Saccone: “Vincere con una Prima Squadra era il mio sogno. Nolese, il prossimo anno si può stupire ancora”
- Postato il 30 aprile 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Noli. La Nolese ha conquistato nuovamente il campionato di Seconda Categoria, tornando in Prima Categoria dopo quasi mezzo secolo dall’ultima volta. Un percorso intenso e vincente, costruito da mister Pietro Saccone insieme ai suoi ragazzi.
Grande l’orgoglio da parte del tecnico biancorosso che, dopo le esperienze con le Juniores di Finale e Legino, con cui aveva già conquistato un campionato regionale, è riuscito a vincere anche al suo ritorno alla guida di una Prima Squadra. Un successo importante da festeggiare nel presente, ma il tecnico non nasconde l’ambizione di continuare a stupire anche in categoria superiore.
Mister, che stagione è stata?
È stata lunga, molto lunga. Otto mesi intensi, vissuti completamente: non solo allenamenti e partite, ma giornate intere passate a pensare a cosa preparare, come allenare, come affrontare le gare. È stato molto impegnativo, anche mentalmente, ma ci ho messo tutto. L’ambiente era motivato nel portare avanti un’idea già avviata l’anno scorso: fare un passo in avanti e portare la Nolese in Prima Categoria, che è una dimensione che questa società merita. L’ultimo mese è stato massacrante. Tra campionato e Coppa abbiamo giocato tantissimo, con un calendario pesante. La sconfitta in finale ci ha lasciato scorie, anche a livello mentale, e giocare in settimana non aiuta. Dopo la sconfitta con il Mallare, la seconda consecutiva, un po’ di ansia è arrivata. Non nego che qualche pensiero ci fosse, soprattutto all’idea di uno spareggio. Sarebbe stato un rischio dopo aver condotto il campionato per mesi. Però ero convinto che i ragazzi ce l’avrebbero fatta. Complimenti anche al Sassello, che ha tenuto il campionato aperto fino all’ultimo, e a tutte le squadre: è stato un campionato di alto livello. Adesso ci incontreremo con la società per programmare il futuro, ma le sensazioni sono di grande soddisfazione. Nonostante sulla carta fossimo una delle squadre candidate alla vittoria, è stata una stagione complessa, con tante situazioni da gestire. Non basta essere forti sulla carta: bisogna lavorare ogni giorno, gestire il gruppo, le teste, soprattutto in una categoria dove non ci sono stipendi e serve grande motivazione. Il coronamento è stato straordinario: finale di Coppa, vittoria del campionato e salto di categoria che a Nolese mancava dal 1979.
Miglior attacco, miglior difesa e miglior differenza reti: what else?
A livello numerico è stato un “triplete”: scherzando, è il massimo che si può chiedere. Personalmente tengo molto alla fase difensiva, perché significa lavorare bene senza palla, anche se il calcio moderno premia sempre di più gli attacchi. Detto questo, qualche rammarico c’è: abbiamo preso 24 gol, ma ben 13 tra Pallare e Bardineto. Potevamo fare ancora meglio. Però sarebbe poco onesto non godersi questi numeri dopo aver vinto il campionato.
Quali sono i giocatori che ti hanno sorpreso maggiormente?
Sui singoli è difficile fare nomi, ma voglio citare Pastorino, Frione, Restuccia e Poggi: hanno giocato meno, ma sono stati fondamentali per lo spirito del gruppo. Sempre presenti, sempre disponibili, esempio perfetto di attaccamento alla maglia. Così come Kazazi, importante nell’arco dell’anno. Un pensiero speciale anche per Bordone e Tassisto, fermati da infortuni gravi: erano due leader del gruppo. Ma voglio dire che tutti sono stati importanti per il raggiungimento del risultato finale.
Com’è stato allenare Scalia? Lo avevi avuto quando era molto giovane, quando eri ad aiutare Buttu
Scalia è stato un innesto decisivo: esperienza, leadership, mentalità. Avere un giocatore con trascorsi in Serie D ha fatto la differenza. Ci siamo confrontati spesso, come è giusto che sia.
Il direttore Bordone ha speso delle belle parole per te. Cosa pensi del suo operato?
Posso dire che è stato fondamentale: ha grande capacità di convincere, trasmette entusiasmo. Anche quando non eravamo d’accordo su tutto, abbiamo sempre lavorato da squadra. Speriamo ci aiuti a portare alcuni nomi che vorrei tanto avere con me.
Bello anche il rapporto con Luca Maretti, il tuo secondo dal biennio di Legino
Con Maretti ormai c’è un rapporto consolidato: tre stagioni insieme e due campionati vinti. È una figura importante, dentro e fuori dal campo.
Che cos’è la nolesità?
La “nolesità” è qualcosa di speciale: un attaccamento viscerale alla squadra del proprio paese. Persone come Jimmy Fontana, Paolo Bona, il presidente, Mauro Maggioni rappresentano perfettamente questo spirito. Non ho mai nascosto l’obiettivo: volevamo salire. Non credo nella scaramanzia fine a sé stessa, quando sai di avere il potenziale è giusto dirlo. E volevamo arrivare fino in fondo anche in Coppa.
Dal tuo ritorno in panchina, o hai vinto o ci sei andato vicinissimo. Che progressi stai facendo come allenatore?
A livello personale, uno dei miei sogni era vincere un campionato con una Prima Squadra. All’inizio mi sembrava un’utopia. Oggi credo di aver costruito una mia credibilità, passo dopo passo. Adesso l’obiettivo è continuare così: essere riconosciuto come un allenatore credibile e costruire qualcosa di importante anche nella prossima stagione. Io credo molto nel ruolo dell’allenatore come leader autorevole, non autoritario. Bisogna ascoltare, capire le persone, adattarsi al gruppo. Ogni squadra è diversa, ogni giocatore è diverso. Faccio molta autocritica: dopo ogni allenamento e partita mi chiedo cosa potevo fare meglio. Credo sia fondamentale per crescere. Se devo citare qualcuno tra gli allenatori che mi piacciono, direi sicuramente Buttu, molto importante per il mio percorso. E oggi seguo con piacere anche Cattardico, che reputo una persona molto intelligente. In generale, però, si impara da tutti: ogni partita, ogni allenatore affrontato è un’occasione per crescere.
Tornando alla Nolese, cosa servirà per disputare un campionato di Prima Categoria?
Per la Prima Categoria serviranno le giuste risorse, le giuste motivazioni e un gruppo solido. Se riusciremo a ricreare quell’identità, sono convinto che potremo stupire ancora. Spero inoltre di poter aggiungere in rosa altri giocatori che ho già allenato, che conosco bene, per avere ancora più sicurezza con la squadra. Credo ci sia un discreto numero di ragazzi che avrebbe voglia di partecipare.