Rigenerazione urbana: ecco perché Milano e Firenze possono diventare un modello europeo
- Postato il 11 maggio 2026
- Di Panorama
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In Italia, la sfida della rigenerazione urbana sta evolvendo da semplice recupero volumetrico a creazione di veri e propri “ecosistemi di prossimità”. Non si tratta più solo di ristrutturare edifici, ma di gestire la transizione di aree industriali dismesse verso nuove funzioni che rispondano alle urgenze del presente: sostenibilità ambientale, integrazione accademica e attrattività internazionale.
In questo contesto, la rigenerazione urbana contemporanea trova oggi due dei suoi esempi più avanzati in Manifattura Tabacchi a Firenze e BiM a Milano. Se il progetto fiorentino trasforma l’ex fabbrica in un quartiere dinamico e inclusivo — animato dalla community internazionale di Polimoda e da residenze di design — BiM riqualifica un intero isolato in Bicocca attraverso una logica di retrofitting. Firmato da Piuarch e Antonio Perazzi, l’intervento milanese restituisce alla città oltre 50.000 mq di spazi direzionali, retail e aree verdi, proponendosi come modello di sostenibilità autentica.
Per meglio comprendere l’importanza strategica dei due progetti per Firenze e Milano, abbiamo scelto di intervistare, Michelangelo Giombini, Head of Product Development & CEO di Manifattura placemakers, il quale ha spiegato come la strategia degli usi temporanei, la simbiosi con le eccellenze accademiche e l’investimento nell’arte contemporanea stiano trasformando questi complessi in poli occupazionali specializzati. Attraverso il racconto di questi due “contenitori vibranti”, Giombini offre un’overview preziosa sullo stato dell’arte dei processi di rigenerazione capaci di generare valore sociale e attrattività internazionale, ridefinendo il tessuto locale e nazionale.

Entrambi i progetti si inseriscono in contesti storici definiti (Bicocca e l’area delle Cascine). Quali strategie sono state adottate per garantire che questi nuovi distretti non diventino delle “isole”, ma siano realmente permeabili e connessi al tessuto sociale preesistente?
Il primo provvedimento adottato per favorire il reinserimento di BiM e di Manifattura Tabacchi nei rispettivi tessuti urbani e sociali è stato quello di attivare usi temporanei all’interno degli edifici ancora in attesa di riqualificazione, parallelamente all’avvio dei cantieri. Questa strategia ha permesso di evitare che i due interventi venissero percepiti come trasformazioni calate dall’alto o come processi esclusivamente immobiliari, aprendo invece fin da subito i luoghi alla città e rendendo il pubblico parte integrante del cambiamento.
L’attivazione temporanea degli spazi ha avuto infatti un duplice obiettivo: da un lato, accompagnare gradualmente cittadini, residenti e stakeholder nella comprensione della nuova identità dei progetti; dall’altro, restituire immediatamente vitalità a complessi per lungo tempo rimasti chiusi o sottoutilizzati. Eventi culturali, iniziative pubbliche, attività creative e momenti di aggregazione hanno così trasformato i cantieri in luoghi già vissuti e riconoscibili, capaci di generare curiosità, partecipazione e senso di appartenenza ancora prima del completamento degli interventi architettonici.
In questo modo, sia BiM sia Manifattura Tabacchi hanno potuto costruire progressivamente una relazione con il territorio circostante, coinvolgendo inizialmente il quartiere e gli stakeholder più vicini al progetto, per poi ampliare il proprio raggio d’azione fino ad attrarre pubblici sempre più ampi e diversificati.
Un esempio particolarmente significativo di questo approccio è rappresentato dall’avvio del percorso di rigenerazione di Manifattura Tabacchi. Nel 2017, a diciassette anni dalla chiusura della fabbrica, il progetto è stato presentato alla città attraverso un gesto fortemente simbolico: l’organizzazione di una cena nel cortile principale dedicata a tutti gli ex dipendenti del complesso. Questo momento ha rappresentato non solo un’occasione di incontro, ma soprattutto un atto di riconnessione tra memoria e trasformazione, tra il passato industriale del luogo e il suo futuro come nuovo polo urbano contemporaneo. Coinvolgere coloro che avevano vissuto quotidianamente la Manifattura ha permesso di riconoscere il valore storico e identitario del sito, sottolineando al tempo stesso il ruolo centrale che il complesso aveva avuto — e avrebbe continuato ad avere — nella vita della città di Firenze.
Qual è l’apporto stimato di questi processi in termini di attrazione di investimenti esteri e creazione di nuovi poli occupazionali specializzati (tech, fashion, ricerca) a livello nazionale?
In questo senso, BiM e Manifattura Tabacchi rappresentano due modelli alquanto diversi, pur condividendo l’obiettivo di creare ecosistemi urbani capaci di generare relazioni, attrarre talenti e costruire comunità.
BiM si configura come un centro direzionale contemporaneo nel cuore del quartiere Bicocca, pensato non solo come luogo di lavoro, ma come piattaforma aperta e dinamica. Il progetto unisce spazi rigenerati e tecnologicamente avanzati a una forte integrazione con il contesto universitario, grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Elemento centrale della visione è la “common ground” al piano terra: un sistema di servizi, attività e spazi per il tempo libero concepito per prolungare la permanenza oltre il tradizionale orario d’ufficio e attrarre persone provenienti da tutta la città. L’obiettivo è favorire la nascita di una community eterogenea e in continua crescita, composta da impiegati, studenti, staff universitario, imprenditori, creativi e residenti.
Cuore simbolico e funzionale del progetto è il Bicocca Pavilion, inserito al centro della nuova piazza rinverdita. Questo dispositivo urbano rappresenta il punto d’incontro tra business e leisure, in un dialogo costante tra produttività, innovazione e socialità. Al primo piano trova spazio l’Innovation Hub di Fondazione Bicocca, il nuovo ente dell’Ateneo nato per mettere in relazione le eccellenze accademiche con il mondo delle imprese, promuovendo progetti di innovazione e valorizzando gli asset scientifici e di ricerca dell’università.
Manifattura Tabacchi si presenta invece come un vero e proprio quartiere multifunzionale, dove residenze, formazione, lavoro, cultura, retail e hospitality convivono all’interno di un ecosistema urbano complesso e permeabile. La compresenza di funzioni differenti favorisce l’incontro e la contaminazione tra pubblici diversi, alimentando una comunità che trova nella creatività il proprio principale denominatore comune. In questo contesto, un ruolo strategico è svolto dalla Factory, inaugurata nell’aprile 2023: uno spazio multifunzionale in cui moda, arte, design, artigianato contemporaneo, lifestyle e offerta food si intrecciano, dando vita a un hub capace di attrarre una comunità internazionale di creativi, professionisti e nuovi abitanti interessati a vivere e lavorare a Firenze.
In entrambi i progetti emerge inoltre il valore strategico di poli verticali fortemente identitari. Nel caso di BiM, l’Innovation Hub legato alla ricerca scientifica e tecnologica; nel caso di Manifattura Tabacchi, la presenza di Polimoda come eccellenza internazionale della formazione fashion. Entrambi questi elementi hanno contribuito in modo significativo ad aumentare l’attrattività dei rispettivi sviluppi: da un lato favorendo l’insediamento di nuovi tenant direzionali, dall’altro — nel caso di Manifattura Tabacchi — sostenendo anche la domanda residenziale, come dimostra il successo delle residenze Anilla e Puro, già abitate, insieme ai progetti Zenit, in consegna a settembre 2026, e Futura, attualmente in fase di realizzazione.
BiM e Manifattura Tabacchi dedicano ampi spazi all’arte contemporanea (es. collettivo Specific, residenze d’artista). In che misura la programmazione culturale funge da acceleratore per la valorizzazione commerciale degli immobili?
Crediamo molto nella programmazione culturale, in particolare artistica. Questo strumento ci permette di raccontare la trasformazione in atto sin dalle origini, consentendo di far crescere nel pubblico la consapevolezza di ciò che sta accadendo e, con essa, il valore di ciò che si trasforma o si costruisce ex novo.
Basti pensare che BiM, fin dal primo giorno, valorizza e promuove le molteplici espressioni della creatività contemporanea grazie a un palinsesto artistico e culturale curato dal collettivo Specific. Le iniziative di Specific contaminano un luogo dedicato principalmente al lavoro con sguardi e linguaggi inattesi e stimolanti, instaurando un dialogo virtuoso con i tenant dell’edificio, la community e le istituzioni culturali che animano il quartiere Bicocca.
L’arte – di qualsiasi tipologia, più in generale “espressione di creatività” così da includere il design, la fotografia, la musica, le arti performative, etc. – avvicina le persone e stabilisce dei ponti con il resto della città, incentivando la frequentazione del luogo in costruzione e la nascita di una comunità locale.
Il processo non è veloce, in particolare se si lavora su progetti di rigenerazione nelle periferie delle città, ma può dimostrarsi più efficace di qualsiasi campagna promozionale.
Il punto di partenza è studiare quello che già c’è presente, scavare nel passato e valorizzare ciò che nel tempo si è perso o dimenticato.
Sia a Milano (UniMiB) che a Firenze (Polimoda, E-RIHS), la presenza accademica è centrale. Quali sono i primi risultati tangibili della collaborazione tra ricerca scientifica e mondo delle imprese all’interno dei vostri Innovation Hub?
Nel progetto BiM a Milano, la collaborazione avviata inizialmente con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e successivamente consolidata attraverso la nascita di Fondazione Bicocca ha rappresentato un elemento strategico fondamentale per il posizionamento e l’identità dell’intervento. Da questa sinergia è nato un centro dedicato all’innovazione, ospitato all’interno del nuovo Pavilion, concepito come luogo di connessione tra il mondo accademico e quello imprenditoriale.
L’obiettivo del progetto è creare un ecosistema capace di favorire l’incontro tra ricerca, industria e impresa, mettendo a sistema competenze scientifiche, know-how tecnologico e capacità di sviluppo industriale. Attraverso l’Innovation Hub, l’università — con i propri docenti, ricercatori, laboratori e infrastrutture — può collaborare direttamente con le aziende nella definizione e nello sviluppo di progetti innovativi e strategici, offrendo servizi ad alto valore aggiunto e promuovendo processi di trasferimento tecnologico e contaminazione interdisciplinare. In questo modo, BiM supera la dimensione tradizionale del complesso direzionale e si configura come una piattaforma aperta alla produzione di conoscenza, alla sperimentazione e all’innovazione condivisa.
Nel caso di Manifattura Tabacchi a Firenze, invece, la presenza di Polimoda fin dalle prime fasi del progetto ha avuto un ruolo determinante nella costruzione dell’identità del nuovo quartiere. La scuola
internazionale di fashion design non rappresenta soltanto un’importante funzione insediata all’interno del complesso, ma costituisce uno dei principali motori culturali e sociali dell’intero sviluppo. La presenza quotidiana di studenti, designer, professionisti e creativi provenienti da contesti internazionali contribuisce infatti ad alimentare una comunità dinamica e multiculturale, capace di influenzare il carattere stesso del progetto urbano. Attorno a Polimoda si è progressivamente sviluppato un ecosistema creativo in cui formazione, produzione culturale, moda, design, artigianato contemporaneo ed eventi convivono e si contaminano reciprocamente, rafforzando il posizionamento di Manifattura Tabacchi come nuovo polo internazionale dedicato alla creatività e all’innovazione culturale nel contesto fiorentino. La prestigiosa presenza del CNR e dell’infrastruttura europea E-RIHS si inserisce in questo quadro col suo portato eccezionale di tecnologia applicata al restauro, innestando nella community il suo gruppo di scienziati e ricercatori internazionali.