Rombiolo, accusato di maltrattamenti verso l’ex convivente ma viene assolto
- Postato il 10 settembre 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
Rombiolo, accusato di maltrattamenti verso l’ex convivente ma viene assolto
Il giudice del tribunale monocratico di Vibo ha assolto un uomo di Rombiolo dall’accusa di maltrattamenti ai danni dell’ex convivente
ROMBIOLO – Accusato di maltrattamenti in famiglia, viene assolto dal giudice di Vibo in accoglimento della richiesta avanzata dall’avvocato Rossella Calabria. Questa la decisione assunta dal presidente del Tribunale Monocratico di Vibo, Valeria Bilotto, all’esito del processo che vedeva imputato un uomo di 46 anni di Rombiolo.
L’ORIGINE DELLA VICENDA SUI PRESUNTI MALTRATTAMENTI
Il procedimento era scaturito dalla querela presentata il 12 gennaio 2024 (e integrata il giorno dopo) dall’ex convivente dell’imputato per il reato di maltrattamenti in famiglia. L’istruttoria ha evidenziato una relazione di coppia complessa e “caratterizzata da litigi, tensioni e conflittualità”, tuttavia a giudizio dell’avvocato Calabria quella situazione era riferibile ad una “mera conflittualità che non integrava gli estremi del reato contestato, in quanto non vi era una persistente ed equa azione vessatoria idonea a creare un regime di vita mortificante e insostenibile.
LA TESI DELLA DIFESA DELL’IMPUTATO
In sede di dibattimento, la stessa persona offesa aveva dichiarato testualmente di non aver mai subito violenze fisiche o percosse dall’imputato e che l’unico episodio con contatti fisici risaliva al dicembre 2019. Sempre la difesa ha evidenziato profonde incoerenze nel racconto dell’ex convivente tra le accuse descritte nella querela e le dichiarazioni rese al processo, l’assenza di continuità nei percorsi di supporto e di riscontri medici. A questo si aggiunge la mancata acquisizione di file audio e chat indicati nella querela come prove schiaccianti.
Da qui, pertanto la richiesta di assoluzione dell’imputato “perché il fatto non sussiste” o, in subordine, “perché il fatto non costituisce reato”, data la 2completa mancanza di prova del requisito dell’abitualità della condotta”.
LE RICHIESTE DELLA PROCURA E L’ASSOLUZIONE
Tesi, queste, contrastate dal pm Assunta Mazzeo per il quale le condotte messe in atto dall’uomo erano cristallizzate e pertanto si era avanzata la richiesta di condanna dello stesso comunque al minimo della pena.
Alla fine, il giudice, dopo una breve camera di consiglio ha concordato con la tesi dell’avvocato Calabria mandando assolto il suo cliente.
Il Quotidiano del Sud.
Rombiolo, accusato di maltrattamenti verso l’ex convivente ma viene assolto