Saluto romano a Stella, il Pd e Rifondazione Comunista: “Vicenda che non può essere definita goliardata”
- Postato il 22 giugno 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 2 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Stella. La segretaria del circolo di Celle-Stella del Partito Democratico Sandra Kertesz e il segretario provinciale dei Dem di Savona Emanuele Parrinello intervengono in merito alla vicenda che ha portato alle dimissioni del vice sindaco di Stella Maurizio Donati.
“L’ex vicesindaco di Stella ha fatto il minimo che poteva fare dopo la diffusione sui social di un video in cui, sulle note di Giovinezza, si esibiva nel saluto romano: dimettersi. – dicono Kertesz e Parrinello – Apprezziamo questa immediata assunzione di responsabilità, in un periodo in cui, purtroppo, altri al suo posto non avrebbero neppure provato vergogna e chiesto scusa”.
“Al contempo, però, restiamo perplessi nel leggere che si giustifica parlando di ‘goliardata’. Il fascismo è stato la negazione di tutti i valori che stanno alla base delle istituzioni che un amministratore pubblico è chiamato a servire, non può considerare un saluto romano una ‘goliardata’. Il comportamento di chi ha l’onore di amministrare un Comune deve essere sempre improntato al rispetto dei valori costituzionali antifascisti e del sacrificio di tanti uomini e donne che si sono battuti per restituire all’Italia quelle libertà cancellate durante il Ventennio”.
“Occorre vigilare e respingere con sdegno e riprovazione ogni tendenza alla ‘normalizzazione’ di idee e gestualità sconfitte dalla storia, anacronistiche e che richiamano al periodo più buio della storia d’Italia. Crediamo fortemente che le amministrazioni comunali, proprio per il loro quotidiano impegno per i cittadini e la loro vicinanza alle comunità territoriali, siano le prime a dover difendere i valori a fondamento della nostra Repubblica con il costante esempio dei loro amministratori”.
Fa eco Rifondazione Comunista Savona: “Prescindendo dai primi significati dati dal Dizionario Treccani della Lingua Italiana sul termine “goliardico”, per cui si tratta di un qualcosa che si ispira ai goliardi medievali, oppure agli studenti universitari, entrambi improponibili visti i tempi in cui il fatto è avvenuto e vista l’età di Donati, se ne dovrebbe dedurre che il terzo significato, quello dell’irriverenza nei confronti di eventi del passato dovrebbe essere quello più afferente, giusto e forse corretto”.
“In questo caso, il caso stesso dell’esibizione del saluto romano e il canticchiare sulle note dell’inno del PNF sarebbero una presa in giro del fascismo stesso. Se così fosse, sarebbe una bella deduzione, una ottima notizia. Ma nel comunicato che l’ex Vicensindaco di Stella ha fatto pervenire ai giornali e ai siti Internet c’è tutto fuorché questa spiegazione circostanziata dell’avverbio che utilizza per dare una sorta di giustificazione a quella deprecabile e disdicevole esibizione di un qualcosa che, in determinate occasioni, non private come quella in questione, fa configurare il reato di apologia del fascismo e quindi di un reato. Va dato atto a Donati di aver lasciato il suo incarico istituzionale che – non ne dubitiamo – avrà certamente svolto al meglio in tutti questi anni”.
“Non è da tutti. Di questo gli diamo atto. Grave lo è sempre e comunque, ma nel caso di un amministratore pubblico e, più ancora, nel paese in cui è nato un Presidente della Repubblica che ha fatto la Resistenza, che ha contribuito attivamente alla rinascita dell’Italia con l’Assemblea Costituente e con l’aver rappresentato la Nazione dagli scranni più alti del Parlamento e, infine, dal Colle più alto, quello del Quirinale, atteggiarsi in quel modo è inconcepibile”.
“Non si può fare goliardia, se per goliardia si intende la manifestazione di una divertente ironia, sulla dittatura mussoliniana: non si tratta, infatti, di satira, ma di un divertissement che coglie lo spirito del momento: della ricerca più “generale” di una ricomposizione degli estremismi, della rivalorizzazione di antivalori, di un’anti-etica politica che si fa ispirare dal “passato che non passa” e che, seppure dietro a tante paroline messe in fila per dissimulare, esprime con chiarezza l’intento di riportare a galla la muscolarità del nazionalismo, dell’esclusivismo, della tolleranza al posto della solidarietà, dell’intolleranza al posto dell’ipocrisia della tolleranza stessa. Bene dunque ha fatto Donati a dimettersi, ma meglio avrebbe fatto, nel corso di quella grigliata, a spegnere le casse e a dire agli amici: ‘sta roba qui non si fa!’“, concludono.