Sinner e Alcaraz, perché Zverev è una minaccia: la classifica ATP non c’entra. Bertolucci attacca ancora: “E’ una follia”
- Postato il 13 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Tutto pronto per la finale degli US Open tra Sascha Zverev e Ben Shelton. Da una parte il tedesco che sogna il secondo titolo slam della sua carriera, dall’altra lo statunitense che vuole rompere la maledizione a stelle e strisce nei major. Tanti gli spettatori interessati, a cominciare da Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che seguono molto da vicino l’ascesa prorompente di Zverev che sta vivendo un 2026 da sogno.
- Perché Zverev è una minaccia
- Il possibile sorpasso in classifica
- Bertolucci attacca gli US Open: “Così non è sport”
Perché Zverev è una minaccia
I calendari del mondo del tennis sono sempre più serrati e forse sono condannati a esserlo ancora di più, visto che l’ATP ha già dato il via a un nuovo Masters 1000 che si giocherà in Arabia Saudita. I giocatori non possono fare altro che adeguarsi, trovare le contromisure necessarie e fare i conti con viaggio, spostamenti, mesi lontano da casa e gli inevitabili infortuni. Jannik Sinner già da tempo ha deciso di avere un calendario misurato sulla possibilità di concedersi il giusto riposo ma ovviamente i problemi fisici, come quello al ginocchio, sono dietro l’angolo.
C’è un dato che dimostra che Alexander Zverev, a prescindere da come andrà la finale agli US Open con Ben Shelton, è una minaccia. Il tedesco è in svantaggio 11-4 negli scontri diretti con Sinner, e di misura anche con Alcaraz (che guida 7-6). Ma Sascha sembra avere un vantaggio: non si ferma praticamente mai. Dopo il terribile infortunio del 2022, Zverev non si è fermato praticamente mai. Nella stagione del rientro nel 2023 ha giocato 78 match, nel 2024 è andato anche oltre con 83, nel 2025 ancora sopra quota 80 (82) e fino a ora nel 2026 con ancora tanta strada da fare è a quota 65.
Numeri che testimoniano la sua costanza di essere sempre presente, di racimolare punti e soprattutto di riuscire a capitalizzare le assenze di Sinner e Alcaraz: è accaduto al Roland Garros dove ha conquistato il primo slam della sua carriera, ed è successo agli US Open dove potrebbe mettere in bacheca il secondo. Poteva succedere anche a Wimbledon se sulla sua strada in finale non avesse trovato proprio Sinner. I numeri di Sinner e Alcaraz sono decisamente inferiori in termini di presenze: Jannik ha avuto un 2024 da 79 partite, prima di scendere a 64 nel 2025 (complice la squalifica) e per ora è fermo a 47. Alcaraz ha vissuto un 2024 da 65 partite, un 2025 con 75 impegni e forse la sua stagione miglior sino a ora e un 2026 che lo vede fermo a quota 30. La distanza da Zverev è siderale.
Il possibile sorpasso in classifica
Nessuno avrebbe pensato che la prima posizione di Jannik Sinner in testa alla classifica ATP potesse essere in pericolo, soprattutto dopo l’infortunio di Carlos Alcaraz. Invece Sascha Zverev ha vissuto la sua stagione migliore e ha sfruttato al meglio anche le disavventure dei suoi avversari. In caso di vittoria a New York, il tedesco salirebbe a quota 9690 mentre Sinner scenderebbe a 11500 punti. Un distacco che si riduce a soli 1810 punti ma nel finale di stagione l’azzurro deve difendere 3350 punti mentre il tedesco solo 1080. I punti in palio sono ancora 5250 e Sascha sogna di poter prendersi la vetta della classifica e coronare un traguardo che ancora gli manca.
Bertolucci attacca gli US Open: “Così non è sport”
Gli US Open 2026 verranno ricordati anche per un calendario di gare che per minimizzare molto, ha fatto storcere il naso. Tante volte, troppe, il programma di gara è finito ben oltre la mezzanotte con la partita tra Alcaraz e Shelton che si è conclusa addirittura intorno alle 3.30 del mattino. Una situazione che non è piaciuta a nessuno e che ha scatenato a più riprese le ire di Paolo Bertolucci che attacca ancora dalle pagine della Gazzetta dello Sport: “I match terminati a notte fonde sono una follia. Non c’è nessuno sport che imponga condizioni simili. Così non è sport ma solo un modo per fare del mondo al tennis e ai suoi protagonisti. Poi ci si domanda perché i giocatori si facciano male. Ma anche loro hanno delle responsabilità, se dicessero tutti insieme che a certe condizioni non si entra in campo, i tornei prenderebbero provvedimenti”.