alla dignità e alla propria terra.

E significa soprattutto non rassegnarsi alla logica della violenza.

Da Taybeh, dunque, arriva ancora una volta un appello che interpella le coscienze: non dimenticateci. (GPC)

Nella foto, il villaggio di Taybeh da Vatican Media

Fonti

  • Vatican News, Cisgiordania, i cristiani di Taybeh: abbandonati davanti…, 11 agosto 2026.
  • ANSA, Il parroco di Taybeh denuncia, ‘nuova incursione dei coloni’, 6 agosto 2026.
  • Difesa del Popolo, Cisgiordania. Taybeh sotto assedio dei coloni, l’allarme del parroco, 1 agosto 2026.
  • AgenSIR, Taybeh, nuovi attacchi dei coloni contro fabbrica e cava nell’unica cittadina cristiana della Cisgiordania, 19 marzo 2026.
  • Patriarchi e Capi delle Chiese di Gerusalemme, appello per la protezione della comunità cristiana di Taybeh.

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