“Qui la spiaggia non è risorsa scarsa”: la mozione del centrodestra di Lecce per far saltare le gare sulle concessioni balneari
- Postato il 13 maggio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Lecce si vuole candidare come “caso pilota” per far saltare le gare sulle concessioni balneari: lo chiede una mozione, firmata da tutti i consiglieri comunali di centrodestra che sostengono la sindaca Adriana Poli Bortone. Un’iniziativa che può provocare un maremoto in tutta Italia e oltre, visto che gli azionisti di maggioranza del centrodestra leccese sono tre pesi massimi: il vicepresidente della Commissione Europea Raffaele Fitto, il sottosegretario del governo Meloni Alfredo Mantovano e il senatore Roberto Marti, coordinatore regionale della Lega nonché imprenditore balneare.
In passato il “caso Lecce” aveva fatto giurisprudenza in senso opposto: era il maggio 2022 quando l’adunanza plenaria del Consiglio di Stato, su ricorso proprio del comune salentino, aveva di fatto annullato la “legge Centinaio” che fissava il rinnovo automatico delle concessioni al 2033. Esultò il sindaco dell’epoca Carlo Salvemini, espressione del centrosinistra. Dal 2022 a oggi però il vento è cambiato: Salvemini è stato battuto sul filo di lana dalla sindaca ex missina Poli Bortone per la cui vittoria si è rivelato decisivo l’appoggio del senatore leghista Roberto Marti. Marti è anche il capofila della lobby pugliese degli imprenditori balneari tra cui spiccano deputati, consiglieri regionali ed ex europarlamentari: lui stesso dall’estate scorsa è entrato nell’affare degli stabilimenti acquisendo insieme al deputato leghista Salvatore Di Mattina (socio di altri quattro lidi in regione) la maggioranza delle quote di Lido Pizzo, spiaggia di Gallipoli amatissima dai vip, dai reali del Belgio a Romano Prodi fino a Gianni Morandi.
Le gare però incombono. In tutte le sedi e con giurisprudenza granitica il Consiglio di Stato ha imposto un ultimatum ai comuni: gare concluse entro il 2027 oppure decadenza delle vecchie concessioni. Il tutto sulla base della direttiva Bolkenstein, emanata nel 2006 dall’Unione Europea e recepita nel 2010 dall’Italia. Ma è proprio fra le pieghe della direttiva comunitaria che la mozione del centrodestra leccese si insinua, candidandosi a “costituire un ‘caso pilota’ utile a promuovere, in sede europea, una complessiva riflessione sull’adeguatezza, dopo vent’anni, della disciplina contenuta nella direttiva”.
Il ragionamento del documento dei 19 consiglieri (primo firmatario Bronek Pankiewicz, capogruppo di una delle liste del senatore Marti) in sostanza è: il presupposto della Bolkenstein è la scarsità delle concessioni demaniali, che sono poche ma molto ambite. Nel comune di Lecce però la spiaggia non sarebbe affatto una risorsa scarsa perché “il Piano Comunale delle Coste del Comune di Lecce approvato nel 2022 evidenzia che le aree demaniali effettivamente concesse risultano significativamente inferiori rispetto a quelle individuate come concedibili, tenuto conto anche della quota di spiagge libere soggette a monitoraggio erosivo”. Su questa base la mozione invita la sindaca Poli Bortone a “sospendere, nei limiti consentiti dall’ordinamento e nel rispetto delle pronunce giurisdizionali, ogni procedimento di gara o selezione per l’affidamento in concessione delle aree demaniali marittime già oggetto di utilizzo”. In pratica dato che sul litorale leccese esistono molte spiagge libere che potrebbero trasformarsi in concessioni demaniali, la risorsa non è scarsa e la Bolkestein non si applica. Traduzione: nessuna nuova gara, gli stabilimenti rimangono in mano ai concessionari attuali.
“Questo passaggio rivela la totale schizofrenia politica della destra sul tema delle concessioni” insorge Salvemini, che del piano coste 2022 fu il padre. “Una schizofrenia che si spinge al punto di indicare come ‘caso pilota’ la pianificazione costiera di Lecce che invece è stato il provvedimento attraverso il quale abbiamo chiesto e ottenuto dal Consiglio di Stato di riconoscere come legittime le mancate proroghe delle concessioni e quindi l’obbligo dell’evidenza pubblica“.
La tesi della valutazione sulla scarsità di spiaggia “concedibile” comune per comune in realtà non è nuova: fu portata al “tavolo balneare” istituito nel 2023 da Giorgia Meloni proprio da un imprenditore balneare leccese, il vicepresidente della Federazione imprese demaniali Mauro Della Valle. “Alla seconda riunione portai il caso Lecce” spiega l’imprenditore “dove la spiaggia concedibile sarebbe il 40% del litorale ma le concessioni coprono appena il 20%. E nelle stesse condizioni di Lecce ci sono la stragrande maggioranza dei comuni del centro-sud: prima di mettere a gara le vecchie concessioni occorre assegnare le nuove, era il mio ragionamento” spiega Della Valle che aggiunge che la tesi fu approfondita ma poi accantonata.
La tesi, che non riuscì a entrare dalla porta (il tavolo presso la presidenza del Consiglio), ora cerca di passare dalla finestra. Se davvero il “caso pilota” Lecce fosse approvato e facesse scuola, infatti, potenzialmente le conseguenze sarebbero un maremoto: ogni comune costiero potrebbe autocertificare l’abbondanza della propria spiaggia libera e quindi schivare le gare. L’escamotage in realtà non funzionerebbe in alcune località marine di regioni come Liguria, Romagna, Friuli o Campania dove ci sono comuni in cui gli stabilimenti occupano oltre il 90% dei litorali ma potrebbe funzionare nelle località marine meno richieste.
Va detto che il maremoto per ora si è infranto al primo scoglio: il parere tecnico del dirigente al demanio del Comune di Lecce, Maurizio Guido, è nettamente contrario. Un conto è tentare iniziative politiche come scrivere al Parlamento, al governo e alla Commissione Europea, si legge sostanzialmente nel parere del dirigente, ma “non si possano sospendere le procedure di gara, in quanto le stesse non possono che essere avviate (o sospese) nei termini e nei modi dettati dall’ordinamento vigente”. Insomma sospendere (o meglio: non avviare) le gare sarebbe illegale. Sarà anche per questo parere così netto che la mozione, comparsa all’ordine del giorno dell’ultimo Consiglio comunale leccese il 27 aprile scorso, è stata rinviata a data da destinarsi.
E sotto traccia ci sarebbe anche un caso politico ben più grande perché a sottoscrivere la mozione non sono stati solo i consiglieri leghisti (o di area) ma anche quelli di Fratelli d’Italia, che nel Salento fanno riferimento a Raffaele Fitto. Che però si è sempre dichiarato favorevole alle gare: nel 2010, da ministro degli Affari regionali del governo Berlusconi, contribuì a recepire la direttiva Bolkenstein. Anche sulla base di questo solido curriculum europeista è diventato vicepresidente della Commissione Europea, la stessa istituzione che ha sottoposto a procedura d’infrazione l’Italia perché non mette a bando le concessioni demaniali. Potrebbe far finta di niente se contro la direttiva comunitaria nascesse proprio un “caso Lecce”?
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