Schwazer spiega perché ha chiesto le controanalisi: "La Nada ha accettato di utilizzare un metodo più evoluto"
- Postato il 7 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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La battaglia di Alex Schwazer non è ancora conclusa. E non è colpa sua se l’accanimento che sistematicamente viene rivolto nei suoi confronti si dimostra essere sempre a livelli di guardia superiori a quelli riferiti a molti suoi colleghi. Una battaglia ormai divenuta più un atto di verità che un’arma di difesa, dal momento che a 42 anni Schwazer non ha più bisogno di difendersi come atleta. Ma come uomo si, ed è questa la ragione che l’ha portato a riconsiderare l’idea di chiedere le controanalisi delle provette prelevate lo scorso 26 aprile ai campionati nazionali tedeschi di marcia.
- Le ragioni di Alex: "Verrà utilizzato un metodo diverso"
- Il pressing degli avvocati, la voglia di fare chiarezza
Le ragioni di Alex: “Verrà utilizzato un metodo diverso”
Il marciatore altoatesino ha spiegato tramite i suoi profili social cosa l’abbia spinto ad acconsentire alla richiesta che da mesi i suoi legali gli avevano avanzato, quella cioè di richiedere le analisi della provetta B prelevata dall’agenzia antidoping tedesca, dopo che il campione A aveva riscontrato tracce di Epo.
“Da anni combatto la mia battaglia per la verità e la giustizia. Mi sono reso disponibile alle controanalisi del campione B per una questione procedurale e, dopo varie richieste dei miei legali, la Nada ha manifestato la disponibilità alla possibilità di un esame del campione B da fare con un nuovo e diverso metodo rispetto al campione A. È una strada che per me sarebbe importante, soprattutto sul piano scientifico. Voglio capire cos’è successo e dimostrare la mia innocenza”.
Ad aver convinto Alex ad accettare è stata dunque la possibilità di vedere il campione sottoposto con una metodologia differente rispetto a quella utilizzata ad aprile. Nei mesi scorsi si era invece parlato della famosa terza provetta prelevata da Sandro Donati, tecnico di Schwazer, che pure a norma di regolamento non può essere analizzata, e pertanto non avrebbe avuto alcun valore legale. Anche se sarebbe un’eventuale prova che punterebbe a scagionare Schwazer dalle accuse rivolte nei suoi confronti dalla Nada dopo le analisi del campione A.
Il pressing degli avvocati, la voglia di fare chiarezza
In un primo momento, il marciatore aveva annunciato di non voler richiedere le controanalisi, parlando apertamente di sfiducia nei confronti del sistema antidoping e sentendosi evidentemente vessato a tal punto da non avere più la forza per provare a dimostrare la propria innocenza.
Nelle ultime settimane, però, qualcosa è cambiato: gli avvocati sono riusciti a convincerlo a sbloccare la situazione, avanzando però una specifica richiesta al laboratorio tedesco, chiamato a effettuare la verifica sul campione B, ma con protocolli e una metodologia di esame differente e più evoluta, allo scopo di fare una chiarezza definitiva sulla natura delle molecole analizzate. L’apertura della Nada ha permesso così di sbloccare l’empasse, con Schwazer che ha accettato di tornare di nuovo “nel limbo” dei controlli.