Ricina, sopralluogo di tre ore nella casa delle vittime: cos'hanno trovato
- Postato il 4 maggio 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Ricina, sopralluogo di tre ore nella casa delle vittime: cos'hanno trovato
Sopralluogo di tre ore nella casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove sono morte avvelenate dalla ricina Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia di 50 e 15 anni. La tragedia subito dopo Natale. La polizia scientifica, così come disposto dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, ha prelevato dall'appartamento tutti i dispositivi elettronici appartenuti alle due vittime, cinque telefoni (di cui solo due provvisti di sim) e un computer. Stando a quanto riferito da uno dei consulenti presenti, alcuni dei telefoni sono stati trovati in un cassetto e nella tasca di un giubbotto. Il computer invece era nella cucina. Iniziato pochi minuti dopo le 10, il sopralluogo è terminato poco dopo le 13. Presenti, oltre agli agenti della polizia, anche i consulenti delle parti, indagati e parti offese.
I reperti, così come già accaduto per lo smartphone sequestrato il mese scorso ad Alice Di Vita (altra figlia e sorella di Antonella e Sara, ndr), saranno consegnati al laboratorio digitale della procura di Campobasso per le successive attività di acquisizione forense che la procura delegherà successivamente con un atto a parte. Il sopralluogo ha riguardato sia l'appartamento dove vivevano le due vittime che quello della madre di Gianni Di Vita (marito e padre di Antonella e Sara, ndr). Sarebbero stati prelevati anche alcuni documenti.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47539152]]
Le operazioni sono state svolte da personale specializzato arrivato da Roma insieme agli uomini della Squadra Mobile di Campobasso con modalità idonee a non alterare lo stato dei luoghi sotto sequestro. Dopo la rimozione dei sigilli, gli agenti sono entrati nell'abitazione consentendo la partecipazione anche a un rappresentante per ognuna delle dieci parti coinvolte (5 indagati e 5 parti offese). Tutti hanno dovuto indossare tuta protettiva e altri accessori per evitare la contaminazione della scena.
[[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47508841]]
Continua a leggere...