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In sintesi
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Mentre l'Italia riprende fiato dopo mesi di caldo attanagliante, l'Indonesia sta vivendo la peggiore stagione degli incendi degli ultimi undici anni, regalo del Super El Niño 2026 (oltre che della sempre presente e non ignorabile crisi climatica). Dal suo inizio ufficiale a giugno, Godzilla – questo l'affettuoso appellativo dato al Bambino di quest'anno – ha già reso molto più estremi gli eventi climatici che colpiscono stagionalmente le diverse regioni del mondo. Il New Scientist ha fatto una previsione di cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi, stilando una sorta di "calendario dell'avvento" di tutti i regali (che proseguiranno ben oltre il Natale) di El Niño.. Fine 2026: disastri in Asia e Africa
Dobbiamo tornare indietro di oltre cento anni per vedere un inizio ottobre ancora senza uragani sull'Oceano Atlantico: ora sono tutti in attesa del primo, che secondo le previsioni disponibili nel momento in cui scriviamo dovrebbe arrivare a breve sul Golfo del Messico. Ma l'altro lato della medaglia di questa calma atlantica è una forte agitazione pacifica (ossimoro non voluto). El Niño agisce infatti in modo opposto sui due oceani: nell'Atlantico rafforza i venti in quota, che smontano le tempeste prima che diventino uragani; nel Pacifico invece li indebolisce, permettendo all'aria scaldata dall'acqua calda di avvitarsi fino a formare tifoni. Guardando al passato possiamo capire cosa aspettarci: durante i tre precedenti Super El Niño, l'Asia orientale è stata colpita in autunno da più di 20 tifoni. Quest'anno Filippine e Giappone sono già stati investiti, e altri tifoni sono probabili, perché la temperatura superficiale del mare continua a salire.. Dall'altra parte del mondo, in Africa, al momento stanno invece facendo i conti con le conseguenze della siccità estrema della stagione (che dovrebbe essere) delle piogge. Per novembre e dicembre ci si aspetta una spaccatura del continente: da un lato Etiopia, Kenya e Somalia dovranno fare i conti con alluvioni e forti piogge; dall'altro Malawi, Zambia e Zimbabwe registreranno i più bassi livelli di pioggia degli ultimi 75 anni.. Anno nuovo tra frane e allagamenti nelle Americhe
Il 2027 non inizierà nel migliore dei modi per i peruviani, che a fine Ottocento identificarono e diedero il nome a El Niño: il Paese dovrà fare i conti con forti alluvioni e possibili frane, che potrebbero estendersi fino al Nord America e colpire duramente anche la California.. Alluvioni e ristagni d'acqua potrebbero non solo mandare in tilt i sistemi fognari, contaminando l'acqua potabile e diffondendo infezioni batteriche come il colera e la leptospirosi, ma anche favorire la proliferazione delle zanzare, che trasmettono diversi virus tra cui la dengue e la malaria. «I problemi più gravi si verificano di solito dove condizioni meteorologiche anomale coincidono con disuguaglianze socio-economiche», afferma Rachel Lowe, esperta che studia l'impatto del clima sulle malattie infettive. Per dirla in modo più terra-terra: piove sempre sul bagnato.. Sbiancamento dei coralli e il ritorno del caldo
Lo scorso giugno abbiamo vissuto il quarto episodio di sbiancamento dei coralli di massa; alla fine della prossima estate australe (che coincide con l'inizio della nostra primavera) le temperature superficiali oceaniche toccheranno il loro massimo, e i reef di tutto il mondo saranno di nuovo a rischio. «Se raggiungeremo un punto di non ritorno, non torneranno più al livello di prima», avverte il climatologo Michael Meredith.. Il picco di El Niño è previsto per la fine del 2026, ma la NOAA prevede che il fenomeno persisterà fino a marzo-maggio 2027; nella seconda metà dell'anno dovrebbe arrivare La Niña, ma le previsioni a riguardo non sono precise. Guardando al passato, i Super El Niño sono spesso stati seguiti da Super La Niña, che causa eventi climatici estremi opposti a El Niño provocando quello che in gergo viene chiamato "colpo di frusta climatico". Secondo alcuni esperti, El Niño e La Niña sono resi più intensi dai cambiamenti climatici: «Ci troviamo molto più spesso in una fase di El Niño o di La Niña che in una neutra: possiamo e dobbiamo farci trovare pronti», conclude Ilan Kelman dello University College London..
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