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Schwazer si racconta: "Adesso sono felice e spero che duri. Gli Europei? Decide la FIDAL, inutile parlarne"

  • Postato il 5 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Schwazer si racconta: "Adesso sono felice e spero che duri. Gli Europei? Decide la FIDAL, inutile parlarne"

A cuore aperto, come in fondo lo è sempre stato. Perché dal giorno in cui ammise di aver raccontato bugie per mesi per cercare di procurarsi EPO in Turchia (era la vigilia delle gare olimpiche di Londra 2012), Alex Schwazer non ha più nascosto nulla. Anzi ha fatto della trasparenza e della voglia di mostrarsi al di sopra di ogni sospetto il suo punto di forza. Un messaggio talmente potente da aver indotto anche chi avrebbe dovuto garantirgli un trattamento regolare a osteggiarlo, fino al punto da impedirgli di tornare a competere ai massimi livelli. Ma non tanto da togliergli la voglia di sentirsi ancora un atleta, oltre che un allenatore.

Il record, la suggestione Birmingham, la vita da allenatore

Il record italiano nella maratona di marcia ottenuto lo scorso 26 aprile sta lì a dimostrare che c’è ancora qualcosa di importante da fare. E a SportMediaset, in un’intervista esclusiva che confluirà in uno speciale dedicato al suo ritorno alla vita sportiva (e non solo), Schwazer ha fatto capire di voler provare a guardare un po’ più in là.

“Se ci penso agli Europei di Birmingham? Adesso sarebbe un ragionamento inutile, perché è la FIDAL che fa le scelte, ma dopo lo scotto di Parigi 2024 ho capito che non ha senso prepararmi per una gara specifica. Se vorranno chiamarmi, pensando che possa essere utile, allora mi siederei attorno a un tavolo e assieme a mia moglie deciderei cosa fare. Perché avrei bisogno di un paio di mesi per preparare la gara, e dovrei capire se ci sarebbe o meno il tempo per dedicarmi a quel tipo di obiettivo”.

Perché nel frattempo la vita nell’atletica (e nella marcia) di Alex è passata a un livello superiore. “Dal 2016, anno della seconda squalifica, ho cominciato ad allenare amatori, come libero professionista. E l’ho fatto lanciando assieme al dott. Max Mayerhofer il programma Sport & Remise en Forme, che offre un ulteriore servizio a chi chiede il mio aiuto. Ma per il resto, la mia vita è quella di sempre: allenamenti e famiglia”.

L’emozione di festeggiare una vittoria con i figli all’arrivo

Il record fatto registrare in Germania ha stupito tanto per l’età nella quale è arrivato (a dicembre ha compiuto 41 anni), quanto per la facilità con la quale ha fatto sembrare tutto molto “normale”. “Erano dieci anni che non facevo una 42 km, e aver coperto il percorso in 3 ore e un minuto, pensando anche al vento che c’era, non è cosa da poco. Un po’ mi sono emozionato, perché dopo l’arrivo ho rivissuto tutto quello che ho passato e i sacrifici fatti, e non parlo solo dei miei, ma anche quelli dei miei familiari. C’erano i bambini ad aspettarmi all’arrivo ed è stato tutto più bello”.

Una rivincita verso qualcuno o qualcosa in particolare, o forse nemmeno quello. Non penso mai al passato, che può essere un pregio ma pure un difetto, perché quando vinco una gara penso subito a quella successiva”. Ma di una cosa Alex si dice convinto:Adesso sono felice. E spero che continuerò a esserlo”.

“La motivazione dei bambini mi ha spinto a non mollare”

Al di là di ciò che riserverà il futuro, è evidente quanto Schwazer oggi sia pienamente consapevole del ruolo che investe non tanto per se stesso, quanto per chi lo osserva da vicino in questa nuova tappa della sua lunga carriera. “Ho attraversato momenti veramente difficili, ma forse soltanto nel periodo 2016-17 ho avuto la tentazione di mollare, forse a causa della depressione.

Dopo la nascita dei figli invece ho capito che dovevo essere un esempio anche se non soprattutto per loro, e per esserlo non avrei mai e poi mai dovuto mollare. Per questo ho continuato ad allenarmi sempre con passione e grande convinzione”.

Un uomo che se si guarda indietro non vede solo lacrime e fatica. Sono la persona che sono per la mia storia. Mai avrei pensato di andare a vincere a un’olimpiade, eppure è successo e questo è ciò che conta. Se mi avessero detto di firmare su un foglio in cui c’era scritto che dopo l’oro olimpico sarebbero successe anche cose brutte, probabilmente c’avrei messo sopra cinque firme, non una sola”. Zero rimpianti, e un futuro ancora tutto da scrivere.

Autore
Virgilio.it

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