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Sellata -Pierfaone, prima degli interessi viene la legge: sequestrata l’area della Seggiovia

  • Postato il 3 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Sellata -Pierfaone, prima degli interessi viene la legge: sequestrata l’area della Seggiovia

Il Quotidiano del Sud
Sellata -Pierfaone, prima degli interessi viene la legge: sequestrata l’area della Seggiovia

Sellata -Pierfaone, prima degli interessi viene la legge: sequestrata l’area della Seggiovia. Una domanda alla quale le istituzioni devono dare una risposta documentata: come è stato possibile escludere un’incidenza significativa sul sito protetto?


POTENZA- Il sequestro preventivo dell’area destinata al progetto di Sellata-Pierfaone, disposto dalla Procura di Potenza nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza il falso ideologico, impone di fermarsi e guardare agli atti. Sul procedimento penale è doveroso mantenere prudenza: siamo nella fase degli accertamenti e non spetta certo ad un semplice articolo anticipare giudizi di responsabilità. Ma proprio perché la vicenda è ora sottoposta anche all’attenzione della magistratura, diventa ancora più importante capire se, sul piano amministrativo e ambientale, tutte le regole siano state rispettate. Perché qui non si parla soltanto di una pista da sci. Si parla di 951 alberi destinati all’abbattimento, di una pista sintetica lunga 480 metri, di una nuova seggiovia, parcheggi e infrastrutture. Si parla, inoltre, di un investimento del valore complessivo di circa 8 milioni di euro nel cuore del Parco nazionale dell’Appennino Lucano, a ridosso della ZSC “Faggeta di Monte Pierfaone”, sito della rete europea Natura 2000.

SELLATA – PIERFAONE, SEQUESTRATA L’ARRA DELLA SEGGIOVIA: LA VALUTAZIONE D’INCIDENZA E I DUBBI SULL’ISTRUTTORIA AMBIENTALE

E soprattutto si parla di una domanda alla quale le istituzioni devono dare una risposta documentata: come è stato possibile escludere un’incidenza significativa sul sito protetto? Secondo quanto reso pubblico, il progetto ha ottenuto nel giugno 2026 un esito favorevole dello screening della Valutazione di incidenza (VIncA). Ma lo screening non è una VIncA appropriata in formato ridotto. È il filtro preliminare attraverso il quale si deve stabilire, sulla base di dati scientifici oggettivi, se un’incidenza significativa possa essere esclusa. Quando questa certezza non c’è, la procedura deve proseguire. È quindi necessario conoscere nel dettaglio l’istruttoria: quali habitat sono stati analizzati, quali specie considerate, quali effetti diretti e indiretti valutati, quali impatti cumulativi presi in esame e, soprattutto, come siano stati considerati i 951 abbattimenti.

Perché non è sufficiente dire che le opere sono fuori o al margine della ZSC. La normativa europea impone di valutare anche gli effetti che un progetto può produrre sul sito protetto. E non consente di frammentare artificialmente un intervento complesso: pista, seggiovia, parcheggi, cantieri, movimenti di terreno e trasformazioni forestali devono essere considerati per ciò che rappresentano nel loro insieme.

TUTELA DELL’ECOSISTEMA E PRINCIPI COSTITUZIONALI

Una faggeta, del resto, non è un deposito di legname da sostituire con altre piantine. È un ecosistema. Un albero adulto non può essere semplicemente “rimpiazzato” da un giovane esemplare senza considerare le funzioni ecologiche, il suolo, il microclima, la continuità forestale e le specie che dipendono da quell’habitat. Il problema, allora, non è essere contro lo sviluppo. È stabilire quale sviluppo vogliamo e a quali condizioni. Le ricadute economiche, il turismo e la destagionalizzazione sono obiettivi legittimi. Ma non possono diventare una scorciatoia per comprimere la tutela ambientale o per considerare la valutazione d’impatto un semplice passaggio burocratico.

La Costituzione, dopo la riforma dell’articolo 9, parla chiaro: la Repubblica tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. E l’articolo 41 stabilisce che l’iniziativa economica non può svolgersi arrecando danno all’ambiente. È questo il punto “politico” ed istituzionale che la vicenda Sellata-Pierfaone pone con forza: sviluppo e legalità non sono valori alternativi. E ambiente e sviluppo non sono nemici. Se un’opera è sostenibile, lo si dimostri attraverso atti, dati e valutazioni solide. Se esistono alternative meno impattanti, siano valutate. Se la procedura presenta lacune, vengano corrette prima che il danno diventi irreversibile.

SELLATA – PIERFAONE, SEQUESTRATA L’ARRA DELLA SEGGIOVIA: RESPONSABILITÀ PUBBLICA E RISPETTO DELLE REGOLE

Il sequestro sarà valutato dalla magistratura nei suoi profili penali. Ma sul piano pubblico resta una responsabilità che non può essere delegata: rendere trasparenti gli atti e verificare fino in fondo la correttezza delle procedure. Perché la vera domanda non è quanto potrà rendere una pista da sci, bensì se per realizzarla sia stato fatto tutto ciò che la legge richiede per proteggere un patrimonio che non appartiene soltanto a chi oggi decide. Prima degli 8 milioni di euro, prima dei visitatori e prima delle promesse di sviluppo viene una cosa molto più semplice: il rispetto delle regole. E, in un’area protetta, quelle regole servono a proteggere un bene che non può essere ricostruito a posteriori.

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