Stellantis ferma la produzione di Carrozzeria Mirafiori anche il 7 e l’8 settembre
- Postato il 4 settembre 2026
- Economia
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Nuova fermata produttiva di Stellantis. L’azienda l’ha comunicato questa mattina alle rappresentanze sindacali: il 7 e l’8 settembre stop alla produzione in Carrozzeria Mirafiori. La decisione arriva dopo che la produzione era rimasta ferma anche negli ultimi tre giorni per mancanza di componenti.
Preoccupazione e indignazione dalla Fiom Cgil di Torino. Per il segretario generale Edi Lazzi «i campanelli di allarme che ormai denunciamo da mesi sono diventati sirene».
Oltre ai lavoratori della Carrozzeria, secondo fonti Fiom a breve potranno essere coinvolti dalle fermate produttive anche quelli di altri settori di Mirafiori come le Presse. Queste fermate potranno avere anche pesanti ripercussioni sulle aziende produttrici di componenti.
«Non si può più attendere, le istituzioni a tutti i livelli non possono più far finta che vada tutto bene e devono convocare immediatamente i vertici aziendali, insieme alle organizzazioni sindacali, per portare nel breve periodo almeno un nuovo modello funzionale a far superare questo stallo produttivo dovuto alle scarse vendite della 500 che sono determinate non certo per la mancanza di motori o componenti» – prosegue Lazzi. «Il mix di irresponsabilità mostrata da Elkann e Filosa da una parte e dalle istituzioni dall’altra, stanno portando nel baratro industriale il nostro territorio, facendone pagare le conseguenze alle lavoratrici e i lavoratori. Noi, viceversa, ci stiamo battendo per il rilancio industriale di Torino» conclude.
Le fermate degli ultimi giorni si inseriscono infatti in un contesto difficile per l’automotive a Torino, che era uno dei simboli in Italia del settore. In generale, l’industria di produzione auto è in sofferenza in Italia rispetto al mercato. La Fiom fa notare che «nel 2025 in Italia si sono vendute circa 1,5 milioni di automobili. Nello stesso periodo, negli stabilimenti italiani se ne sono prodotte appena 300mila. Un divario enorme, che non è un incidente ma il sintomo di una scelta industriale sbagliata. Ogni auto comprata e non prodotta qui è lavoro che se ne va, indotto che si prosciuga, competenze che si disperdono. Mentre gli italiani continuano a scegliere l’automobile come mezzo di trasporto, gli stabilimenti Stellantis restano fermi tra cassa integrazione e modelli mai assegnati. Il valore aggiunto lo produce chi lavora, ma se non si produce qui, quel valore va perso».
«Come FIOM lo ripetiamo da anni: servono investimenti veri, nuovi modelli per saturare la capacità produttiva degli stabilimenti italiani, un piano industriale che non scarichi la crisi sulle spalle di chi lavora. Non bastano gli incentivi alla domanda se poi le fabbriche restano vuote.
Non ci arrendiamo al declino. La produzione va rilanciata, e lo diciamo a Stellantis e al Governo: il tempo delle promesse è finito».
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