Sicurezza, incontro a Roma tra la sindaca Salis e il ministro dell’Interno Piantedosi
- Postato il 6 agosto 2026
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- Di Genova24
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Genova. Un piano di azione mirato per la sicurezza in centro storico. Riparte da qui, per ora, il dialogo tra il Comune di Genova e il ministero dell’Interno, arenato, nei giorni scorsi, sulle questioni di taser e cpr.
Un’azione per potenziare la presenza delle forze dell’ordine e coordinarla con quella della polizia locale nella “città vecchia”, al centro di numerosi episodi di degrado e criminalità, è stato uno dei punti affrontati questa mattina a Roma in un incontro che ha visto allo stesso tavolo la sindaca di Genova Silvia Salis e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Da settimane la questione è al centro del dibattito politico e una visita del ministro era attesa a Genova alla fine di luglio. Visita mai calendarizzata ufficialmente ma saltata in maniera definitiva.
Il percorso per arrivare alla firma dei “patti per la sicurezza” chiesti dall’amministrazione genovese – quindi per avere un potenziamento delle forze dell’ordine sul territorio – si era incagliata, appunto, sulla proposta del ministero di realizzare a Genova un Cpr, un centro di detenzione per immigrati irregolari, e di dotare la polizia locale di taser.
L’introduzione dell’arma a impulsi elettrici con fine soprattutto deterrente – per cui ultimamente la Lega ha lanciato una petizione e fortemente caldeggiata anche dalle fila di Futuro Nazionale – era stata avviata in forma embrionale durante il governo Bucci, con l’acquisto di due dispositivi mai realmente entrati in funzione non essendo mai stato approvato un regolamento ad hoc. Con il cambio di amministrazione la sperimentazione era stata troncata definitivamente sul nascere anche sulla scia dei fatti di cronaca: nell’estate del 2025 il cittadino Elton Bani era rimasto ucciso dopo essere stato colpito dal dardo di un taser lanciato da un carabiniere durante un’operazione di polizia a Sant’Olcese (Genova).
Anche la costruzione di un Cpr era stata definita dal Comune “irricevibile”. Si tratta di una soluzione che già in passato era stata presa in considerazione dal Viminale e rigettata, anche dalla precedente amministrazione di centrodestra.