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Revoche al ministero della Cultura, Ronzulli: “Nessuna crisi, il governo è forte”

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Politica
  • Di Agi.it
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Revoche al ministero della Cultura, Ronzulli: “Nessuna crisi, il governo è forte”
Revoche al ministero della Cultura, Ronzulli: “Nessuna crisi, il governo è forte”

AGI - Sul caso del ministro Giuli e le notizie che riguardano il licenziamento di due collaboratori del ministero "non è vero che il governo non trova pace. Come al solito voi fate delle sintesi, che più che sintesi sono delle crasi. Il governo è stabile, forte, credibile, con visione. Non è che un problema interno a un Ministero, un problema di staff, incide sull'azione di governo. Assolutamente no, è un problema interno al Ministero della Cultura e spero che venga risolto il prima possibile. Detto questo, essendo un problema di staff, non è un problema per la linea politica del Ministero, piuttosto che soprattutto del governo". La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli a margine della XXVIII edizione di Futuro Direzione Nord, torna sulla vicenda dello staff del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ribadendo "la compattezza" dell'esecutivo smentendo "una narrativa che leggo in cui non mi ritrovo. Io vedo un governo che discute, magari, che però alla fine fa sempre sintesi".

Ieri era intervenuto il ministro Francesco Lollobrigida, capo delegazione di Fratelli d'Italia al Governo, per spiegare che "Giuli ha ritenuto, come è d'altronde suo diritto, modificare l'assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei Governi che ci hanno preceduto. Il Gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal Ministro, a un rapporto di totale sintonia".

La revoca degli incarichi

Le revoche riguardano il capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, ritenuto vicino al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, e la sua segretaria particolare Elena Proietti Trotti, responsabile umbra del dipartimento Turismo di Fratelli d'Italia. A far scattare i decreti di revoca sarebbe stato, per il primo, il caso dei mancati finanziamenti al docufilm su Giulio Regeni, definito "inaccettabile" nei giorni scorsi dallo stesso Giuli. Mentre Proietti pagherebbe il fatto di non essersi presentata in aeroporto, mancando una missione del ministro a New York.

La reazione delle opposizioni

"L'elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai è lungo", commenta il responsabile Cultura della segreteria Pd, Sandro Ruotolo. "Non è più una somma di episodi isolati. È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione", afferma l'esponente dem. "Tutto questo dentro Fratelli d'Italia, ma anche negli altri partiti della coalizione: nella Lega con l'uscita del generale Roberto Vannacci e dentro Forza Italia con tensioni e fronde contro Antonio Tajani". Per il deputato M5s Gaetano Amato, "al ministero della Cultura va in scena l'ennesimo capitolo del regolamento di conti interno alla maggioranza: il ministro commissariato commissaria a sua volta la lunga mano del commissario Fazzolari. Una resa dei conti", aggiunge il Cinque Stelle, "che certifica il livello di caos e di conflittualità che attraversa il governo Meloni".

Durissimo, infine, Matteo Renzi. "Nelle ultime settimane il ministro Giuli ha dimostrato tutta la propria arrogante incompetenza", scrive il leader di Iv sui social, "e dopo essere riuscito a farsi dare dell'assenteista persino da uno come Salvini, dopo aver dichiarato guerra al cinema e agli intellettuali, dopo aver mandato i commissari ovunque a cominciare da Venezia, Giuli oggi licenzia i suoi collaboratori. Che peraltro lui stesso aveva scelto", aggiunge il leader Iv che conclude: "In questa furia distruttiva a Giuli, cavallo scosso di un palio inutile, rimane solo un ultimo gesto da compiere: licenziare se stesso, non gli altri. Si dimetta subito questo ministro incompetente e porti la sua tracotante incapacità lontano dal Collegio romano. Il ministero della Cultura non merita un tale scempio".

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Autore
Agi.it

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