Svolta in Giappone: via libera export armi letali. Ira della CIna
- Postato il 21 aprile 2026
- Estero
- Di Agi.it
- 0 Visualizzazioni
- 8 min di lettura
Svolta in Giappone: via libera export armi letali. Ira della CIna
AGI - Svolta storica per il Giappone, che ha annunciato un allentamento delle norme in vigore da decenni sull'esportazione di armi, un nuovo passo verso una politica di sicurezza più autonoma e assertiva.
Come prevedibile, non si è fatta attendere la reazione irata della Cina, che ha promesso di vigilare contro quella che ha definito una "militarizzazione sconsiderata".
Fine del divieto sulle armi letali
La riforma, ha spiegato il portavoce del governo, Minoru Kihara, pone fine al divieto di vendita di armi letali in vigore dagli anni '70 e ha l'obiettivo di aprire al Giappone una strada verso un ruolo di primo piano nel mercato internazionale della difesa, destinato a diventare un importante volano di crescita in una fase storica in cui gli alleati degli Usa sono chiamati a una maggiore autonomia.
Le motivazioni del governo
"Queste decisioni sono state prese in un momento in cui i cambiamenti nel contesto di sicurezza che circonda il nostro Paese si stanno verificando a un ritmo accelerato e servono a garantire la sicurezza del Giappone, contribuendo al contempo in modo ancora maggiore alla pace e alla stabilita' nella regione e nella comunità internazionale", ha dichiarato Kihara in una conferenza stampa, "oggi, nessuna nazione può salvaguardare la propria pace e sicurezza da sola".
I limiti precedenti e la riforma del 2014
Al momento, in seguito a una legge del 2014 che ha attenuato le rigide limitazioni preesistenti, le esportazioni sono limitate alle attrezzature dedicate a cinque settori specifici: ricerca e soccorso, trasporto, allerta, sorveglianza e sminamento.
L’annuncio della premier Takaichi
Ora, ha spiegato su X la premier Sanae Takaichi ha pubblicato su X, "con questa modifica, in linea di principio, sara' possibile il trasferimento di tutte le attrezzature per la difesa". L'annuncio ha suscitato reazioni contrastanti nell'opinione pubblica nipponica, divisa tra chi vuole una nazione in grado di fare da argine a Pechino e Pyongyang senza dipendere del tutto dagli Usa per la propria sicurezza e chi resta fedele alla vocazione pacifista imposta dagli occupanti americani dopo la disfatta bellica del Sol Levante.
I favorevoli salutano un cambiamento che dovrebbe integrare ulteriormente Tokyo nelle catene di approvvigionamento internazionale del settore e rafforzare, così, i legami con gli alleati in ambito militare, diplomatico ed economico con le nazioni partner.
Critiche e proteste
I critici accusano invece Takaichi di aver imboccato una pericolosa svolta bellicista e hanno annunciato manifestazioni di protesta in tutto il Paese. Secondo un sondaggio di Nhk, il 53% dei cittadini si oppone alla riforma, mentre appena il 32% la appoggia con convinzione.
Heigo Sato, esperto di controllo degli armamenti presso l'Università di Takushoku, ha spiegato ad Afp che Tokyo deve sfruttare questo periodo di pace per assicurare la propria prontezza operativa e istituire "un sistema che assicuri il regolare scambio di armi e munizioni" tra gli alleati. Un siffatto flusso bidirezionale, ha aggiunto l'esperto, renderebbe più facile al Giappone ricevere aiuto dai partner in caso di un conflitto prolungato e inaspettato.
Le garanzie del governo
Takaichi ha garantito che le esportazioni "saranno limitate ai paesi che si impegnano a utilizzare le attrezzature in modo coerente con la Carta delle Nazioni Unite". "Non c'è assolutamente alcun cambiamento nel nostro impegno per i principi fondamentali che abbiamo seguito per oltre 80 anni come nazione pacifista dalla fine della guerra", ha aggiunto il primo ministro nazionalista.
I precedenti storici
Negli anni '50, durante la guerra di Corea, il Giappone era stato un rilevante fornitore di munizioni e materiale militare ma nel 1967 adottò un divieto condizionale di esportazione di armi, diventato totale dieci anni dopo e allentato dalla summenzionata riforma del 2014.
Del provvedimento odierno è una clausola in particolare che allarma il Dragone: la possibilita' di vendere armi a Paesi in conflitto in presenza di "circostanze speciali".
Il nodo Taiwan
Il governo cinese teme quindi che, qualora tenti di annettere il Taiwan con la forza, Taipei potrebbe contare sul sostegno di un Giappone che mesi fa, poco dopo l'elezione di Takaichi, aveva aperto a un possibile intervento a sostegno dell'isola nel mirino cinese.
"La comunità internazionale, inclusa la Cina, resterà altamente vigile e si opporrà fermamente alla nuova militarizzazione sconsiderata del Giappone", ha dichiarato oggi in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Guo Jiakun, che ha espresso "seria preoccupazione". Guo ha esortato Tokyo a ricordare le proprie responsabilita' storiche e ad agire con prudenza per evitare tensioni regionali.
La strategia di sicurezza del 2022
È soprattutto l'espansione dell'influenza cinese nell'Indo-Pacifico, pero', ad aver spinto il Giappone ad adottare, nel 2022, una nuova strategia di sicurezza che prevede un rafforzamento delle proprie capacita' militari e l'acquisizione di armamenti avanzati.
Continua a leggere...