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La tragica avventura del capitano britannico sir John Franklin (1786-1847), sparito tra le acque dell'Artico a bordo delle navi HMS Erebus e HMS Terror, tra il 1847 e il 1850, in un'epoca in cui non esistevano né radio né telegrafo, continua a fornirci indizi per l'identificazione dell'equipaggio.
A quasi due secoli dalla scomparsa delle navi, un gruppo di antropologi dell'Università di Waterloo (Canada), grazie a uno studio genetico pubblicato su Journal of Archaeological Science: Reports è riuscito a fornire l'identità di quattro marinai i cui resti erano stati rinvenuti sull'Isola di Re Guglielmo, nel Nunavut.. I membri dell'equipaggio
Grazie all'analisi del DNA estratto dai resti ossei e al confronto con i campioni donati dai discendenti, gli scienziati hanno identificato quattro membri dell'equipaggio: il marinaio William Orren, il cameriere degli ufficiali John Bridgens, il mozzo David Young e il sottufficiale della HMS Terror Harry Peglar. I resti di Peglar sono stati trovati in una località a circa 130 chilometri di distanza da Erebus Bay, il sito dove sono stati invece identificati gli altri tre compagni, a riprova del disperato tentativo di fuga dell'uomo.. Non tutti morirono per cannibalismo
La spedizione Franklin, che conta la perdita di 129 uomini, è nota per le testimonianze degli Inuit e i successivi rilievi che confermarono episodi di cannibalismo tra i sopravvissuti.. Ma lo studio condotto su Orren, Bridgens e Young (tutti dell'Erebus e morti nella Baia di Erebus) non ha evidenziato segni di cannibalismo. Questi uomini probabilmente morirono per una combinazione letale di scorbuto, fame e ipotermia durante le prime fasi del tentativo di fuga a piedi..
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