Sassonia-Anhalt, l’AfD sfida gli equilibri della Germania
- Postato il 6 settembre 2026
- Politica
- Di Paese Italia Press
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di Mimma Cucinotta
La Germania entra in una fase politica nuova. Le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt consegnano all’Alternative für Deutschland il risultato più alto mai ottenuto da una formazione di estrema destra in un’elezione regionale tedesca del dopoguerra e impongono alla politica di Berlino un confronto con una realtà ormai difficile da contenere.
L’AfD ha conquistato il 44,3 per cento dei voti, più del doppio rispetto al 20,8 per cento del 2021. La CDU è precipitata al 17 per cento, dal 37,1 ottenuto cinque anni fa. SPD al 9,2, Verdi all’8,9 e Die Linke all’8,5 completano il quadro di un Land nel quale il tradizionale equilibrio politico è stato profondamente alterato. L’affluenza ha raggiunto il 75,5 per cento.
È una vittoria netta per Ulrich Siegmund, 35 anni, leader regionale dell’AfD e protagonista di una campagna costruita sul territorio. Il risultato, tuttavia, non equivale automaticamente alla conquista del governo. Le altre forze politiche continuano a escludere alleanze con l’AfD e, senza una maggioranza assoluta, la formazione di un esecutivo guidato dal partito di destra radicale resta complessa.
Reuters definisce il voto una vittoria storica per l’AfD e un duro colpo per il cancelliere Friedrich Merz. La CDU perde infatti quasi venti punti rispetto alle precedenti elezioni regionali, mentre l’estrema destra si consolida come prima forza politica del Land.
Siegmund ha già indicato il risultato come un passaggio verso un cambiamento più ampio, guardando alle elezioni federali del 2029. È il segnale di una trasformazione importante. L’AfD non si presenta più soltanto come partito di protesta, ma come forza capace di costruire consenso stabile e organizzato.
Il suo programma punta su una stretta radicale sull’immigrazione e sull’asilo, politiche più dure sui rimpatri e una revisione dell’impostazione tedesca su scuola, cultura e informazione. Sul piano internazionale sostiene un riavvicinamento alla Russia e una radicale revisione del sostegno tedesco all’Ucraina.
È proprio il rapporto con Mosca uno degli elementi messi in evidenza dall’analisi Reuters. Nell’ex Germania orientale la memoria dei decenni trascorsi sotto l’influenza sovietica continua a incidere sulla percezione della Russia. Una parte della popolazione guarda a Mosca in modo diverso rispetto all’elettorato dell’Ovest e considera ancora possibile un rapporto economico e politico meno conflittuale.
A questo si sommano le differenze economiche rimaste tra Est e Ovest, il disagio sociale, la percezione di essere penalizzati dalle decisioni prese a Berlino e la nostalgia per una stagione nella quale il gas russo garantiva alla Germania energia a basso costo. L’AfD ha trasformato queste tensioni in un messaggio politico semplice e diretto.
La questione migratoria resta centrale, ma non basta da sola a spiegare il risultato. Il voto racconta una frattura territoriale e culturale più profonda, nella quale identità, condizioni economiche, memoria storica e sfiducia verso le istituzioni federali si sovrappongono.
Per Merz il risultato è particolarmente problematico. La CDU aveva cercato di recuperare terreno assumendo posizioni più rigide sull’immigrazione e sulla sicurezza, nel tentativo di sottrarre consensi all’AfD. La strategia non ha prodotto l’effetto sperato in Sassonia-Anhalt.
Il problema per i conservatori è ora duplice. Devono mantenere la distanza dall’AfD senza ignorare le ragioni per cui una parte crescente del loro stesso elettorato si sposta verso destra.
È qui che torna al centro la Brandmauer, il cordone politico che impedisce ai partiti tradizionali di governare insieme all’AfD. Il principio resta formalmente intatto, ma il 44,3 per cento ottenuto dal partito rende la sua applicazione sempre più impegnativa.
La difficoltà non riguarda soltanto la formazione del prossimo governo regionale. Riguarda la capacità dei partiti tradizionali di rappresentare una società nella quale il consenso si è frammentato e le vecchie appartenenze politiche si sono indebolite.
Il confronto con l’epoca di Angela Merkel è inevitabile. Dal 2005 al 2021 la CDU aveva rappresentato il principale punto di equilibrio della politica tedesca. Merkel aveva costruito il proprio consenso sulla stabilità, sulla mediazione e sulla capacità di occupare il centro.
Quel modello oggi appare consumato. La Germania è attraversata da una maggiore polarizzazione, da una crisi di fiducia verso le istituzioni e da una serie di tensioni che vanno dalla stagnazione economica alla sicurezza, dall’immigrazione alla guerra in Ucraina.
Reuters aveva già indicato la Sassonia-Anhalt come un banco di prova decisivo per l’AfD. Una vittoria avrebbe consentito al partito di trasformare la propria forza elettorale in una concreta prospettiva di governo regionale, aprendo una fase nuova nel rapporto tra estrema destra e istituzioni tedesche.
Il risultato ha provocato immediate reazioni anche nella società civile. In diverse città tedesche migliaia di persone sono scese in piazza contro l’avanzata dell’AfD. Le manifestazioni hanno riportato nel dibattito pubblico il tema della difesa dei valori democratici e della tenuta del sistema politico di fronte alla crescita dell’estrema destra.
Particolarmente forte è stata la reazione della comunità ebraica.
Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, ha espresso profonda preoccupazione per la possibilità che un partito classificato come estremista di destra possa arrivare a esercitare il potere in un Land. Schuster ha richiamato anche la responsabilità degli elettori e ha indicato nell’educazione uno dei terreni più delicati.
La preoccupazione riguarda soprattutto il ruolo della scuola nella trasmissione della memoria storica, nella difesa dei principi democratici e nella lotta all’antisemitismo. Per la comunità ebraica tedesca, la possibilità che l’AfD possa influenzare queste politiche rappresenta un rischio che va ben oltre la normale alternanza politica.
Anche Charlotte Knobloch, sopravvissuta alla Shoah e figura di riferimento della comunità ebraica tedesca, ha reagito con allarme, chiedendo alle forze democratiche di difendere libertà, Stato di diritto, rispetto e tolleranza.
La portata del voto è dunque più ampia di una semplice vittoria regionale. L’AfD ha dimostrato di poter diventare la forza dominante in un Land e di intercettare consensi che un tempo appartenevano soprattutto alla CDU.
Per i conservatori tedeschi è il dato più difficile da assorbire. Il crollo dal 37,1 al 17 per cento mostra che l’elettorato non è stato recuperato nemmeno attraverso una linea più severa sui temi tradizionalmente sfruttati dall’estrema destra.
Sassonia-Anhalt diventa così il punto di incontro di diverse crisi. Quella del centro politico, quella della CDU, le persistenti differenze tra Est e Ovest, il rapporto con la Russia, il disagio economico e la sfiducia verso Berlino.
La Germania non è ancora governata dall’estrema destra. La Brandmauer resta formalmente in piedi e le altre forze politiche continuano a escludere una collaborazione con l’AfD. Ma il risultato dimostra che il partito non può più essere trattato come una presenza marginale o temporanea.
Il dato decisivo è il 44,3 per cento. Una forza politica considerata incompatibile con l’arco democratico tradizionale è diventata maggioritaria in termini di consenso in un Land tedesco. Ignorare questo fatto sarebbe altrettanto rischioso quanto normalizzarlo.
La sfida per Merz e per la CDU sarà quindi quella di difendere la Brandmauer senza limitarsi a ribadirla. Servirà capire perché milioni di elettori tedeschi, soprattutto nell’Est, abbiano scelto di affidare all’AfD il proprio voto.
È questo il passaggio politico aperto dalla Sassonia-Anhalt. Non ancora un governo dell’estrema destra, ma la fine della sua marginalità. E, per la Germania, l’inizio di una fase nella quale la tenuta del centro democratico sarà sottoposta a una pressione molto più forte di quella conosciuta nell’era Merkel.
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