Sull’assedio dei coloni a Qusra il silenzio record del governo Meloni. Ma ecco la proposta di Giorgio Gori: pregare (su Twitter)
- Postato il 16 agosto 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Ha informato sul terremoto sull’Indonesia, ha polemizzato in quella barbosa partita di padel con la Spagna su Ceuta, ha onorato com’è giusto che sia le vittime del Ponte Morandi, ha perfino chiamato al telefono la formidabile nuotatrice azzurra Sara Curtis, avendo evidentemente a disposizione un bel po’ di tempo. Ma in questi giorni (tre, quattro, cinque, sei) in cui si consuma lo scandalo dell’assedio dei coloni al villaggio di Qusra, in Cisgiordania, il ministro degli Esteri Antonio Tajani non è riuscito a esprimere una linea del governo: una linea contraria (come di solito sui coloni è perfino quella del governo Meloni sia pure con ampi panegirici), una linea morbida, una linea qualsiasi, una dichiarazione, un pensiero, un motto. Zero. La Farnesina si è limitata a far sapere che stava “monitorando” la situazione quando in mezzo alla storia di Qusra sono spuntati alcuni cittadini italiani, allontanati (“evacuati” con il linguaggio dell’Idf) da alcune abitazioni della zona.
Eppure davanti a sé il governo aveva un’autostrada perché nel frattempo si sono espressi tutti. Addirittura l’ambasciatore americano in Israele Mike Huckabee ha parlato di “atti ripugnanti di terrorismo”. La Spagna ha condannato e chiesto al governo di Netanyahu di intervenire per proteggere la popolazione, mentre la Francia ha chiesto senza mezzi termini a Israele di arrestare e processare i coloni protagonisti dell’assalto. L’estremo del paradosso è toccato dal fatto che a condannare i fatti di Qusra è stato non solo e non tanto il rivale di Netanyahu alle elezioni Gadi Eisenkot (“È il risultato di una politica irresponsabile, di un governo gestito con impotenza e irresponsabilità” dice) ma perfino il capo del “Consiglio Yeshà“, organizzazione che riunisce tutti i cosiddetti “insediamenti” israeliani in Cisgiordania: “Quello che sta accadendo a Qusra è grave e non rispecchia il nostro modo di agire. Non c’è posto per decidere privatamente di costruire ‘una collina’à nel cortile di una casa, nemmeno quando si tratta di un’abitazione abusiva o di un tentativo di prendere il controllo dell’area. Non c’è alcuna giustificazione per la violenza contro persone innocenti o contro le forze di sicurezza”.
Oggi ha parlato Papa Leone XIV, mentre nei giorni scorsi l’Ue ha dovuto ribadire che “non abbiamo altro da aggiungere oltre alla nostra posizione precedente, ovvero che la violenza dei coloni, le intimidazioni e la distruzione di armi e beni devono cessare, e chiediamo a Israele di intraprendere azioni concrete per prevenire la violenza dei coloni e garantire che gli autori di questi crimini siano chiamati a risponderne”. Certo, Bruxelles poi quando deve passare dal dire al fare non attraversa mai il mare, ma nel frattempo l’esecutivo di Roma – che già si è contraddistinto per la battaglia in Europa per bloccare le sanzioni a Israele – osserva ora il suo religioso silenzio.
L’alternativa, nel frattempo, la dà Giorgio Gori, l’eurodeputato del Pd, esponente della corrente cosiddetta “riformista” che un giorno sì e l’altro sì chiede chiarimenti e certezze alla segreteria del partito sulla politica estera. Scrive Gori su X: “Poche persone mi fanno orrore come i coloni suprematisti ebrei. Pazzi fanatici, crudeli criminali. Prego perché il voto di ottobre li metta all’angolo, e così chi li protegge, e gli uni e gli altri abbiano a pagare per le loro violenze. Prego perché Israele possa riscattarsi da questa immensa vergogna”. Finalmente è chiara la proposta dei riformisti del Pd, insomma: davanti alla sciagura del governo Netanyahu, dello strazio di Gaza e dello scandalo dei coloni in Cisgiordania la strada è pregare su Twitter.
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