Salvini contestato al concerto per De André, la nipote Alice: “Lui gli avrebbe chiesto che c… ci faceva lì”
- Postato il 10 agosto 2026
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- Di Genova24
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Tempio Pausania. Infuria la polemica su un episodio che ha visto protagonista ieri sera Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, contestato al concerto in onore di Fabrizio De André all’Agnata, nella residenza del cantautore genovese in Sardegna, oggi diventata un piccolo resort gestito da Dori Ghezzi.
La serata, nell’ambito del festival Time Jazz diretto da Paolo Fresu, vedeva come protagonista sul palco Diodato. Ma una ragazza ha interrotto la sua esibizione contestando la presenza di Salvini, seduto proprio a fianco di Dori Ghezzi: “Tu sei bravissimo, ma non è possibile che qui sia presente una persona che con le canzoni di De André non c’entra niente. Io mi sento offesa e non posso continuare a restare qui“.
La cantante che fu legata a De André ha preso la parola subito dopo: “Non sono d’accordo. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo, la musica deve unire“. Poi anche Diodato è intervenuto: “Quante volte mi sono definito lontano anni luce da certi pensieri e certe attitudini politiche. Non credo sia giusto smettere di suonare, ma rispetto anche chi decide di andare via. Io ovviamente non sono il padrone di casa, non mi permetto di cacciare nessuno e sono un ospite. Speriamo solo che la musica di De André illumini anche un po’ di più la nostra classe politica“.
Di tutt’altro tenore il commento di Alice De André, figlia di Cristiano (e dunque nipote di Enrica Rignon, prima moglie di Fabrizio): “Salvini non so cosa sia riuscito a capire dei testi di mio nonno. Dire che i loro pensieri, i loro valori e la loro idea di società siano diametralmente opposti è un eufemismo”. “Mi viene il dubbio che De André sia diventato una specie di santino nazionale, quello che ascoltiamo tutti, celebriamo tutti e citiamo tutti, purché nessuno si azzardi a ricordare cosa diceva realmente, perché quello sì che diventa maleducato, divisivo, fuori luogo”.
La contestazione? “Forse è una delle cose più coerenti che è successa durante tutta la serata – dice Alice in un video sui social -. Mio nonno fermava i concerti per le contestazioni se proprio vogliamo parlare di rispetto Salvini poteva alzarsi e rispondere, non indignarsi per essere stato contestato, non farsi proteggere dal silenzio educato di un pubblico venuto a celebrare uno che di silenzio educato se ne faceva ben poco. Volete Fabrizio De André? Allora prendetevelo tutto, non soltanto le canzoni che fanno bella figura. Prendetevi anche quello che pensava e soprattutto il fatto che mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che c… ci faceva lì“.
A distanza di qualche ora arriva anche il post di Salvini: “Ma cosa sta succedendo? Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene? Io sono anche abituato a contestazioni e insulti, a volte può accadere, nessun dramma. Faccio politica da una vita: non è questo il problema. Quella ragazza aveva anche il diritto di contestarmi (anche se ha disturbato l’artista, Dori e tutto il resto del pubblico) così come io ho il diritto di risponderle. Funziona così, si chiama democrazia. Ma nessuno può decidere quali cantanti io possa ascoltare, quali libri leggere o non leggere, quali film guardare“.
Poi aggiunge: “Amo De André dai tempi del liceo, grazie ai dischi dei miei genitori. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo tante volte dal vivo e nel 2003 ho avuto l’onore, da consigliere comunale a Milano, di contribuire all’assegnazione dell’Ambrogino d’oro alla sua memoria. Quando passo da Genova per lavoro, cerco di trovare il tempo di portare una preghiera a Staglieno. Non so cosa direbbe Fabrizio oggi. E soprattutto non voglio far parlare i morti per dare ragione ai vivi. Non mi permetterei mai. So cosa dicono a me le sue canzoni, la sua musica, la sua voce. Mi emozionano, mi fanno pensare e qualche volta mi mettono anche in discussione”.
“Sapete però cosa mi preoccupa davvero? Non quello che è successo a me. Ma il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli. Un mondo in cui sei libero, ma solo se hai le idee giuste? In cui puoi ascoltare un artista, ma solo se hai la patente politica giusta? No. Non esiste. I nostri figli non devono chiedere il permesso a nessuno per essere liberi. Parliamoci. Discutiamo, persino litighiamo. Proviamo a convincerci. Senza andare oltre. Perché in democrazia l’avversario si batte con le idee. Non si imbavaglia, non si censura, non si cancella. Lunga vita al libero suonatore Jones a cui piaceva lasciarsi ascoltare. Da tutti”, conclude.