Quiliano&Valleggia, ritorno alle origini per Fabrizio Monte: “Avevo già fatto il direttore prima di allenare. Ora porto la mia esperienza commerciale”
- Postato il 3 agosto 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 0 Visualizzazioni
- 7 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
È un Quiliano&Valleggia strutturato e ambizioso quello che si presenta ai nastri di partenza della nuova stagione. Il comparto dirigenziale è stato rinforzato e, tra questi rinforzi, c’è la figura di mister Fabrizio Monte. O meglio, del direttore Fabrizio Monte che, appunto, da questa stagione ricoprirà la carica di direttore generale del club biancorossoviola. Un ritorno alle origini sia per l’ambiente, dove aveva allenato con Massimiliano Natrella (attuale responsabile del settore giovanile valligiano), sia per il ruolo in dirigenza che aveva ricoperto prima di iniziare il suo percorso da allenatore.
Direttore Monte, com’è nata questa nuova situazione con il Quiliano&Valleggia?
Sono rimasto fermo tutta la stagione scorsa: non mi erano capitate opportunità interessanti e quindi ho preso la decisione di non allenare più. Ero un po’ stanco di alcune situazioni e ho preferito mettermi da parte, anche perché comunque ho allenato diversi anni e bene o male ho sempre centrato gli obiettivi richiesti. L’esonero che ho subito a Savona mi ha segnato, per essere onesto, e quindi dopodiché mi è mancata la passione, la voglia di tornare nuovamente sul campo e tutto il resto. Ho preferito, credo definitivamente, rinunciare al ruolo di allenatore. È una scelta che ho fatto spontaneamente, però chiaramente mi dispiace. Ci sono delle dinamiche particolari, è il calcio e quindi mi rendo conto di esserne totalmente fuori. Ho preferito fare un passo indietro. Poi la combinazione dell’ultima partita dell’anno scorso del Legino, che è stata anche l’ultima, giocata a Quiliano, ha avuto il suo peso. Ero andato a vedere il Legino perché c’era William, anche se non poteva giocare perché si era fatto male al ginocchio, e ho incontrato Michele Salinas, che poi era un dirigente, anzi forse il dirigente che mi è stato più vicino quando è nato il Quiliano in Eccellenza e abbiamo fatto quella cavalcata clamorosa. Avevo preso la squadra ultima in classifica e siamo arrivati a fare uno spareggio clamoroso con la Sestrese. Incontrandoci con il presidente abbiamo parlato di alcuni ruoli, non quello di allenatore, perché io gli avevo detto che avevo intenzione di non allenare: di quello non abbiamo minimamente parlato. È uscita fuori questa possibilità e, tra l’altro, la cosa comica è che io a Quiliano nel 2014 avevo proprio cominciato facendo il direttore. Poi le esigenze mi avevano portato ad allenare la prima squadra in Eccellenza.
Il passaggio da allenatore a dirigente nasce quindi anche dalla possibilità di portare una nuova esperienza all’interno della società?
Soprattutto perché potevo portare la mia esperienza commerciale. Abbiamo il bar da un po’ di anni, però io ho fatto il commerciale per 30 anni, con corsi di marketing, psicologia e tutte queste cose. Ho pensato di poter portare la mia esperienza commerciale in una squadra di calcio. Siccome con il presidente e con il Quiliano c’è questa sorta di legame che arriva da quella stagione, diciamo che il passo è stato abbastanza automatico. Ovviamente l’ho fatto con piacere e quindi adesso mi sto occupando di questo. Mi occupo dei rapporti esterni della società, poi dirigo un po’ il lavoro generale, controllando ma lasciando totalmente carta bianca ai due direttori, quindi a Lasio e Natrella, sulle scelte tecniche. Mi sto occupando dei rapporti con gli sponsor e di riportare il Quiliano&Valleggia di nuovo in una dimensione che magari qualche anno fa ha avuto, quando è stata in Promozione, cercando di ridare un po’ di smalto a questa società. È una società seria, una società che ha il suo campo e quindi una struttura importante. Vediamo poi se a questo lavoro riusciremo anche ad abbinare qualche risultato positivo. La parte dell’allenatore è stata una scelta condivisa di Chicco Ferraro. Anche i due responsabili, quindi Lasio per quanto riguarda la prima squadra e juniores e Natrella per il settore giovanile, hanno completamente la mia fiducia e carta bianca, da parte mia e da parte del presidente, sull’operato da fare. Poi, come tutte le cose, vedremo i risultati più avanti.
Il tuo ritorno insieme a quello di Chicco Ferraro rappresenta un legame importante con il passato del Quiliano&Valleggia: come è nata la scelta di affidarsi nuovamente a lui?
Chicco Ferraro è l’ultimo allenatore che ha allenato il Quiliano in Promozione, anzi l’ultimo allenatore che ha vinto un campionato con un gol. Io e Natrella eravamo i due allenatori del Quiliano in Eccellenza dell’ultima volta che si era fatta quella categoria. Quindi questo ritorno di tutti e tre speriamo che sia di buon auspicio. Ferraro, per mille motivi, era l’uomo giusto al posto giusto, perché comunque lui a Quiliano ha dato tanto sia da giocatore sia da allenatore. È arrivato a vincere un campionato e andare in Promozione e poi, per le varie dinamiche del calcio, è successo quello che è successo. Era giusto dargli un’opportunità e abbiamo trovato una persona carica, che aveva proprio voglia di Quiliano. L’unica cosa che gli ho chiesto, visto che quest’anno ci sono queste figure che si occupano esclusivamente del campo, è che tutto il resto deve pensarci la società: io, il presidente, il direttore sportivo e tutto quanto. Se lui avrà la forza di essere concentrato sul campo, sicuramente ci porterà dei frutti, perché è un allenatore preparato, impattante, di gruppo. Quiliano meritava veramente una nuova possibilità. La scelta è stata semplice, perché comunque nel mio arrivo le scelte erano più o meno già quasi decise. È chiaro che io ho dato il mio benestare perché conosco Chicco da tantissimi anni e sapevo che era la scelta giusta. Ovviamente ci siamo confrontati prima e gli ho ribadito il fatto che io non ero lì per aspettare una panchina, ma ero lì per cercare di essere di aiuto suo e della società al cento per cento.
Guardando al campionato che verrà, considerando anche la promozione dell’Albingaunia, dove pensi che possa arrivare questo Quiliano&Valleggia?
Se andiamo a vedere le classifiche dell’anno scorso e leviamo le prime tre, è chiaro che dalla quarta alla settima dell’anno scorso, quindi parliamo di Cengio, Dianese, Andora e Quiliano&Valleggia, sicuramente vorranno essere tra le squadre protagoniste. Poi aspettiamoci qualcosa dall’Argentina, l’Ospedaletti è sempre comunque una squadra ostica e quindi è un campionato molto duro, un girone impegnativo. Noi abbiamo il fatto, come dicevo prima, di riorganizzarci per essere pronti a un eventuale salto che magari non avverrà quest’anno, ma speriamo entro un paio d’anni di poter fare. Se quest’anno, come ha dichiarato anche il direttore sportivo, il nostro obiettivo è quello di fare i playoff, poi magari non li fai per la questione della distanza di punti, non sarà un dramma. Però vogliamo essere comunque competitivi. Vogliamo essere una squadra difficile da affrontare, che però mantiene, oltre a uno spirito combattivo, anche tanta eleganza. Vogliamo diventare comunque un punto di riferimento. È chiaro che se riuscissimo prima o poi a farlo in Promozione sarebbe meglio, però visto che c’è stata qualche moria di società nel savonese, è logico che una struttura con campo e società organizzata diventi poi più appetibile anche per giocatori importanti.
Hai detto di voler lasciare autonomia all’allenatore e ai direttori: come sarà quindi il tuo rapporto quotidiano con loro e con l’ambiente?
Il confronto ci sarà sicuramente, però deve essere tutto costruttivo, tutto per il bene della società. Io con il mister gli ribadisco sempre che, avendo fatto l’allenatore, so quello che serve a un allenatore. Quindi io sono lì per cercare di aiutare la società e l’allenatore. Poi è logico: tutti assieme dobbiamo avere il nostro obiettivo e dobbiamo remare tutti dalla stessa parte verso quell’obiettivo. Se ci saranno delle cose, poi ce le chiariremo, ma è fatto tutto per il bene di questa società, proprio con un obiettivo a medio termine. Adesso il mister deve pensare alla squadra in campo e la dirigenza fuori deve fare di tutto per ottenere questo obiettivo. È logico che partiamo da una società e soprattutto da un comune molto ben strutturato e questo ci aiuta: non dover girovagare per campi, avere la propria struttura, il magazzino e tutto il resto. Un magazzino che a livello di Prima Categoria ce ne sono pochi, perché comunque la società lava anche la roba ai calciatori. I calciatori devono fare i calciatori, la società deve fare la società. Partiamo dall’idea che nell’organizzazione sicuramente i risultati aumentano. Mi sono mosso anche per la struttura medica, prendendo Andrea Delfino, che era il mio massaggiatore quando ero a Savona, ma nel frattempo si è laureato massoterapista. È una figura importante e poi ho anche delle collaborazioni esterne, anche per anticipare il recupero dei calciatori. Anticipo che il 26 agosto abbiamo organizzato un triangolare con Albissole e Finale. Già stiamo cercando di muoverci per tempo, in modo da avere davvero un’immagine nuova e un’immagine positiva, un’immagine comunque qualificata.