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Taverna, Vincenzo Schettini al Festival Leoncavallo: «L’universo? Una grande sinfonia»

  • Postato il 28 agosto 2026
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Taverna, Vincenzo Schettini al Festival Leoncavallo: «L’universo? Una grande sinfonia»

Il Quotidiano del Sud
Taverna, Vincenzo Schettini al Festival Leoncavallo: «L’universo? Una grande sinfonia»

Vincenzo Schettini premiato in occasione della serata inaugurale della XXIV edizione del Festival Lirico Internazionale “Ruggiero Leoncavallo”. La nostra intervista al fisico, divulgatore scientifico, docente e musicista.


TAVERNA DI MONTALTO UFFUGO (COSENZA) – Un’esplosione di arte, energia e meraviglia ha inaugurato la XXIV edizione del Festival Lirico Internazionale “Ruggiero Leoncavallo”, con la direzione artistica di Luigi Travaglio. In Piazza N. Canonaco, a Taverna, la kermesse ha scelto la contaminazione tra linguaggi diversi per coinvolgere il pubblico e raccontare l’arte nelle sue molteplici forme, attraverso l’appuntamento “Danza, arte di strada e fisica: la magia del suono al Leoncavallo”: un mosaico di suggestioni capace di sorprendere, emozionare e accendere la curiosità degli spettatori. Sul palco la compagnia di danza A.M.I.D., con le coreografie di Ilaria Dima, e l’Accademia Creativa, protagonista de “L’ingegnoso inganno”, spettacolo ispirato al Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes. A catturare lo sguardo del pubblico sono state le performance dei saltimbanchi, tra evoluzioni e affascinanti giochi di fuoco, in un crescendo di ritmo, adrenalina e incanto.

A chiudere e, al tempo stesso, ad ampliare gli orizzonti della serata è stato Vincenzo Schettini, protagonista di un incontro che ha trasformato la fisica in un racconto fatto di suoni, vibrazioni, musica, armonia e stupore. Fisico, docente, divulgatore scientifico e musicista, Schettini ha saputo conquistare il grande pubblico portando la scienza fuori dalle aule e sui social, con il suo inconfondibile mix di competenza, ironia, energia e passione. Un’occasione per parlare non solo di fisica, ma di come sia cambiato il rapporto con il pubblico nell’era dei social, della necessità di riscoprire la pazienza dell’ascolto e del ruolo decisivo della curiosità nella formazione dei più giovani. Abbiamo intervistato Vincenzo Schettini, premiato al termine dell’evento dal sindaco di Montalto Uffugo Biagio Faragalli e dall’assessore alla Cultura e ai Grandi Eventi Silvio Ranieri, per riflettere sul futuro della divulgazione, sul rapporto tra musica e scienza, sulla scuola e sulle nuove sfide della comunicazione, ma anche per scoprire come un violino possa trasformarsi in una sorprendente porta d’accesso ai misteri dell’universo.

Vincenzo Schettini, nel 2015 è approdato su YouTube con “La fisica che ci piace”, trasformando la divulgazione scientifica in un linguaggio diretto, ironico e accessibile a tutti. Quanto è cambiato da allora il suo modo di fare divulgazione e di rapportarsi con il pubblico?

«È cambiato molto, perché cambiano i tempi e cambiano anche i social. La soglia di attenzione si è abbassata notevolmente, non solo a scuola, ma anche fuori. Mi piacerebbe che tornassimo ad abituarci a guardare e ad ascoltare contenuti più lunghi, a prenderci un po’ di tempo e ad avere più pazienza. Capisco che la vita sia frenetica e che i social ci spingano verso ritmi sempre più veloci, ma, secondo me, questo non è un bene. Quando si parla di contenuti scientifici, bisognerebbe rallentare anziché accelerare».

Ospite del Festival Lirico Internazionale “Ruggiero Leoncavallo”, ha parlato del rapporto tra fisica, musica e suono. Qual è l’aspetto più affascinante della fisica che possiamo scoprire ascoltando una voce, uno strumento musicale o anche semplicemente un rumore?

«C’è un parallelismo tra l’immagine più profonda che la fisica ci restituisce dell’universo, come una grande sinfonia, e la sinfonia prodotta da un’orchestra. Io sono un violinista. Il direttore dirige tanti strumenti che suonano insieme. Ogni strumento produce una determinata frequenza, cioè un certo numero di vibrazioni al secondo della corda o, per esempio, dell’aria all’interno di uno strumento a fiato. Questo, in musica, contribuisce a creare l’armonia, l’insieme delle note. E l’universo funziona un po’ così. Se lo guardiamo a livello subatomico, secondo la teoria delle superstringhe, le particelle sono associate a corde vibranti e sono proprio le frequenze di queste vibrazioni a determinarne l’identità. È una cosa molto bella. Di parallelismi tra musica e fisica ce ne sarebbero davvero tantissimi».

Una prospettiva che mette insieme scienza e musica in modo davvero inaspettato…

«È proprio questo il bello. Sono felice di poter raccontare la musica da un palco così importante, perché forse non è quello che ci si aspetta da un professore di fisica. E invece la musica ha sempre fatto parte della mia vita: da bambino studiavo violino e ancora oggi continuo a portare questa passione dentro il mio lavoro».

Musica e fisica condividono elementi come frequenza, vibrazione, ritmo e armonia. Conoscere la fisica del suono può cambiare il nostro modo di ascoltare la musica?

«Sì, certo. Diventiamo più curiosi. Se comprendi il concetto di frequenza, di armonia, di ritmo, di durata e di intervallo e lo applichi alla musica, inizi ad ascoltarla in maniera diversa».

Vincenzo Schettini, possiamo svelare qualche curiosità sul suo rapporto con il violino e “Cavalleria rusticana”, in scena al festival Leoncavallo questa sera (28 agosto)?

«Ho suonato “Cavalleria rusticana” in orchestra quando ero violinista. Il violino è uno degli strumenti che accompagnano l’opera e, proprio attraverso le frequenze, si crea qualcosa di molto interessante: primi e secondi violini suonano note diverse, ma insieme costruiscono l’armonia. È lo stesso principio di cui parlavamo prima».

La sua divulgazione unisce competenza, ironia, energia e passione. Quanto conta riuscire a suscitare emozione e curiosità per avvicinare soprattutto i giovani alla scienza?

«È fondamentale. Un insegnante deve arrivare alla mente, ma anche al cuore dei ragazzi. Quando ci riesce, lascia qualcosa che resta nel tempo. Alla fine, è questo che facciamo in classe. La scuola sta cambiando molto, ma il pilastro restiamo noi professori, con la nostra passione. E i ragazzi questo lo capiscono».

Il pubblico l’ha seguita non soltanto dai banchi di scuola e sui social, ma anche a teatro…

«Sì, è stata un’esperienza bellissima. A proposito, tornerò il 7 maggio 2027 al Garden Rende con uno spettacolo completamente nuovo che si chiama “Viaggio al centro della fisica”. Questa volta, non sarà una lezione-show. Sarà un viaggio. Il viaggio accompagna tutti noi, è parte della vita di ogni essere umano. Lo percorreremo insieme attraverso la conoscenza e arriveremo a un finale che, vi posso assicurare, sarà super commovente. È uno spettacolo che sto scrivendo insieme a Paolo Ruffini. Vi aspetto a teatro!».

Vincenzo Schettini, quanto conta oggi il rapporto diretto con il pubblico?

«Conta tantissimo. Vedere le persone, parlarci, rispondere alle loro domande è un’altra cosa. Il rapporto diretto fa la differenza. Chi viene a vedermi spesso mi dice: “Prof, belli i video, bellissimi i reel, ma dal vivo è tutta un’altra roba”».

Qual è oggi la sfida più importante per un divulgatore?

«Far capire, soprattutto ai giovani, che la conoscenza è un’opportunità enorme. È un’opportunità per sé stessi, è crescita. Questo, secondo me, è il ruolo più importante di un divulgatore. Io ci tengo particolarmente».

Qual è il messaggio che sente di dover lasciare ai ragazzi?

«Non inseguite i risultati immediati. Nella vita i risultati vanno costruiti, e per farlo serve pazienza. Bisogna allenarsi alla pazienza, perché viviamo in un mondo che non ci abitua ad aspettare e che illude i giovani che tutto possa arrivare subito. Ma non è così».

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