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Stagnazione, caso Epstein, emorragia di voti: così Keir Starmer si è logorato fino alle dimissioni

  • Postato il 22 giugno 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Stagnazione, caso Epstein, emorragia di voti: così Keir Starmer si è logorato fino alle dimissioni

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato venerdì il trionfo di Andy Burnham nell’elezione suppletiva per il seggio di Makerfield alla Camera dei Comuni. La schiacciante vittoria del popolarissimo ex sindaco di Manchester ha consegnato ai parlamentari ribelli del Partito laburista l’alternativa naturale e pronta all’uso per rimpiazzare fin da subito Keir Starmer a Downing Street e il primo ministro laburista, il sesto capo del governo del Regno Unito in 10 anni, non ha potuto fare altro che prenderne atto. Ma la sua crisi era iniziata da tempo.

A meno di due anni dal trionfo elettorale del 4 luglio 2024, il logoramento politico del leader è stato rapidissimo. A travolgerlo è stato il combinato disposto tra stagnazione economica, scandali personali ed emorragie di ministri chiave. Nonostante le promesse di stabilità, il governo non è riuscito a rilanciare la crescita e l’inflazione, dopo essere rientrata dai picchi record degli anni precedenti, è tornata a superare il 3% all’inizio del 2026 per effetto delle tensioni energetiche internazionali seguite all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, in un contesto già segnato dalle conseguenze della guerra in Ucraina. La Banca d’Inghilterra ha così rinviato i tagli dei tassi attesi dai mercati, mantenendo elevato il costo del credito e aggravando la pressione su milioni di famiglie con mutui immobiliari. Il rincaro dei beni alimentari e delle utenze, insieme alle repentine retromarce di Starmer sulle riforme dello stato sociale, ha finito per alienare una parte consistente dell’elettorato, già deluso dall’assenza dei benefici economici promessi dopo il cambio di governo e logorato dalla stagnazione seguita alla Brexit.

L’immagine di Starmer come leader integro è stata, poi, profondamente scossa dalla nomina di Peter Mandelson come ambasciatore nel Regno Unito negli Stati Uniti. Quando sono emersi i messaggi personali e i suoi legami con Jeffrey Epstein, il premier è stato costretto a licenziarlo, ma la gestione opaca del processo di selezione e i sospetti di aver mentito ai parlamentari hanno alimentato la percezione di un Labour troppo vicino alle élite finanziarie e distante dai cittadini comuni.

L’accelerazione è arrivata nelle ultime settimane, in cui il governo ha perso due pesi massimi, trasformando il malumore interno in una crisi dichiarata. Wes Streeting, ministro della Salute, ha lasciato sbattendo la porta e accusando il premier di totale indecisione e mancanza di visione, e ora avrebbe intenzione di candidarsi alla successione alla guida del Labour. Il titolare della Difesa John Healey si è dimesso a causa di uno scontro sui fondi militari, accusando Starmer di non aver mantenuto gli impegni sulla sicurezza nazionale.

A maggio 2026, infine, le elezioni amministrative si sono trasformate in una disfatta senza precedenti per il Labour, che ha perso circa 1.500 consiglieri comunali in tutto il Paese. Questo tracollo ha certificato lo sfaldamento del bipartitismo tradizionale e la fuga degli elettori verso il Green Party e Reform UK del’euroscettico Nigel Farage, che ora chiede le elezioni generali. “In questo contesto, la vittoria di Burnham a Makerfield ha assunto un significato che va ben oltre la conquista di un seggio: per molti deputati laburisti rappresenta ormai l’unica via d’uscita da una crisi che minaccia di travolgere il partito prima ancora della fine della legislatura.

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