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Taranto chiede più acqua lucana

  • Postato il 18 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Taranto chiede più acqua lucana

Il Quotidiano del Sud
Taranto chiede più acqua lucana

Taranto chiede più acqua lucana. Cia Due Mari lamenta quantitativi insufficienti per i campi. Dalla diga di San Giuliano arriverebbero solo 600 litri al secondo: «Troppo poco».


MATERA- «La misura è colma». Più o meno come lo sono state le dighe lucane durante l’estate, grazie a un quantitativo invasato che ha scongiurato problematiche legate a una siccità che, pure, non è mancata. La misura in questione, però, è quella della provincia di Taranto che, tramite la voce di Cia Due Mari, lamenta la presunta mancata osservanza, da parte della Regione Basilicata, dei quantitativi d’acqua da immettere, via canale, dalla Diga di San Giuliano ai campi tarantini, dove invece la mancanza di approvvigionamenti idrici si è fatta sentire. Al momento, nonostante il principio di comproprietà al 50% rammentato dal comitato, dai vicini lucani sarebbe al momento corrisposto non più di 600 litri al secondo, a fronte dei 1.000 richiesti.

In sostanza, secondo il presidente di Cia Due Mari, Giannicola D’Amico, «la Basilicata continua a calpestare palesemente la comproprietà della diga di San Giuliano, gestendo l’infrastruttura in modo totalmente unilaterale e incurante dei danni enormi che sta provocando al nostro territorio». Il quantitativo d’acqua corrisposto, infatti, non sarebbe sufficiente a garantire la corretta irrigazione dei campi pugliesi, creando delle zone di forte severità idrica, come Palagianello, dove l’acqua addirittura non riuscirebbe ad arrivare.

ACQUA A TARANTO: LE ACCUSE SULLA GESTIONE DELL’ACQUA E I RISCHI PER L’AGRICOLTURA LUCANA

A rischio, secondo Cia Due Mari, sarebbe l’intero comparto dell’uva da tavola (settore falcidiato dalla siccità anche in Basilicata, tanto da aver reso necessario, in entrambe le regioni, anticipare la vendemmia). Secondo Vito Rubino, «siamo di fronte a una situazione drammatica e paradossale. La Basilicata utilizza l’acqua della diga già dal mese di gennaio, mentre la Puglia vi accede solo da aprile-maggio. Viene da chiedersi, ironicamente, se la Basilicata disponga improvvisamente di sterminate coltivazioni di risaie, considerati i volumi d’acqua spropositati impiegati rispetto agli ettari effettivamente coltivati». L’unica soluzione a stretto giro, secondo il comitato, sarebbe un incontro tra i due presidenti della Regione, Antonio Decaro e Vito Bardi, «per sbrogliare una volta per tutte questa matassa e restituire dignità e diritti agli agricoltori pugliesi».

ACQUA LUCANA A TARANTO: GLI ACCORDI REGIONALI E I NODI ECONOMICI CON ACQUEDOTTO PUGLIESE

Un tema, quello della ripartizione idrica, che chiama direttamente in causa gli accordi tra Puglia e Basilicata, con quest’ultima chiamata alla distribuzione delle risorse negli invasi attraverso lo schema Ofanto, specie nelle fasi in cui, come avvenuto quest’estate, i livelli d’acqua sono tali da rendere necessarie le operazioni di sversamento. Un approvvigionamento che, in ogni caso, non è privo di oneri per i riceventi. Secondo i consiglieri regionali di Basilicata Casa Comune, Angelo Chiorazzo e Giovanni Vizziello, il credito vantato dalla Regione nei confronti di Acquedotto Pugliese (per le annualità 2022-2025) ammonterebbe a 52.575.710 di euro, da versare con piano di rientro quinquennale a pagamento trimestrale dal 30 giugno 2026.

LE RICHIESTE SUI FONDI E IL RIEQUILIBRIO TERRITORIALE

«Già lo scorso anno – hanno spiegato – avevamo chiesto alla Regione di procedere alla programmazione del 20% delle somme incassate per la vendita dell’acqua all’ingrosso, che la legge destina al riequilibrio territoriale. La stessa Regione ci rispose che si sarebbe proceduto dopo la quantificazione e il trasferimento delle risorse». E oggi che «la quantificazione c’è e il piano di rientro è stato definito», resta da capire quanto, fin qui, Via Verrastro sia riuscita a ottenere:.«Per questo chiediamo di sapere quanto è stato effettivamente incassato sino ad oggi, a quanto ammonta il 20% da destinare ai territori e quando sarà convocato il Comitato di Coordinamento e Monitoraggio con i Sindaci per procedere alla programmazione e alla ripartizione delle somme».

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