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PSG-Bayern: che succede al cervello dei campioni?

  • Postato il 29 aprile 2026
  • Di Focus.it
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PSG-Bayern: che succede al cervello dei campioni?
Il memorabile 5-4 di ieri nella partita di calcio tra Paris Saint Germain (PSG) e Bayern Monaco è un evento che quasi quasi sfida le leggi della probabilità. Prima di questa partita, infatti, un punteggio simile si era visto una sola volta in oltre 30 anni di "moderna" Champions League (l'erede della vecchia Coppa dei Campioni, insomma). In una semifinale, dove la tensione solitamente "chiude" le difese, abbiamo assistito a un'anomalia: un gol ogni 10 minuti. Quando la struttura tattica salta in questo modo, si può provare a cercare la spiegazione (anche) oltre il campo, nei meccanismi di gestione dello stress degli atleti. Il sovraccarico dei processi decisionali (la "decision fatigue") In una partita normale un difensore d'élite si affida a schemi motori e decisionali consolidati. Ma quando il ritmo diventa frenetico e il risultato cambia con questa velocità, il cervello può entrare in uno stato di sovraccarico cognitivo.. Uno studio del 2023 pubblicato su Psychology of Sport and Exercise analizza come la fatica mentale riduca la capacità di inibire le risposte istintive a favore di quelle tattiche. Sotto una pressione estrema il difensore smette di "leggere" la partita e inizia a "reagire" impulsivamente alla palla, commettendo errori di posizionamento che a mente fredda non farebbe mai. Il "momentum" e la sincronizzazione di squadra Se seguite le partite in tv spesso avrete sentito i commentatori parlare di "inerzia" del match, di recente qualcuno usa il termine il termine "momentum". In ogni caso si parla di quello stato in cui un atleta o una squadra sembrano diventati inarrestabili, un cambiamento bidirezionale (cognitivo e affettivo) che modifica la prestazione in base a un evento scatenante, come un gol o una parata decisiva. Dopo il 5-2 del PSG, il Bayern ha segnato due gol in tre minuti. La scienza attribuisce questo fenomeno alla variazione dell'autoefficacia collettiva. Secondo una ricerca del 2021 un evento positivo (come un gol) agisce come un catalizzatore che riduce la percezione dello sforzo, mentre nella squadra che subisce aumenta lo stress fisiologico, rendendo più difficile mantenere coordinazione e comunicazione. Questo non "rompe" il cervello, ma ne limita il focus sull'attenzione: i giocatori tendono a guardare solo la palla, perdendo di vista l'uomo che si inserisce (per esempio come è accaduto sul gol del definitivo 5-4). La curva della prestazione: la Legge di Yerkes-Dodson Situazioni come quelle vissuta in PSG-Bayern Monaco per altro sono coerenti con la dinamica descritta dalla legge di Yerkes-Dodson. Questa stabilisce che la prestazione aumenta con l'eccitazione (arousal), ma solo fino a un punto critico. Oltre quello, la qualità cala drasticamente.. Ieri l'altalena emotiva potrebbe avere spinto l'eccitazione dei giocatori oltre il picco ottimale. In questo stato anche i professionisti possono incappare in quello che la psicologia sportiva e "della prestazione" definiscono "choking under pressure", una sorta di tilt, dove l'eccesso di adrenalina interferisce con la coordinazione fine e la visione periferica. Il risultato è un paradosso: atleti anche straordinari finiscono per commettere errori da dilettanti perché il loro sistema nervoso è entrato in modalità "emergenza". Insomma: il calcio non è un'equazione da risolvere! Il 5-4 di ieri suggerisce dunque che in sport come il calcio la componente umana — con i suoi limiti psicofisiologici — rimane una variabile capace di rendere il gioco imprevedibile. Che il calcio non è un'equazione da far risolvere ai Big Data. Nonostante gli algoritmi cerchino di prevedere ogni variabile (per esempio nel calciomercato), la biologia umana rimane l'incognita suprema. Il match del Parco dei Principi non è stato solo calcio, è stato un esperimento di resistenza del sistema nervoso applicato allo sport di vertice..
Autore
Focus.it

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