“Quando ci si opera tre volte al tendine di Achille, non ci si aspetta niente”: il calvario di Derkach, oro europeo
- Postato il 14 agosto 2026
- Sport News
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Non so neanche da quanti anni aspettavo questo momento, lo sognavo di notte“. Ieri sera quando ha vinto la medaglia d’oro agli Europei di Birmingham nel salto triplo, Dariya Derkach quasi non ci credeva. 14.60 la misura che gli ha permesso di conquistare una vittoria contintenale storica. “Quando ci si opera tre volte, non ci si aspetta niente e si cerca di viverla giorno per giorno, sperando di venirne fuori – ha aggiunto la 33enne triplista dell’Aeronautica Militare -. Contenta di avercela fatta e di essere riuscita dopo tanto tempo ad allenarmi senza dolori, perché i tendini da tre o quattro anni mi davano un gran fastidio”.
Un percorso verso successi simili che è iniziato da bambina, seguendo le orme di mamma Oksana, anche lei triplista di discreto livello, e papà Serhij, già atleta delle prove multiple. Sulla pedana dell”Aleksander Stadion’ di Birmingham, Dariya, portacolori dell’Aeronautica Militare, si è regalata e ha regalato all’Italia uno stupendo trionfo nel triplo con il suo nuovo primato personale di 14,60 metri, otto centimetri in più di quello precedente con un vento regolare di 1.9 metri al secondo. L’azzurra, che nel 2025 aveva subito tre interventi ai tendini d’Achille, ha vissuto un momento che resterà indimenticabile per lei e per tutta l’atletica italiana.
All’Europeo all’aperto, mai una triplista italiana aveva trionfato. Si era avvicinata Simona La Mantia, argento nel 2010 a Barcellona e oro l’anno dopo al coperto a Parigi. Pensare che con 14,53 Dariya si era issata al comando della classifica già dopo la prima serie di salti. L’azzurra al terzo salto è ‘decollata‘ oltre i 15 metri ma la battuta è stata nove centimetri oltre l’asse. Argento alla belga Saliyya Guisse con 14,46 (vento +2.4), bronzo alla bulgara Aleksandra Nacheva con 14,40 (+3.4)
“A volte sono uscita dal campo di allenamento piangendo per la felicità di potermi allenare finalmente bene e in questa stagione si era visto qualcosa di positivo già dalle prime gare”, ha spiegato Darya, arrivata nel 2002 in Italia all’età di nove anni con la famiglia prima a Pagani, in provincia di Salerno, e poi stabilitasi a Formia, ha concluso dicendo, “questa forza l’ho trovata dentro di me, dalla voglia di fare, da quella fiamma che arde dentro e che è rimasta accesa, ci ho provato fino all’ultimo salto, sentivo di avere ancora qualcosa, mi era piaciuto il terzo che era molto scorrevole e ho cercato di replicarlo“.
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