“Se il ghiaccio si scioglie è come togliere il cemento da un muro, prima o poi qualcosa viene giù. Non ho mai vissuto niente di simile”: chiuso un rifugio a 3600 metri
- Postato il 9 agosto 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Ho conosciuto estati difficili, ma questa volta è diverso. È come se il confine del pericolo si fosse spostato più in basso“. A parlare al Corriere della Sera è Giancarlo ‘Bianco’ Lenatti‘, 69enne guida alpina, maestro di sci e gestore del rifugio più alto della Lombardia, il Marco e Rosa De Marchi-Agostino Rocca, in Valtellina a 3609 metri. Da lì si vede la cima del Pizzo Bernina.
“Ieri ho visto venire giù una scarica di sassi e ghiaccio proprio sotto il rifugio. È stato un attimo, prima la montagna era ferma, poi ha cominciato a muoversi“. Segnali che non si possono ignorare. Soprattuto per uno come Lenatti, che i sentieri e le cime li conosce come le sue tasche. “Sopra i 3000 metri, dove la neve è compatta, la situazione è relativamente buona. Il problema è tra i 2800 e i 300 metri, lì la neve non tiene più, il ghiaccio si indebolisce e i passaggi che prima erano normali diventano rischiosi”.
Ci sono crepacci che si allargano, frane dietro l’angolo. E lo zero termico ha raggiunto vette mai viste prima. “È salito sopra i 4200 metri – ha spiegato la guida alpina -. In alta quota il ghiaccio dentro le rocce funziona come legante. Se si scioglie, la roccia perde coesione. Come togliere il cemento da un muro, prima o poi qualcosa viene giù“.
In alcuni punti non si può più passare e le condizioni, comunque, sono difficili. Qualche temerario, ha raccontato Lenatti, ha sfidato la montagna nonostante i divieti di montare le tende. Diverse prenotazioni sono rimaste attive, ma “è questione di ore” perché soggiornare non sia più possibile.
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