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Savona, centinaia di giovani in cura per la dipendenza da internet. Carrozzino (Asl2): “Ecco dove rivolgersi, non abbiate timori”

  • Postato il 10 maggio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Savona, centinaia di giovani in cura per la dipendenza da internet. Carrozzino (Asl2): “Ecco dove rivolgersi, non abbiate timori”

Savona. Le droghe, certo. Poi l’alcol, il tabacco, il gioco d’azzardo. Ma il fenomeno oggi forse più preoccupante (per molti è una sorpresa) e’ costituito dalle dipendenze digitali da internet e social, soprattutto tra i giovanissimi, con numeri assai preoccupanti anche qui a Savona.

Un mondo da approcciare con molta cautela, sapendo che ci sono certamente risposte e possibilità di cura, ma anche che il percorso non è affatto facile.

Può valere la pena, per rendersi conto di come sono cambiate le esigenze di affrontare le dipendenze e per fortuna come sono migliorate le strutture ad esse dedicate (nella Sanità non sempre è così, anzi), di ricordare da dove eravamo partiti. Il 2 maggio del 2006 chiuse il centro di distribuzione del metadone ancora ospitato nell’ex San Paolo di via Giulio II e fu aperta la nuova sede del SerT (Servizio Tossicodipendenze) in via Vittime di Brescia, di fronte all’Ipercoop, poi trasformato, primo segno dei tempi, in SerD (Servizio Dipendenze). Oggi ci sono anche il Centro Giovani di via Don Bosco e, in modo più specifico per l’argomento che vogliamo affrontare, il GIG (Centro generazioni in gioco) in corso Italia. Lo conosceremo tra breve più da vicino.

Per fortuna possiamo affrontare il caso delle dipendenze digitali con l’aiuto di Roberto Carrozzino, medico psichiatra, direttore del Dipartimento salute mentale e dipendenze dell’Asl 2, uno scienziato che cura con particolare attenzione anche l’aspetto della divulgazione.

Roberto Carrozzino

Dottor Carrozzino, come può un genitore riconoscere quando un semplice uso prolungato del telefonino si trasforma in un pericolo, una dipendenza di cui preoccuparsi?

“Non è facile, e dobbiamo intanto evitare di farlo utilizzando i nostri metodi di giudizio, quelli degli adulti, dei boomer se preferiamo usare questo termine. Dobbiamo quindi cercare di immedesimarci nel mondo dei giovani e dei giovanissimi, perché soprattutto di questi parliamo. Sgomberato il campo da questo preambolo, dobbiamo subito aggiungere che i ‘sintomi’ dei comportamenti cui prestare attenzione sono spesso ben chiari. Non solo troppo tempo con il cellulare in mano, ma anche disconnessione con il mondo esterno, mancanza di rapporti diretti, amicizie e rapporti con la scuola, quando non è del tutto trascurata, solo via internet. E ovviamente quasi il rifiuto dei rapporti e del dialogo con la famiglia, restando chiusi per ore o giorni nella propria cameretta, aprendola solo per cibarsi, talvolta in modo insufficiente. Siamo a conoscenza di casi limite, per fortuna non da noi, nei quali si è stati costretti a ricorrere a Tso, trattamenti sanitari obbligatori. Li cito per sottolineare come il pericolo possa diventare grave”.

C’è un’età in cui bisogna prestare più attenzione?

“Parliamo in genere di giovani e soprattutto giovanissimi. In quasi tutti i Paesi esistono divieti per l’uso del cellulare a scuola, molte nazioni lo hanno esteso al semplice utilizzo: in Australia, nota per la sua severità, non si può adoperare sotto i 16 anni, pena sanzioni pesanti per le piattaforme. Ma attenzione: il semplice divieto non è mai la strada corretta da percorrere, ce lo insegna la storia, in tutti i campi”.  

Parliamo in sostanza, volendo generalizzare, della nomofobia, la paura incontrollata di rimanere disconnessi o senza il proprio cellulare, che porta a evitare luoghi senza copertura e può provocare ansia, tachicardia, panico. 

Roberto Carrozzino

Veniamo allora a qualche consiglio pratico. A chi deve rivolgersi la famiglia, o direttamente il giovane interessato, che pensano di aver bisogno di aiuto. Com’è organizzata l’Asl 2?

“Abbiamo a disposizione team di medici, psicologi, educatori, assistenti sociali, operatori socio sanitari. I GIG, che sta per Generazioni In Gioco, al momento sono due, uno a Savona in corso Italia 15, uno presso il centro commerciale di Carcare, ma presto ne apriremo altri in tutta la provincia. Ci si può rivolgere a questi centri, che tutto sembrano fuorché luoghi di cura, senza alcun problema, anche nel caso si abbia avuto un timore eccessivo. Si può accedere direttamente, in modo gratuito, anche se è consigliabile, per una semplice ragione organizzativa, telefonare o mandare una mail per un appuntamento. A tutti e’ ovviamente garantita la massima riservatezza”.

Il telefono del Centro di corso Italia è 388 2431709, la mail generazioniingioco@asl2.liguria.it.

Le dipendenze, tra l’altro, tendono a interessare soggetti sempre più giovani, per le droghe anche sotto i 12 anni. Si è a conoscenza di un caso all’estero, ovviamente per colpa di chi l’ha messo in quella condizione, di un bimbo dipendente da internet di soli quattro anni.

Dottor Carozzino, un’ultima domanda: quanti sono i giovani che già seguite per la dipendenza da internet?

“Qualche centinaio”.

Autore
Il Vostro Giornale

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