Schwazer ci ripensa: il legale lo convince a chiedere le controanalisi sulla seconda provetta dopo la positività di aprile
- Postato il 1 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Una vera e propria opera di persuasione, roba che solitamente, quando di mezzo c’è Alex Schwazer, difficilmente riesce a ottenere il risultato sperato. E invece stavolta il marciatore altoatesino s’è lasciato convincere a richiedere le controanalisi del campione di urina prelevato lo scorso 26 aprile in Germania, quando era stato risultato positivo all’Epo dopo i campionati di marcia tedeschi. Un caso che aveva subito avuto una vasta eco, soprattutto pensando ai precedenti che hanno avuto per protagonista Schwazer, il quale dopo l’ennesimo affronto aveva deciso di mollare definitivamente la presa e chiudere la questione lì. Un proposito dal quale ha finito per receder, appunto persuaso dal suo avvocato di fiducia, Gerhard Brandstaetter.
- La scelta (a sorpresa) di dimostrare la propria innocenza
- Le tappe di un calvario che non vede più la fine
La scelta (a sorpresa) di dimostrare la propria innocenza
Schwazer in realtà aveva chiesto che, oltre alla seconda provetta (quella appunto delle controanalisi, come da regolamento dell’agenzia internazionale anti doping), venisse analizzata anche una terza provetta, quella presa dal suo allenato Sandro Donati, che pure a norma di regolamento non è prevista all’interno del protocollo Wada. Non a caso la richiesta avanzata dai legali del marciatore altoatesino era stata immediatamente rigettata dall’agenzia antidoping tedesca, che aveva ricevuto la notifica a non procedere con l’analisi del secondo campione di urina che era stato raccolto al termine della gara del 26 aprile.
Questo perché Schwazer, evidentemente convinto della propria innocenza e ancor più di essere vittima per l’ennesima volta di un complotto (come in pratica ha raccontato tutta la seconda parte della sua carriera, dal 2016 in poi), aveva affermato di essere stanco di dover continuare a difendersi da accuse provenienti da ogni parte. Ma alla fine i legali l’hanno convinto a non desistere, e a dimostrare ancora una volta la propria innocenza, certo scegliendo la via più impervia.
Le tappe di un calvario che non vede più la fine
Questo perché la sfiducia totale di Schwazer nei confronti del sistema antidoping mondiale è talmente risaputa che a chi dovrà effettuare il test sul secondo campione potrebbe risultare fin troppo facile accusare nuovamente il marciatore della sua colpevolezza. In tanti si erano stupiti della terza positività riscontrata nella carriera di Alex: la prima, nel 2012, seguita alla confessione fiume sul tentato approvvigionamento di Epo in Turchia, rilasciata prima dei giochi di Londra 2012.
La seconda nel 2016, col test a sorpresa effettuato il 1° gennaio (in mezzo a 20 controlli negativi), cui l’atleta ha sempre ribadito la totale estraneità ai fatti contestati, parlando apertamente di manomissione delle provette (la giustizia ordinaria l’ha giudicato innocente, effettivamente dando credito all’ipotesi della manipolazione dei campioni, mentre quella sportiva non lo ha mai riabilitato). Una vera e propria “bomba a orologeria” esplosa a ridosso dei giochi olimpici di Rio de Janeiro, con annessa squalifica di 8 anni scaduta appena dopo i termini di qualificazione per Parigi 2024 (e anche lì col fondato sospetto di un gioco di incastri per impedirne il ritorno alle gare).
Adesso una nuova puntata, forse la più surreale di tutte: Schwazer di nuovo positivo all’Epo, come se tutto quello che ha passato negli ultimi 15 anni non fosse servito a nulla. Da qui l’iniziale decisione di dire basta una volta per tutte (dopotutto Alex ormai marcia solo nei campionati Master), prima del ripensamento dovuto all’opera di convincimento adottata dal suo legale. Un segnale volto a non arrendersi di fronte alle ingiustizie, ma con la consapevolezza di aver dato un’altra opportunità ghiotta a chi gli vuole male di colpire Alex. Provare per credere.