Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Sciopero generale del Primo maggio: i settori coinvolti e le fasce di garanzia

  • Postato il 27 aprile 2026
  • Lavoro
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
  • 2 min di lettura
Sciopero generale del Primo maggio: i settori coinvolti e le fasce di garanzia

Per il Primo maggio, giorno della Festa dei Lavoratori, è stato indetto uno sciopero generale nazionale che interesserà i servizi pubblici e altre attività. Il sindacato USI-CIT ha indetto la mobilitazione per l’intera giornata. L’astensione lavorativa riguarderà ogni tipo di attività, dal settore pubblico a quello privato, dagli uffici comunali alle attività commerciali. Anche i trasporti saranno coinvolti. I disagi potranno variare in base al luogo e ai vari accordi aziendali.

Qualunque sia il settore interessato, saranno comunque rispettate le fasce di garanzia previste dalla legge in particolare per quanto riguarda i servizi pubblici essenziali. Per i trasporti gli orari garantiti saranno dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21. Sul versante della sanità saranno come sempre attivi i servizi di emergenza e il pronto soccorso, mentre saranno soggette a rinvii tutte le prestazioni programmate non urgenti.

Le astensioni continueranno anche mercoledì 6 e giovedì 7 maggio per decisione di Cobas Scuola e da Usb Pi. I temi del dibattito si sposteranno soprattutto sull’organizzazione scolastica e in particolar modo sui Test Invalsi previsti nella scuola primaria.

Altre tornate di sciopero previste per il 15 e 16 maggio – a firma Csle – e per il 29 maggio a cura di diverse sigle sindacali. In queste contestazioni che chiuderanno il mese di maggio saranno coinvolti i lavoratori del settore trasporti.

L'articolo Sciopero generale del Primo maggio: i settori coinvolti e le fasce di garanzia proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti