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Sanità lucana, emergenza cronica sui Lea

  • Postato il 9 luglio 2026
  • Istat
  • Di Quotidiano del Sud
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Sanità lucana, emergenza cronica sui Lea

Il Quotidiano del Sud
Sanità lucana, emergenza cronica sui Lea

Secondo i dati Istat, per i pazienti il disagio è a livello nazionale ma per la sanità lucana si registra l’emergenza Livelli Essenziali di Assistenza (Lea)


La sanità lucana vive una situazione di difficoltà ma il nodo del problema è decisamente più profondo. Il vero nodo, emerso ancora una volta (stavolta nell’ambito dell’audizione dell’Istat sui Livelli Essenziali di Assistenza alla Camera dei deputati), è quello della cronicità delle problematiche da risolvere che, per la Basilicata come per il resto del Sud, resta il vero scoglio insormontabile. Non sempre per deficit amministrativi ma, spesso, per una forbice ampia tra finanziamenti e bisogni reali. In questo senso, il territorio lucano diventa emblematico.

Perché mentre si cristallizzano i problemi legati, ad esempio, alla mobilità sanitaria, i pazienti subiscono anche gli effetti collaterali della mancata conciliazione tra risorse e multicronicità, ossia la presenza di più patologie contemporaneamente nei richiedenti assistenza. E, soprattutto, aumenta il dislivello nell’offerta di posti letto che, in regione, risulta bassa ma comunque in linea con l’andamento nazionale. Un risultato condiviso anche dal resto del Mezzogiorno, nell’ambito di un’analisi che, una volta di più, mette in luce la scarsa, se non nulla, continuità sanitaria, almeno per quel che riguarda i Lea. Specchio di un Paese che, peraltro, pur viaggiando a due velocità risulta in difficoltà anche laddove l’andamento sembra migliore.

MIGRAZIONI OSPEDALIERE

Negli ultimi vent’anni, secondo l’Istat, le migrazioni ospedaliere non sono variate di molto. Col Sud, di nuovo, a registrare i risultati peggiori al 2024 anche se, emerge dall’indagine, «si osserva nel tempo un aumento della variabilità regionale della percentuale di ricoveri ordinari acuti effettuati fuori della propria regione di residenza. Tale aumento deriva da un ampliamento dei divari tra i valori molto bassi nelle suddette regioni di attrazione, ossia Lombardia (5,3% nel 2024), Veneto (6,5%) ed Emilia-Romagna (5,7%), e percentuali elevate sia nelle regioni di minore dimensione come Molise (32,8%), Basilicata (28,6%), Valle d’Aosta (19,6%) e Provincia autonoma di Trento (15,2%), sia in regioni del Sud». Non solo.

OFFERTA OSPEDALIERA E FINANZIAMENTI

La Basilicata paga dazio (come quasi tutto il Paese) anche sul piano dell’offerta ospedaliera, registrando una delle quote più basse per quanto concerne il comparto delle strutture private (0,8%) e quello ospedaliero (3,0%, nettamente in calo rispetto al 6,7% del 1996 ma comunque in linea con l’andamento nazionale). Sul fronte dei finanziamenti, Basilicata e Calabria scontano il gap peggiore nel rapporto tra risorse ricevute e fabbisogno: «Il finanziamento effettivo del Servizio Sanitario Nazionale (131,3 miliardi nel 2023 e 136,7 miliardi nel 2024) presenta differenze regionali significative ed evidenzi un’allocazione delle risorse non sempre coerente con le condizioni di salute della popolazione residente nelle regioni. Alcune di esse ricevono infatti una quota di finanziamento inferiore alla media nazionale, pur avendo livelli di multicronicità superiori. È questo il caso, ad esempio, della Calabria e della Basilicata che presentano il mismatch maggiore».

CALO DEI PROFESSIONISTI

Altra problematica, anch’essa condivisa, è legata al calo dei professionisti e, soprattutto, all’aumento dell’età media di quelli in servizio. Nel 2024, ad esempio, il 63,5% dei pediatri raggiungeva i 65 anni. Per Anaao Assomed «una spesa sanitaria che non sempre segue il reale carico di cronicità delle regioni, con Calabria e Basilicata che pagano il prezzo più alto di questo scollamento tra bisogno e finanziamento: sono l’ennesima prova che il regionalismo sanitario, così come oggi congegnato, produce iniquità strutturali che nessun Livello essenziale di assistenza sulla carta può correggere se non sono garantite le persone che quei livelli dovrebbero erogare».

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