Superbonus 110%, sequestri preventivi di crediti d’imposta fittizi per 7 milioni di euro a Torino
- Postato il 12 maggio 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Una presunta frode legata al Superbonus 110% da circa 7 milioni di euro è al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Torino e condotta dalla Guardia di finanza. Nei giorni scorsi i militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito un sequestro preventivo disposto dal gip del tribunale torinese su beni e crediti fiscali riconducibili agli indagati.
L’indagine
Secondo gli investigatori, una società edile di Torino avrebbe creato crediti d’imposta fittizi attraverso false pratiche relative a lavori di efficientamento energetico e miglioramento sismico mai eseguiti in un condominio del capoluogo piemontese.
L’indagine riguarda l’amministratore di fatto della società e quattro professionisti: due architetti torinesi, un ingegnere milanese e un commercialista del Napoletano. A vario titolo sono accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti e riciclaggio. Le contestazioni sono al momento formulate nell’ambito delle indagini preliminari e gli indagati possono far valere la propria estraneità ai fatti.
La frode
Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, ai condomini sarebbe stato proposto un intervento “a costo zero” tramite sconto in fattura e cessione del credito fiscale. I residenti avevano quindi firmato un contratto d’appalto con lavori da completare entro dicembre 2023. Tuttavia, le opere non sarebbero mai state realizzate.
Nonostante questo, la società avrebbe emesso fatture e ottenuto crediti fiscali grazie a false asseverazioni tecniche e a un presunto visto di conformità irregolare trasmesso all’Agenzia delle Entrate. Parte dei crediti sarebbe poi stata ceduta a terzi, mentre un’altra quota sarebbe rimasta nella disponibilità della società per successive compensazioni fiscali.
Il sequestro
Le indagini hanno portato al sequestro di crediti d’imposta e altri beni per un valore complessivo di circa 7 milioni di euro, pari al profitto ritenuto illecito. Determinante, spiegano gli investigatori, anche la collaborazione con gli uffici dell’Agenzia delle Entrate per ricostruire la movimentazione dei crediti fiscali.
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