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Roma Jazz Festival, cinquant’anni di jazz nel segno di Miles Davis

  • Postato il 28 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Roma Jazz Festival, cinquant’anni di jazz nel segno di Miles Davis

Il Quotidiano del Sud
Roma Jazz Festival, cinquant’anni di jazz nel segno di Miles Davis

Domenico Rizzuto, trombettista e compositore originario di Tropea, protagonista al Roma Jazz Festival 2026 con il progetto “Disastri Quotidiani”, tra jazz, elettronica e rock psichedelico


Dal 1° al 24 novembre la capitale ospita la cinquantesima edizione del Roma Jazz Festival. “Rileggere Miles, ripensare il jazz” è il filo conduttore di un programma che parte dal centenario della nascita di Miles Davis per attraversare linguaggi, generazioni e geografie del jazz contemporaneo.

Cinquant’anni di storia del jazz passano anche da Roma. Nato nel 1976 alla Quercia del Tasso, sul Gianicolo, il Roma Jazz Festival arriva al traguardo della cinquantesima edizione con una storia che comprende alcuni dei protagonisti più importanti del jazz internazionale. Il 2026 aggiunge una ricorrenza particolare: i cento anni dalla nascita di Miles Davis.

A NOVEMBRE PARTE IL ROMA JAZZ FESTIVAL

Da qui nasce il tema “Rileggere Miles, ripensare il jazz”, che utilizza la figura di Davis non soltanto come oggetto di celebrazione, ma come punto di partenza per interrogarsi sulle trasformazioni di un linguaggio che proprio attraverso musicisti come lui ha conosciuto alcune delle sue svolte decisive. Il rapporto tra Davis e la capitale è inoltre diretto: il trombettista suonò più volte a Roma e il suo ultimo concerto romano si tenne allo Stadio Olimpico il 23 luglio 1991 in una memorabile serata condivisa con il Pat Metheny Group, anche se non ci furono brani interpretati assieme.

Ad aprire il festival, il 1° novembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, sarà Paolo Fresu con Kind of Lives, progetto costruito intorno all’eredità musicale di Davis. Con Fresu saranno sul palco Bebo Ferra, Christian Meyer, Dino Rubino, Federico Malaman, Filippo Vignato, Marco Bardoscia e Stefano Bagnoli.

LA PRIMA PARTE DEL PROGRAMMA

Il primo nucleo forte del programma si concentra tra il 4 e il 6 novembre, tre serate che restituiscono bene la direzione internazionale di questa cinquantesima edizione. Il 4 novembre, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Kurt Elling incontrerà gli Yellowjackets in Celebrate Weather Report, rilettura della musica di una formazione che ha modificato profondamente il rapporto tra jazz, elettricità e fusion. Elling porta nel progetto la propria esperienza vocale e improvvisativa, mentre gli Yellowjackets affrontano un repertorio legato alla stagione di Joe Zawinul, Wayne Shorter e Jaco Pastorius.

Il 5 novembre sarà invece la volta di Steve Coleman and Five Elements, uno degli appuntamenti che più direttamente rappresentano la dimensione di ricerca del festival. Sassofonista e compositore, Coleman ha sviluppato negli anni una concezione del jazz fondata sulla relazione tra improvvisazione, strutture ritmiche e sistemi compositivi, costruendo con i Five Elements un laboratorio musicale in continua trasformazione. La sua presenza introduce nel cartellone una prospettiva diversa rispetto alla celebrazione del passato: il riferimento alla storia del jazz diventa materia per un linguaggio ancora in movimento.

IL PROGETTO COLLAB

Il 6 novembre il festival cambia nuovamente coordinate con Hamilton de Holanda e Gonzalo Rubalcaba, riuniti nel progetto Collab. Da una parte il mandolino a dieci corde del musicista brasiliano, dall’altra il pianoforte del cubano, in un dialogo che mette a confronto le tradizioni afro-cubane e brasiliane. Il progetto nasce dall’incontro fra due percorsi distinti e costruisce una musica fondata su melodie complesse, articolazione ritmica e improvvisazione. Cuba e Brasile diventano così due punti di partenza per una stessa ricerca, senza cancellare le differenze tra le rispettive tradizioni.

Tre serate consecutive nelle quali il festival passa dalla memoria della fusion alla ricerca contemporanea, fino all’incontro fra due grandi tradizioni musicali latinoamericane. Un trittico che chiarisce già nelle prime giornate come il tema dedicato a Miles Davis non venga affrontato attraverso un unico modello stilistico, ma attraverso differenti modi di intendere oggi l’eredità del jazz.

DOMENICO RIZZUTO TRA I PROTAGONISTI DI QUESTA EDIZIONE

Tra gli appuntamenti italiani dell’edizione 2026 trova posto, l’8 novembre alla Casa del Jazz, il Domenico Rizzuto Trio con Disastri Quotidiani. Rizzuto, trombettista, percussionista e compositore originario di Tropea, presenta un progetto nel quale jazz, elettronica e rock psichedelico dialogano con ritmi afro-mediterranei, muovendosi tra improvvisazione e struttura. Con lui Leonardo Guelpa alla chitarra elettrica e Pierpaolo Tancredi alla batteria. È una proposta che guarda alla contaminazione senza rinunciare a una precisa identità sonora, nella quale le matrici mediterranee diventano parte di una ricerca aperta anche alle possibilità offerte dalla tecnologia. Una presenza calabrese, dunque, che non si esaurisce nella provenienza geografica: Rizzuto porta a Roma un percorso artistico personale e riconoscibile, maturato tra jazz, ricerca sonora ed elettronica.

IL RESTO DEL CARTELLONE DEL ROMA JAZZ FESTIVAL

Il cartellone prosegue con Zoe Pia e l’Eden Inverted Collective, Eleonora Strino Trio e Nexus Quartet, formazione partenopea che presenta alla Casa del Jazz il proprio lavoro.

La seconda parte del festival torna a muoversi tra ricerca e contaminazione. Il 16 novembre Enzo Favata riprenderà Atlantico, progetto costruito sull’incontro tra jazz e culture musicali differenti. Il 17 novembre saranno protagonisti Erik Truffaz e Antonio Lizana con New Sketches of Spain, mentre il 18 Gregory Hutchinson presenterà Kind of Now – The Pulse of Miles Davis. Il programma proseguirà con il Jeremy Pelt Quintet, Rosa Brunello e, il 24 novembre, Jason Miles con 100 Miles for Miles Davis.

FIABE JAZZ PER AVVICINARE I BAMBINI

Non manca uno spazio dedicato al pubblico più giovane: il 22 novembre Fiabe Jazz – I Musicanti di Brema Swing Band porterà all’Auditorium teatro e musica, utilizzando il linguaggio jazz per avvicinare i bambini alla musica.

Il cinquantesimo anniversario diventa così un’occasione per mettere in relazione memoria e presente. Miles Davis costituisce il riferimento storico dell’edizione, ma il programma guarda a un jazz ancora capace di trasformarsi, attraverso l’incontro tra grandi protagonisti internazionali, musicisti italiani e nuove generazioni. Un percorso nel quale la memoria non coincide con la semplice riproposizione del passato, ma diventa materia da rileggere.

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Roma Jazz Festival, cinquant’anni di jazz nel segno di Miles Davis

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