Ranucci: “Farò il possibile affinché vengano riconosciuti i miei diritti. Dispiaciuto dal silenzio di Meloni”
- Postato il 30 agosto 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Una campagna denigratoria composta da “2800 articoli” sui giornali di un parlamentare di governo, le richieste di rimozione arrivate dal presidente del Senato, dal ministro Salvini e dal “gotha di Fratelli d’Italia” e una decisione che rischia di disperdere il patrimonio professionale costruito da Report in trent’anni. A margine del suo spettacolo ieri ad Agrigento, Sigfrido Ranucci non usa mezzi termini per descrivere il suo allontanamento dalla trasmissione d’inchiesta di Rai3.
“Farò tutto il possibile perché mi vengano riconosciuti i miei diritti”, annuncia il giornalista che ringrazia i direttori del Tg3 e di RaiNews24: “Mi hanno aperto le porte e mi danno una sorta di asilo politico in questo momento”. Nel suo mirino finisce il direttore degli Approfondimenti Rai, Paolo Corsini, che “non mi ha giudicato più credibile” e ha deciso di destinarlo ad altre testate.
Una scelta che il conduttore non considera soltanto un affronto professionale: “Credo – dice – di avere il diritto di vedere rispettata la mia storia e la mia famiglia, che ha fatto dei sacrifici perché io conducessi in questi anni Report e facessi l’inviato, mettendo a rischio la mia incolumità e anche quella dei miei familiari”. Per Ranucci la posta in gioco va ben oltre il suo futuro in Rai: “Questa è una battaglia per la libertà di stampa, perché non è ammissibile, in nessun Paese al mondo, che ci sia una regia che preveda una campagna denigratoria con 2.800 articoli”. Tutti pubblicati sui giornali di un parlamentare di governo: “Tu pensa che, dopo 2 mesi che hanno ravanato nel passato, come ravano i maiali tra le ghiande e il fango, hanno sollevato dei cunei d’ombra. Grazie a questi cunei d’ombra vengo spostato dal report. È stata trovata la giustificazione per poterlo fare. Non credo che sia una cosa che appartenga allo svolgimento democratico di un Paese. Farò una battaglia in tutte le sedi per difendere la libertà di stampa e la possibilità che i cittadini siano consapevolmente informati”.
Ranucci difende anche la squadra di Report e boccia l’ipotesi di affidare il programma ai due conduttori scelti dalla Rai, Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti. “Sono dei professionisti, ma non vanno bene per Report. Questa è la mia opinione”. Per Ranucci “è stata una scelta che ha mortificato le professionalità che sono lì dentro e che hanno fatto la storia del servizio pubblico per trent’anni”. Se alcuni di loro dovessero lasciare la Rai, “sarebbe una perdita gravissima per l’azienda. Sono persone che si sono formate in vent’anni e hanno competenze sulla sanità, sulla pubblica amministrazione, sulla mafia e sull’ambiente che non ha nessuno in Rai”.
Il conduttore ricorda poi gli attacchi ricevuti dalla maggioranza (“C’è stato il presidente del Senato, un ministro come Salvini e poi tutto il gotha di Fratelli d’Italia. Mi hanno definito una vergogna umana”), ma alla domanda se dietro la sua rimozione ci sia direttamente Giorgia Meloni, Ranucci non si sente di poterlo sostenere: “Questo non lo posso dire”. Però, “mi è dispiaciuto il suo silenzio su questa cosa perché la giudico una persona più alta”.
E se le porte della Rai dovessero restare chiuse, il giornalista promette di continuare altrove: “Farò quello che ho sempre fatto con Report: una battaglia per le libertà, per l’inclusione e per stare vicino alle persone più fragili e più deboli”.
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